Rassegna storica del Risorgimento
STATO PONTIFICIO STORIA 1847-1849; VITERBO STORIA 1847-1849
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1968
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447
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Un triennio del Risorgimento viterbese 447
morte ai preti. Non più si tardi! -> > e il 6 febbraio a Viterbo, nella parrocchia di San Faustino, un ex frate, Filippo Prada. tenne un comizio socialisteggiante davanti a circa trecento persone. 3)
Col mutamento del regime (il 9 febbraio fa proclamata la repubblica), abbandonò il suo ufficio e lasciò Viterbo il direttore della polizia Giuseppe Da* sti, *) ed avvenne naturalmente qualche sostituzione al vertice; ma, per il resto, il regime repubblicano lascio inalterati i ruoli dei dipendenti civili dello Stato, in ogni amministrazione, purché facessero formale atto di adesione (decreto del 18 febbraio). Bisognava sottoscrìvere questa formula: Dichiaro di aderire alla Repubblica romana, proclamata dall'assemblea costituente, e prometto di servirla fedelmente per il bene della Patria comune, l'Italia .
D provvedimento, parecchio discusso,4) da una parte stabilizzò la situazione evitando epurazioni ed interessate sostituzioni in posti di lavoro e di comando, dall'altra poneva repentinamente funzionari e dipendenti statali in grave alternativa di coscienza, inducendo i tiepidi e i contrari a nascondere le loro convinzioni, ad incorrere in pene non meritate all'eventuale restaurazione o a perdere i loro mezzi di sussistenza. Ed invero molte pressioni furono esercitate nella raccolta delle adesioni, talora con una burocratica solerzia che andava al di là delle stesse istruzioni governative6) e che dispiace nella generosa democrazia del *49. Mentre, ad esempio, in data 12 marzo il ministero dell'interno dava istruzione di esonerare i pensionati dall'atto di adesione, ) un ex carabiniere di Vignanello, Cesare Levilla, si vede negare la pensione di quel mese perché non aveva aderito. Avendo l'interessato ricorso legalmente, giunse al priore di Vignanello la placida risposta del preside Caramelli: Farete tenere a codesto carabiniere giubilato Cesare Levilla l'acclusa dichiarazione di adesione onde servir gli possa per la percezione 'del suo assegno .7)
La maggioranza degli impiegati aderì, anche tra i giudici, negli uffici di polizia e tra gli addetti alla custodia del forte di Civita Castellana. Qualcuno,
1) Busta 41, fase. 1792.
2) Polizia Viterbo, n. 34, al ministro dell'interno, Roma. Busta 34.
a) Lo ei apprende da una lettera dello stesso Dastà, hi data 1 ottobre 1849 (Busta 25, fase- 1307), in cui dice dì non saper nulla delle còse qui accadute in tempo della compressa ultima risoluzione, essendosi ritirato dall'ufficio in febbraio e andato via dalla provincia di Viterbo.
*) Per differenti motivi si opposero al provvedimento i deputati Gabussi, Erco-lani. Salvatori, Audinot, Agostini ed altri, di parte moderata e di parte democratica. 11 Gabussi non volevo una richiesta d'adesione incondizionata a quegli stessi impiegati che fino a poco prima erano stati persecutori dei patrioti (v. E. Di NOLFO, op. cÌL, D. 320).
8) Ricordo, a proposito di istruzioni governative, una lettera di Aurelio Saffi al preside di Viterbo (Roma, 9 marzo 1849, 50426, collocata nella busta 16 della delegazione di Viterbo), che dispiace in nn ponto per il tono un poco retorico ed ipocrita: lì dove dice che itn governo repubblicano ha in sé tanta virtù da esser generoso e da poter perciò concedere il pagamento del mese in corso agli impiegati che non avessero aderito.
*> V. sutjpsiva lettera di Saffi de) 12 marzo 1849 (Ministero dui l'Interno, n. 50899, in busta 16 nella delegazione di Viterbo).
7) V. incartamento relativo Jn Busta 16 della delegazione di Viterbo, pratica Adesioni alla Repubblica romana.