Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
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1968
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Libri e periodici
interessanti, rappresentano la prosa che succede all'epopea, e perciò allo scrittore non preme se non soffermarmi distrattamente, per riattaccarsi, semmai, al Sessantasei, dove l'epopea riprende, sia pure in tono minore. Ove a ciò s'aggiunga la missione pedagogica che l'A. assegna più. volte, quasi con insistenza, al giornalismo (e vi è qui l'aggancio con una letteratura paternalistica lombarda di vecchia data, che dal Green* iìold in poi è stata abbondantemente sviscerata) si comprenderà come egli consideri, e non possa non considerare, la fecondità patriottica esemplare della sua propria individualità esaurita con la Uberto monarchica d'Italia, quasi la morale della favoni sottintesa bonariamente a tutta la narrazione. Senonché (e questa precisazione è di gran momento) se l'oleografia risorgimentale soffoca spesso di fronde e svolazzi tale, narrazione, non vi riesce al punto da occultare quel che nell'A. vi è di genuino e d'inconfondibile, e cioè il giornalista autentico, di razza, che conosce benissimo il suo mestiere, sa metterlo a frutto, sa impostarne ed elaborarne le prospettive in un quadro nell'assieme molto moderato, che costituisce il pregio maggiore di questo volume, contributo dunque alla storia del giornalismo come tale, come nascita e coscienza del quarto potere , assai più. che non a quella risorgimentale in senso stretto (sic vos non vobis si potrebbe, con lenocinlo letterario ottocentesco, ripetere all'Ai che forse aveva in mente tutto l'opposto, vergando queste pagine: ma tanfo: noi lettori moderni vediamo in Ini il giornalista più che il patriota, e come tale siamo disposti ad attribuirgli tutta l'attenzione che merita).
Vediamolo allora, questo giornalista nato e consorte ante litteram, dopo le prime favolose evocazioni paesane, il soggiorno padovano, il vagheggiamento d'un istituto di educazione tecnica per i giovinetti figli dei possidenti di campagna intorno al nucleo rassicurante della sua casa paterna, vediamolo a Trieste a contatto con un personaggio ragguardevole come il conte Stadion, nella prima esperienza dell'Osservatore, notevole per l'immediata ampiezza europea dell'informazione, l'abilità dello sfruttamento di essa a fine di propaganda liberale, la cura alle cose tedesche su quella prospettiva commerciale e doganale che, ravvivata dalla luce del dottrinarismo inglese, del parlamentarismo francese e del liberalismo militante spagnolo, rappresenta il più concreto ubi consistavi delle correnti moderate prequarantottesche, ben al di là delle infatuazioni neo guelfa o albertista, sulle quali non a caso l'A. mostra un'avveduta freddezza. Tommaseo da un lato, De Bruck dall'altro (una presenza fuggevole non priva d'importanza è quella del principe di Canino) sono i protagonisti di quest'atmosfera esemplarmente triestina, operosa, concreta, che l'A. coglie benissimo nella sua particolarità di grogiuolo di libertà nazionale e interessi economici, talché il passaggio a Venezia, il venire in primo piano della epopea (pur sentita e resa con toccante commozione) segna in certa guisa una frattura, un salto di qualità rispetto all'ambiente triestino. Annessione militare al Piemonte, questa la Linea subito assunta dull'A., ed Integrata in seguito, altrettanto realisticamente, da un pessimismo lucido sulla sorte dell'insurrezione lasciata a sé stessa, pessimismo costruttivo, peraltro, che prepara l'avvenire con le inchieste agricole* lo studio delle condizioni economiche del Friuli, una tematica tipicamente jaciniana, che culmina nel tentativo di istituzione d'una cassa di risparmio ad Udine e nella segreteria dell'associazione agraria. L'espatrio dopo ViUairanea, in conclusione, e la direzione della Perseveranza vengono logicamente al termine d'una preparazione analoga a quella che s'era sviluppata oltre Mincio tra le file moderate, non senza la suggestione, operante e potente anche sul Nostro, del Cattaneo. A tale prospettiva, l'A. univa una vecchia sensibilità alla politica estera, un'interpretazione ammodernata della teoria dell'inorientamento dell'Austria, in cui il ruolo e il ricordo di Trieste pesano sempre fruttuosamente. È perciò come precursore di soluzioni democratiche e realistiche del problema delle nazionalità, tornate in voga con la prima guerra mondiale, che l'A. si raccomanda in particolare olla nostra attenzione, vuoi hi confederazione danubiana, che anticipa VAuslria dolendo vuoi la grande Dalmazia autonoma come territorio omogeneo e non facilmente assimilabile alle circostanti nazionalità. Questa cura da e naturalista della politica > alle condizioni geografiche, alle realtà naturali, come elementi determinanti delle scelte politiche, si riflette altresì nell'opinione del Mostro circa le 'regioni astratte e le province buro-