Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1968>   pagina <474>
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474 Libri e periodici
istituzioni e nel significato politico che venne assumendo. Da un iato il Raponi osserva come il regime postquarantottesco fosse in realtà molto lontano da quella immagine di larga autonomia cara alla pubblicistica dei patrioti, sia giuridicamente che riguardo alla lealtà governativa degli uomini preposti alle cari elle locali. Ma d'altro canto la rivalutazione del ruolo delle municipalità e del loro Convocato o del Consiglio comunale aveva un'evidente ragione antiaustriaca, valeva come affer­mazione di una personalità propria e matura del paese di fronte all'Impero. E le prove di onesto fatto si trovano soprattutto negli interventi di persone rappresentative come Luigi Anelli o come Stefano Jacini, oltre che in tutta una propensione a con­trapporre allo Stato, a quella forma storica di Stato che sentivano estranea e contraria alle proprie aspirazioni, le comunità locali, e a preferire alla vita politica l'azione amministrativa . E la soluzione accentratrice in definitiva adottata con l'Ita Lia avrebbe deluso questa mentalità e aspettativa, perpetuando molto oltre l'unità ria tendenza], nella classe dirigente lombarda, a preferire se non anteporre ai problemi e ai compiti dello Stato i problemi dell'amministrazione locale, come aventi una funzione forma­tiva e costruttiva più incisiva, nella vita della società.
Se le pagine dedicate al tessuto economico della Lombardia sono una elabora­zione felice, ma non originale, dei migliori risultati apportati in questi anni da studi come quelli del Romani, del De Maddalena, del Cai zzi, del Cafagna ed altri, una let­tura spesso nuova della pubblicistica e di quanto si conserva negli archivi del Gover­natorato riguardo alle questioni della stampa e della censura mette in evidenza un altro capitolo, dedicato alla vita culturale, specialmente milanese. In esso ci si occupa non solo del ben noto < Crepuscolo o dell'Istituto lombardo di Scienze let­tere ed arti, ma di fogli minori, talvolta a carattere tecnico, educativo, o senz'altro popolare-nmanitario. Qualche approfondimento si sarebbe desiderato semmai a pro­posito di istituzioni economiche società di agricoltura, banche, camera di commer­cio il cui significato è importante anche ai fini di una propensione culturale e di una particolare formazione della classe dirigente.
Le diverse parti del libro sono finalizzate, poi, all'esame del modo in cui si pervenne, protagonisti il ceto moderato lombardo da un lato e il governo dall'altro, all'annessione al Regno d'Italia. La materia fu già trattata dal Raponi in altre occa­sioni, in particolare con la raccolta degli Atti della Commissione Giuliani, e le conclu­sioni qui esposte in proposito la riprendono secondo la più lunga prospettiva che l'ampia ricerca stavolta consente. Se ne ricava il disegno, accettato a Torino, di una unificazione inlesa come passo parziale e sperimentale, ancora rispettoso di ordina­menti e istituzioni tradizionali, seppure con minore autonomia rispetto a quella lasciata, per un momento, ai Ducati. E fino a Vili afranca, se è vero che si cerca di introdurre in ogni occasione anche in Lombardia disposizioni eguali a quelle che si emanavano nelle antiche Provincie, ciò avveniva secondo il Raponi essenzialmente per creare una certa uniformità... vigilando che nei tre paesi (annessi] non si prendessero prov­vedimenti difformi o addirittura contraddittori .
In quel primissimo periodo, essendo VigKani governatore e Allievi direttore dell'Ufficio Provincie annesse, oltre che la conservazione di autonomie e di elementi originali faceva parte integrante del programma di annessione. Fu Vi Ha franca, con l'avvento del governo Rattazzi, a mutare improvvisamente i termini della questione: forse essa rappresentò soltanto, aggiungeremo noi, una causa occasionale rispetto a una tendenza che era comunque destinata a prevalere, ma in ogni caso fu quella circostanza a chiudere di colpo, alla fine di luglio del 18S9, il tentativo articolato e temperato di annessione, in cui i moderati lombardi avevano dapprincipio sperato.
ALBERTO CARACCIOLO