Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1968>   pagina <469>
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Libri e periodici
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cono it al inno del 1796-99, sia per lo scritto in sé, sia pel modo in cui esso è preparato e condotto.
La prima e più grossa manchevolezza sembra quella di non uvere ricordato, ad onta dell'esplicito cenno del Codignota (Giansenisti liguri, imrodnz., pp. CXXI-CXXIII fra i giornali dell'epoca // censore italiano, foglio di punta che io ho tenuto a lungo pre­sente per le vicende specifiche del Giansenismo (Riflessi politici cit.. pp. 197 e segg.) e che anche per la storia generale del movimento non è di scarsa importanza. E come tacere e non sottolineare fortemente l'ardore profetico col quale è prevista e augurata, a un certo punto, come assoluta necessità politica, l'esigenza che tutte le repubbliche in tutta la penisola, si uniscano e costituiscano una sola Repubblica ita* liana (Riflessi politici cit.. p. 206)? E non valeva anche la pena di spendere qualche parola sulle tante lettere pastorali imposte nelle diocesi ai vescovi del luogo, per istruire i fedeli sulle sciagure della tirannide, sui vantaggi della democrazia e sulla perfetta coincidenza fra democrazia e Vangelo? Ed è possibile, a tal proposito, appli­care principi uniformi? E quale interpretazione benevola potrà essere interposta per colmare la distanza tra la stravaganza di quei parroci rivoluzionari della Cisalpina per cui il paralitico sarebbe il popolo della Lombardia paralizzato dal tiranno e la fede che, sempre nell'Evangelo di S. Marco, merita i favorì del Cielo e quella dei patriot ti , di fronte alla mitezza della interpretazione del Vescovo di Noli e dei missionari della repubblica di Genova? E, tornando al Censore, come non ve­dere la superiorità ch'esso dispiega, per la ricchezza, la poziorità e, la molteplicità degli argomenti? Ed anche per ciò che riguarda la vita e le vicende dei Circoli costi­tuzionali, come potrebbe giungersi a conclusioni soddisfacenti ammassando quelli, per esempio, di Genova con quelli d'altro luogo, e come potrebbe, a proposito di pastorali e a proposito della politica ecclesiastica in genere, raffrontarsi il contegno del vescovo di Noli col contegno burbanzoso del teologo di corte F. Conforti, facile censore del vecchio arcivescovo Zurlo di fronte al quale tenne il contegno dì un aguzzino? Ragion di Stato? Scusa propizia per ogni ribalderia.
Il De Felice insiste giustamente sull'efficacia di maestri come Caldi, Bocalosi, Russo ecc., ma senza penetrare i motivi del dissidio fra costoro e la massa, il divario esistente fra la propaganda giacobina e i suggerimenti del culto cattolico. Donde il conflitto e l'inconciliabilità. Indugia soprattutto sui morivi economici, potenti davvero ma non tali da render ragione intera del movimento. Il quale, del resto, presenta arti­colazioni, tendenze o moventi diversi man mano che si sposta da una regione all'altra della penisola. Sempre, conscio od inconscio, riverente al pensiero della Repubblica madre (culto della ragione, deismo robesperriano, culto filofilantropico).
A proposito dei missionari ecclesiastici organizzati nella repubblica ligure, De Felice scrive:
< A parte questo., i tentativi più significativi ci sembrano essere stati due, quello ligure dei missionari nazionali quasi certamente organizzati dal Degola e quello - nelle intenzioni del suo promotore, il Giovannetti, forse più ambizioso dei cir­coli ambulanti , nel Bolognese... (p. 159 e 8.). Ma è facile sedare il dubbio col ricorso ad altri documenti. La proposta del Degola fu anche accolta, sebbene a denti stretti, dal vescovo Lercari, che per altro, non era in condizione di potere opporre rifiuto. E se il De Felice si fosse deciso a consultare un altro periodico, al quale in* vece, non fa il minimo cenno, gli Annali politico-ecclesiastici, avrebbe anche avuto esatta notizia, della modestissima quantità di frutti raccolti dalle missioni . E senso forse e chiaramente sarebbe emersa la differenza fra il tentativo esperimentato a Gè* nova e del resto ancorato al gruppo del Giansenismo ligure, e quello chiuso nel Bolo­gnese. Osservazioni analoghe potrebbero aggiungersi sui Circoli costituzionali, là dove furono costituiti perché non in tutti trovarono fortuna o sfortuna, e non sempre tro­varono la stessa accoglienza. Di quelli di Genova e degli altri il Censore diceva che facevano la marcia del gambero, ma l'invito per l'inaugurazione non era il più adatto per richiamare l'attenzione e la frequenza dei Cittadini. Vi saranno le bande militar], ballo civico espressivo della prima liberta, discorso di introduzione recitato dal cittadino Scrìbani delle Scuole Pie, si terranno conferenze adatte a sbandire per