Rassegna storica del Risorgimento

STATO PONTIFICIO STORIA 1847-1849; VITERBO STORIA 1847-1849
anno <1968>   pagina <452>
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Bruno Di Poeto
sono ed anche qualche secolare.') Spirito pubblico sempre al solito ed ora ohe la Repubblica è minacciala l'infinita caterva dei contrari rialza orgogliosa il capo. Si tengono sorvegliati I principali, ma è tale il numero dei cattivi che troppo vi sarebbe da fare .s)
Si ricorda che Fattuale governo nulla può calcolare da questa popola* zione... Se il governo non rialza lo spirito dei timidi, i contrari, che costituì' scono la maggioranza della popolazione, soperchieranno i pochissimi (sottoli­neato) liberali che qui sono . 8 Spirito pubblico in generale aristocratico, molti indifferenti e pochissimi buoni.4)
Eppure risulta dai registri della delegazione pontificia, compilati dopo la restaurazione5) che i repubblicani in Orte non erano pochissimi. Ne sono in­fatti schedati un centinaio, evidentemente i più attivi, e si trattava di gente che avrebbe dato ancora filo da torcere al restaurato governo papale. Evidentemente la presenza di molto nero rendeva tale anche l'umore delle autorità, che fini vano, nel loro pessimistico zelo, col non veder più quel pò* di roseo intorno a loro. Si potrebbe avanzar l'ipotesi, invero marginale ed un poco maligna, di una sorta di disfattismo nelle autorità orlane. Fatto sta che al quesito circa le misure adottate esse rispondevano che procuravano di suscitare un poco di energia ma che eran gocce battenti sullo scoglio. ) Quivi si formò pure una banda di in­sorgenti, composta di dodici elementi dalle strane divise e comandate da un tale Domenico Trucchi, ma non sembra che abbia operato qualche concreto atto di rivolta.1')
All'opposizione di principio dei nemici della repubblica si aggiunse qua e là il brontolio dei delusi e degli scontenti, che attendevano dal nuovo regime risultati maggiori o chimerici, facili al violento giudizio moralistico, come quel l'avvocato Stefano Camilli, il quale andava dicendo in Viterbo di esser sì favo-revole alla repubblica ma non a quella attuale, composta di ladri ed assassini.s)
Tale particolareggiata analisi del dissenso reazionario nel 1849 non deve tuttavia indurre a ritenere del tutto impopolare o scarsamente vitale la Repub­blica romana nel Viterbese. Essa può anzi dimostrare pure la vigilanza e la diligenza delle autorità repubblicane, che seppero appurare realisticamente in ogni luogo l'entità del nemico. Nella maggior parte della provincia questa en­tità non fu poi eccessiva, mancò del sostegno che le avrebbe potuto dare una vasta insorgenza popolare di tipo sanfedista e fu controbilanciata non solo dalla complessiva tranquillità di molte zone, ma dall'attivo consenso di una consi­derevole parte della classe media, comprendente pnnte verso l'alto, costituite dai maggiori possidenti, e verso i ceti umili, dovute alla partecipazione degli artigiani.
In alcune località il consenso si espresse in forme organizzate; per esem­pio, a Canino, sufficientemente caratterizzata in senso democratico e risorgi-
*) Busto 27, tose. 1476. Rapporto da Orte 28-31 marzo 1849.
**) Ibidem. Rapporto 5-12 maggio.
*) Basta 27, fase 1466. Rapporto da Orte del 1*7 aprile 1849.
*) Ibidem. Rapporto del 28 aprQe-5 maggio
B) Registro dei compromessi. Busta 16 della delegazione di Viterbo.
*) Busta 27, fase 1466, rapporto da Orte del 28 aprile-5 maggio.
1) Busta 34, fase. 1/16. La banda del Trucchi invase, tra l'altro, una proprietà dei principi' Borghese in Bomarxo, gettando sussi contro la finestra del custode: accadde nella notte del 17 giugno.
s) Busta 34, faec. 1/16. N. 1104, 21 moggio 1849.