Rassegna storica del Risorgimento
STATO PONTIFICIO STORIA 1847-1849; VITERBO STORIA 1847-1849
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1968
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453
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Un triennio del Risorgimento viterbese 458
mentale dalla presenza del Bonaparte, sorse un Circolo popolare castrense con una cinquantina di soci, presieduto da Costantino De Andreis, autore di uno scritto intitolato appunto Assemblea castrense. *)
Si deve certo ammettere che nel complesso i sostenitori fossero una minoranza, tuttavia ingente, come dimostrano i registri della delegazione pontificia con la schedatura analitica di un migliaio di compromessi, escluso il capoluogo.
L'adesione attiva ad un regime che si aveva ragione di ritenere effimero non poteva naturalmente esser dimostrata da tutti i simpatizzanti, che dovevano verosìmilmente esser parecchie migliaia, non meno comunque dei reazionari. Né le autorità pontificie potevan schedar troppe persone, non volendo ammettere l'esistenza d'una forte opposizione popolare e preferendo tener nota dei soggetti più pericolosi.
Forte peso nelle motivazioni individuali a lato del nominativo di ciascun compromesso ha l'anticlericalismo, che rappresentò in tutto lo Stato pontificio, per reazione ad un secolare malgoverno teocratico, nna delle spinte e delle suggestioni più vistose all'opposizione liberale e democratica, come poi a quella anarchica e socialista.
Contrassegnando, sia pure in modi negativi e polemici, l'emancipazione mentale e culturale delle popolazioni dall'unica cultura dominante, l'anticlericalismo era naturalmente più diffuso nella classe media.
Se esso, comprensibilmente, colpiva l'attenzione e la sensibilità delle auto* rità papali, v'erano però anche altre motivazioni di fondo, meno delucidate perché meno moralmente reprensibili: il patriottismo italiano, lo spirito moderno e progressista, il desiderio di un dinamismo economico, sociale, tecnico, scientifico, inceppato in ogni modo dalle istituzioni e leggi pontificie.
La borghesia viterbese risentiva della presenza degli enti ecclesiastici, veramente massiccia nella zona, con le loro antiquate bardature giuridico-economiche e la fondamentale staticità che arrecavano. Ora la repubblica le giovò, abolendo i vincoli fedecommissari ed offrendole occasioni di profitto con la secolarizzazione e la vendita delle mammone ecclesiastiche; giovò inoltre, in certi casi, l'abolizione della pena carceraria per i debiti di commercio 2) e piacque a qualche settore del mondo degli affari o a consumatori informati il trionfo del libero scambio, lungamente invocato.8) Questo danneggiò tuttavia le industrie protette dalle vecchie tariffe daziarie, tra le quali erano le imprese viterbesi del ferro: *) il loro reclamo fu udito dalla commissione di finanza dell'assemblea costituente* ma il ministro delle finanze volle infine agire di sua iniziativa, procedendo il 5 maggio 1849 all'abolizione delle tariffe.
Tra i ceti popolari i consensi devono esser stati minori che tra il proletariato romano, più avvantaggiato dalla politica di lavori pubblici, dalla spoliazione dei beni ecclesiastici, dalle forme di assistenza e in genere dalla vici
*) Registro dei compromessi. Canino. Basta 16 della delegazione.
?) D. DEMARCO, op. di., p. 296.
3) Nonostante lo riduzioni daziarie degli Rimi limitrofi, in quello pontificio si era conservata la proibitiva tariffe del 28 aprilo 1830, rendendo difficili importazioni ed esportazioni. Tra le voci che si erano levate contro il dominante orientamento protezionistico ri deve ricordare il rapporto del patrizio pesarese Giovanni Zanucchi, ispettore delTomministrazIone dei tabacchi, al papa Leone XII nel 1826 (Biblioteca Valli* emiliana di Romaf miscellanea Falzacappo Z 24). Ne parla R. Colapietra in Lo Chiesa tra LamenmUs e Mettermeli, Brescia, 1968.
*) D. DEMARCO, op. cit., p. 281.