Rassegna storica del Risorgimento
STATO PONTIFICIO STORIA 1847-1849; VITERBO STORIA 1847-1849
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1968
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443
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Un triennio del Risorgimento viterbese 443
portone del capitano della cìvica un foglio con figure di guardie con la testa all'ingiù, mentre veniva contemporaneamente divelto e sottratto lo stemma di Pio IX. i)
Echi di avvenimenti più importanti e riferimenti a personalità note, tra le carte del 18-17, sono scarsi; si può citare un dispaccio della polizia di Roma, in data 5 novembre, in cui si avvisa che è stato negato il visto d'ingresso nello Stato pontificio a F. D. Guerrazzi e si ordina ai governatori delle località di frontiera di respingerlo ove si presenti.2)
Molto spesso i rapporti settimanali sono privi d'ogni notizia politica, mostrandosi rassicuranti sullo spirito pubblico, definito tranquillissimo, buonissimo, affezionato al nostro pontificio governo, religioso ed alieno da novità, devotissimo al nostro sovrano.
Abbondavano, invece, sempre e dappertutto i reati comuni, con un numero di assassini, ferimenti e percosse certamente maggiore di quello riscontrabile oggi con una popolazione cresciuta; a parte il diffuso spirito di violenza e inciviltà (ravvisabile nei quotidiani alterchi ed ingiurie tra vicini) l'analisi dei rapporti e delle denunce dimostra una forte incidenza del disagio econo* mico (rapine, grassazioni, furti) e degli urti sociali tra categorie che si contendevano la terra, specialmente tra possidenti e butteri. Ecco, in proposito, un reclamo del comune di Vignanello:
L'insolenza dei butteri di questa terra è pervenuta ad un grado impossibile e da luogo a continue lagnanze di quasi tutti i possidenti. Questi butteri per la maggior parte non hanno un palmo di terreno, eppure i loro buoi sono ben nutriti... Il più delle notti conducono, chi qua in una contrada, chi là nell'altra, i loro armenti a pascere nei grani si nella Campovili che nei ristretti e, oltre il danno che producono, con il pascolo, le loro pedate fanno infossamenti tali che seppelliscono una porzione delle piante e cosi termina la sua vegetazione. Guai al padrone se è vigilante poiché, se non ha testimonianza, come il più delle "volte accade, è minacciata la sua vita, se parla, ed è messo in un bivio o di uccidere o di essere ucciso ; se poi con diligenza si è procurato le prove, e mediante queste sono accusati, quelli furibondi irragionevoli tagliano viti, piantoni di olivo, melo, ecc., di chi li accusa .8)
Altra estesa piaga era l'accattonaggio con frequenti spostamenti di persone per le campagne o da un comune all'altro, chiamate vagabondi, ed una violenta forma di distrazione e sfogo popolare erano le giostre di bestie (vacche, bufali) in occasione di feste paesane, con incidenti e ferimenti ogni volta. Si moltiplicavano contro tali giostre i divieti, che venivano, però, sempre elusi per placare la minacciosa protesta della folla; e l'eccezione per ogni luogo costituiva naturalmente il precedente di cui si valevano le autorità comunali di altri paesi per raccomandare l'indulgenza a quelle centrali, di Viterbo e di Roma, e stornare da sé l'ira dei propri amministrati: una catena di queste forzate autorizzazioni ai ebbe nell'estate ed autunno del 1848.4)
1) Biuta 14, fase. 1219.
3) Direzione generale di polizia .Roma sez. I, n. 2517, 5 novembre 1847, Busta 24, fase. 1219.
*) Busta 17, titolo 2, rubrica 9, fase. 1245.
*) Busta 21, fase. 1263. Le feste con giostre pericolose furono specialmente quelle di San Rocco a Bagnala (27 agosto), di Sant'Egidio a Orto (2 settembre), della Santa protettrice a Sutri (lo settembre), di Sont'Eutizio a Soriano, di Santa Rosa a Viterbo.