Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1968>   pagina <470>
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Libri e periodici
sempre la tirannia, la religione falsa dei preti e a richiamare il coraggio e ratte quelle virtù che conducono alla permanente felicità e al civico zelo. Furono invitati, per l'adempimento di uno stesso dovere, l'arcivescovo e i parroci. L'arcivescovo si scuso alla meglio per l'assenza. Ma il Circolo non poteva sfuggire alla vigilanza della Fran­cia. A. segno che quando lo credette più opportuno l'ambasciatore Bellevillc ne ordinò la soppressione. I disordini (a porte l'ingenua pretesa di costringere ad assistere lo stesso capo della religione dei preti) erano per altro inevitabili*
I circoli campavano dunque, tra queste e altre difficoltà e non avrebbero potuto costituirsi in altre repubbliche come a Napoli dove più intenso si manifestava il cozzo fra il culto cattolico fra quello dei giacobini più autentici, o quello fra i giacobini intellettuali (Lomonaco, Russo, ecc.) che descrivevano l'Italia come il < centro della superstizione> e il cattolicesimo come <il più esecrando dei culti.
Come riconosce lo stesso De Felice, le repubbliche oscillavano fra le illusioni e le disillusioni. E più grande dovette essere quella subita dalle masse della repubblica, napoletana, dove per tanto discutere, lo legge proposta e sostenuta da un forte gruppo, dovette infine rimanere lettera motta.
Per quanto concerne il finanziamento della Repubblica madre a favore di gia­cobini da creare o coltivare, ci saremmo aspettati da uno studioso della levatura del De Felice qualcosa di nuovo. Ma inutilmente perché i suoi orizzonti risultano molto limitati. Se si fosse spinto oltre lo stretto avrebbe scoperto che tali somme non erano di poco conto se solo a Palermo poteva disporre di una forte somma destinata alla bisogna della Repubblica madre col privilegio dell'esenzione da qualsiasi rendiconto (LA MANTIA, La rivoluzione francese e gli emissari in Sicilia, Palermo, 1931).
Com'è noto, sin dalla fine del secolo XV111 si nota una forte tendenza verso l'unità d'insegnamento tanto laico quanto ecclesiastico. Per i giacobini il problema era risolto. Creare l'uomo repubblicano. Il De Felice segue fedelmente la sua guida, Cantimori, ottima guida. Ma nessuno è infallibile. A Napoli, nel corso delle discus­sioni per hi costituzione della Repubblica partenopea, M. Pagano, era, in un certo senso, antigiacobino, perché, a porte le critiche appuntate contro il modello preferito dalla Francia, e come ha dimostrato il Solari (L'attività legislativa di M. Pagano nel governo repubblicano del 1797 a Napoli, Torino 1934) ha negato l'esclusiva compe­tenza dello Stato nelllstrnire ed educare le nuove generazioni. Posizione contraria a quella del Russo e di tanti altri.
È noto che per la propaganda era anche diffusa un'apposita catechesi che non si sa quale utilità potesse avere per le masse analfabete. Ma sarebbe stato il caso di ri­cordare sopra ogni altro, quello del vescovo Mons. Natale, vuoi per la posizione emi­nente dell'autore, vuoi per la devozione sincera alla nuova repubblica raccomandata ai fedeli per un complesso di ragioni al cui centro sta la supremazia della legge. Ma come conciliare il tripudio di tanti spretati che danzavano attorno all'albero della libertà con lo spirito mitissimo del Natole? Il cozzo era inevitabile e minava la Partenopea.
Alla reazione promossa nel breve periodo il De Felice dedica un'accurata disa­mina. Ma ciò che più importa è il complesso del lavoro, vero e vivo omaggio alla memoria del Cantimori
CARMELO CAKISTIA
II riformismo settecentesco Ut Sardegna a cura di LUIGI BULFEHETTI ; Cagliari, Editrice Sarda Foasalaro, 1966, in 8, pp. XI-382. L. 5.000.
Una breve ed involontariamente tarda segnalazione per un'opera che si racco* manda, più che per il pregio intrinseco delle relazioni inedite di Piemontesi in essa integralmente pubblicate, per l'onestà e l'Interesse della presentazione redazionale, nonché per le fervide e dotte pagine introduttive del Bulferetti. Raramente accade infatti che, da porte di circoli politicamente responsabili a livello di governo, prò* spettive storiografiche vengano delineate così concretamente e lucidamente, e soprat­tutto senza enfasi, senza stamburate apologetiche e recriminutorie, come in questo