Rassegna storica del Risorgimento
PERUGIA STORIA 1859
anno
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1968
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Sullo stragi d/ Perugia
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mezzogiorno noi eravamo sotto le mora di Perugia; l'attacco cominciò immedia* temente, l'artiglieria non osava tirare, abbiamo allora fatto venire dei nostri soldati per condurre i pezzi. I nostri volteggiatori impazienti e furiosi contro l'artiglieria erpicaronsi all'assalto dei frontoni, ove erano sventolanti una grande bandiera tricolore con altre cinque o sei più piccole: dopo pochi minuti questi diavoli di volteggiatori erano di già nel frontone; il sergente maggiore Grand* Jean in mezzo ad una grandine di palle toglieva la bandiera tricolore; due minuti dopo l'aiutante Bovon piantava la bandiera del S. Padre sulle mura di Perugia, e chiamava cosi tatto il Reggimento all'assalto, io mi sono trovato sempre alla testa della colonna, e mi sono erpicato coi miei soldati, comandando col mio entusiasmo anch'io l'assalto e dando insieme l'assoluzione a quei che cadevano al mio fianco, l'artiglieria incoraggiata dalla nostra vittoria cominciò a battere le barricate, dopo un combattimento di circa tre quarti d'ora noi eravamo padroni della Porta dei Frontone e andavamo a dirigersi sopra l'ingresso della città, propriamente detta, quando fummo assaliti da una nuova grandine di palle, che ci venivano dal convento di S. Pietro, ch'io credo sia un convento di religiosi rocchettini. Millecinqnento nemici erano barricati in questo Convento: i nostri soldati si lanciano all'assalto del Convento prendendo alla baionetta tutte le camere le une dopo le altre, io sono entrato al Convento il sangue vi scorreva a torrenti, i morti erano distesi in ogni parte; noi dovemmo in queBto modo prendere tutte le case fino alla Porta S. Pietro. I nostri soldati massacra* vano tutto ciò che trovavano in queste case: le barricate della seconda porta furono tolte anche all'assalto, e di casa in casa giungemmo alla Fortezza ove giunti i nostri per un'ora, quasi, gridarono Viva U Santo Padre, e non la finivano mai di gridare così. La Città si rese allora a discrezione, Perugia era nostra, il combattimento durò più ore, accanito. Noi avevamo a fare con cinque o seimila uomini condotti da un generale piemontese venuto dalla Toscana con un buon contingente di suoi soldati, fra i morti restati sul campo di battaglia noi abbiamo trovato un buon numero di Toscani. Questa bella vittoria ci è costata un capitano morto, M. Ab* Iberg, e una quindicina di soldati morti, due ufficiali gravemente feriti, il capitano Britschghe, e il tenente Crusen, più altri ufficiali leggermente feriti, noi abbiamo all'ospedale trentacinque feriti de* quali il maggior numero gravemente, e nei quartieri un buon numero di conlueionali e leggermente feriti. Io ho ricevuto sul mio soprabito una delle prime palle, giacché sono stato sempre alla testa della colonna di attacco. La nostra truppa è stata di un valore sorprendente: erano tigri, non si potevano frenare, tanta era la testarda e cocciuta resistenza dei nemici, che li aveva esasperati. Si dirà che noi siam barbari, ma si dovrà riconoscere che il S. Padre ha un reggimento che si pnò misurare col primo reggimento del mondo... l)
Io sono sorpreso dalle poche perdite nostre in una azione di qualche ora con due barricate distrutte e coll'esserci impadroniti palmo a palmo della strada e delle case da porta S. Pietro fino al Forte; in tutte queste case ninna ve n'ha senza un segno di guerra, cinque case a fnoco, insomma è una città presa d'assalto. Non saprei darvi precisamente il numero dei morti fra i nemici, dirò solo che fu una strage, ossia un macello. Per essi perder Perugia era perdere la rivoluzione, per noi prender Perugia era un segno di fedeltà alla S. Sede: noi volevamo prenderla o seppellirci tutti sotto le sue rovine. Ho faticato molto non lo dissimulo e da molto tempo ho desiderato una circostanza simile: fui al
*) La lacuna è nella copia.