Rassegna storica del Risorgimento

STATO PONTIFICIO STORIA 1847-1849; VITERBO STORIA 1847-1849
anno <1968>   pagina <455>
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Un triennio del Risorgimento viterbese 455
Una settimana dopo avvenne lo sbarco francese a Civitavecchia, che, se­gnando una grave minaccia, galvanizzò lo spirito patriottico della provincia*
In seguilo ad un energico indirizzo del circolo popolare,T) la rappresen­tanza comunale deliberò la creazione di un fondo per le spese di armamento, cui il gonfaloniere contribuì con cento scudi e gli anziani con. cinquanta ciascuno.
Circa un centinaio di volontari accorse in Roma a combattere, seguendo il colonnello Giacomo Lomellino, ed alcuni si fecero notare nella battaglia del 30 aprile.
À questo apprezzabile slancio patriottico fa riscontro, però, un'altra impo­sizione di adesioni e di firme alla protesta contro l'invasione francese, che avrebbe dovuto, mi sembra, esser lasciata libera e spontanea, mentre venne richiesta ad amministratori e dipendenti pubblici con burocratica e noiosa insistenza. Qualcuno, che aveva prestato la promessa di fedeltà alla repubblica, come nuovo Stato legittimo, non si sentì di ripetere il cedimento ad un'autorità non riconosciuta nell'intimo e preferì dimettersi; così fecero, ad esempio, il gonfaloniere e gli anziani del municipio di Bolsena. *)
Frattanto il 4 maggio il ministero dell'interno chiese al preside Ricci di invitare i produttori e possessori di polveri da sparo e loro ingredienti (nitro, zolfo, ecc.) ad inviarli prontamente in Roma. D preside rispose, il giorno successivo, che la città aveva già mandato materiali da sparo coi suoi volontari e ne era ora quasi assolutamente sprovvista; l'unico magazzino fornito di dosi rilevanti (826 libbre) di proprietà di Vincenzo Celestini, doveva tener le poi* veri a disposizione della difesa cittadina, temendosi un attacco francese da Monte Romano.8)
Qualche preoccupazione venne pure dal confine toscano: il 30 aprile quel governo4) stanziò alla Torricella, di fronte alla dogana di Ponte Centeno un distaccamento di cinquanta uomini della Guardia nazionale e fece intraprender lavori di osservazione e scandagli amento del terreno col presumibile scopo di piazzarvi pezzi d'artiglieria.
Un moderato toscano, Luigi Gunucci, amico personale del vicino governa­tore di Acquapendente, L, Fontana, gli scrisse una lettera spiengadogli il signi ficato delle manovre, che in realtà tendevano ad isolare la Repubblica romana e ad impedire sconfinamenti dei suoi combattenti:
<Te ne prevengo affinché non ti comparisca contraddittorio nei miei principii. Io sono per l'ordine e per la legalità, come credo che Barai tu e tutti i buoni pensatori; mi presto volentieri perché nel gran sfacelo delle cose ci resti intatta la costituzione e le altre franchigie concesse, lo che forse non sarebbe Quando quest'ordine non fosse conservato e l'Austria cogliesse il destro da lei agognato d'intervenire. Non dubito ma-
ì) 6. SICMOOELU, op. ciu, p. 492.
2) Busta 16 della delegazione, pratica delle adesioni alla Repubblica romana.
*) Busta 33, fase. 1763. Ministero dell'interno, 56183, 4 maggio 1849. Acclusa risposta del preside in data 5 maggio.
4) Prima di venire a Bontà, Mazzini si ero trattenuto in Toscana, sperando di abbattere la dogana tra i due Stati e di unificar gli eserciti, ma l'incerta politica e l'ambizione di Guerrazzi ostacolarono la sua politica nuiinrJa, finché in aprile crollò la democrazia toscana e al principio di maggio si ebbe l'intervento austriaco, appunto temuto dal Gunucci; quando questi scrivevo (28 aprile) le truppe del D'Aspre si erano già messe in movimento dai confini estensi.