Rassegna storica del Risorgimento

STATO PONTIFICIO STORIA 1847-1849; VITERBO STORIA 1847-1849
anno <1968>   pagina <454>
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Bruno Di Porto
nanza dèi centri di potere. Si mantennero tuttavia in una quieta indiffe­renza con qualche segno di soddisfazione; concorre alla quiete la rinuncia della repubblica ad adottare la coscrizione obbligatoria, sempre invisa alle popolazioni rurali, e alla soddisfazione popolare la diminuzione del prezzo del sale, l'impostazione della riforma agraria, varata coi decreti del 15 e del 27 aprile e l'abolizione della tassa sul macinato. *) La plebe agricola fu invece paco avvantaggiata o addirittura danneggiata dalla fine delle servitù civiebe, essendo l'affrancazione possibile solo ai contadini agiati e ai borghesi possessori di terre; venivano anzi meno, con tale disposizione, dei secolari diritti collettivi dei lavoratori della terra.2)
Non mancò una relativa partecipazione dell'aristocrazia, invero minore che nel precedente periodo riformistico sotto Pio IX ed esplicata più che altro in funzione moderata.
Nel complesso vale per il Viterbese, come in generale per lo Stato romano, il giudizio di una sufficiente stabilità interna della repubblica, che cadde per l'attacco di superiori forze esterne.8')
Giovò probabilmente, sul piano locale, a questa stabilità, l'inserimento in posti di responsabilità di elementi moderati, che s'interposero, sia pure ritar­dando i più significativi rinnovamenti, tra l'indifferenza tendenzialmente ostile di larghi settori e i gruppi democratici d'avanguardia.
Nel consiglio comunale di Viterbo, prevalse, infatti, forse per il diverso sistema di elezioni delle amministrazioni locali rispetto a quello tenuto per la Costituente, una classe dirigente liberale moderata, rappresentante essen­zialmente le classi superiori, la quale, adducendo la mancanza di mezzi e muni­zioni, rifiutò di procedere all'armamento in massa dei cittadini, propugnato dal circolo popolare.4)
Anche l'espropriazione e l'incameramento dei beni ecclesiastici, decretati dall'assemblea romana il 21 febbraio, procedettero a rilento, tra grandi diffi­coltà, che indussero alle dimissioni il preside Caramelli. Prese il suo posto, il 17 aprile, l'energico Pier Paolo Ricci, proveniente da Orvieto, dove aveva fatto arrestare il vescovo.s)
1) Il decreto del Consiglio dei deputati 24 agosto 1848 aveva ordinato la soppres­sione del dazio sul macinato a datare dalla fine del 1849, ma il governo democratico non volle rimandarne l'esecuzione fino a quel tempo e col decreto del 9 gennaio 1849 abolì il pagamento del dazio in tutto lo Stato, esclusi Roma e il territorio circo­stante a partire dal 15 gennaio. V. D. DEMARCO, op. cit., p. 35. Ved. anche A. M. GHI-SALBEBTI, Roma da Mazzini a Pio IX, Milano, 1958, p. 27 e ss., e 271.
2) Ibidem, p. 301.
*) V. 6. CÀITOELORO, Storia dell'Italia moderna, UE voi., Milano, 1960, p. 435: La democrazia romana cadde per l'urto di forze straniere e non per una reazione interna come quella toscana .
*) 6. Sir.MìiiHi.f.i, op. cit., pp. 490491.
Secondo un decreto emanato in gennaio dalla Commissione provvisoria di governo U suffragio nello elezioni municipali era tuttora limitato, non ammettendosi al voto i mezzadri non possidenti, i lavoratori giornalieri e gli accattoni; la metà dei consi­glieri doveva esser comunque sceka tra i possidenti (D. DEMARCO, op. cit., p. 300).
*) Molto stimalo per l'energia e la fede repubblicana, il Ricci fu indicato a Saffi dal deputato Agostini come l'uomo adatto per esercitare la carica di Preside nella difficile giurisdizione di Civitavecchia, al posto del Mannucci. V. G. BECHELM, Repubblica romana del 1849, Torino, 1873, voL li, p. 132; 6. SICNOREU.1, op. cit.., PP. 492, 572.