Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1968>   pagina <475>
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Libri e periodici
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RENATO COMPOSTO, / democratici dall'Unità ad Aspromonte.; Firenze, Le Mounier. 196?, in 16*, pp. X-255. L. 3000.
Il travaglialo periodo immediatamente successivo al raggiungimento dell'unità ita* liana, che apriva nuovi problemi per la classe dirigente moderata, privata dalla morte del Cavour del suo abile leader, è filato oggetto di molti studi. Il problema ammi­nistrativo e finanziario, il problema meridionale, le questioni romana e veneta sono stati considerati nei loro vari aspetti e nelle soluzioni che i governi della Destra sep­pero darvi, soluzioni spesso troppo prudenti e parziali, che completarono è vero l'indipendenza nazionale, ma organizzarono su basi ristrette ed entro schemi precon­cetti e talvolta anacronistici il nuovo Stato. Con tutti i suoi limiti, ed anche con tutta la sua impopolarità, la politica della Destra resse alle più dure prove degli anni '62, '66-67 e '70, fino alla crisi definitiva del '76. In parecchie occasioni i democratici cerca­rono di strappare il potere ai moderati, cercando di acquistare vigore e consensi dimostrando le proprie capacità di realizzazione, organizzandosi per attuare le proprie istanze. Una di queste occasioni fu ricercata all'indomani dell'Unità, ebbe le sne tappe nel IX Congresso delle Società operaie, nella fondazione di Società unitarie e di Comitati di provvedimento e infine dell'Associazione Emancipatrice Italiana, naufragò infine negli infelici tentativi che hanno il nome di Sarnico e di Aspromonte.
Gli sforzi dei democratici per imprimere tra il '61 e il '62 una svolta alla poli* tica italiana sono ora oggetto d'uno studio documentato di Renato Composto, studioso noto per la sua preparazione e gli studi, particolarmente intensi negli ultimi anni, sui democratici siciliani, il Montanelli, il giornalismo democratico e socialista. Egli, esten­dendo le sue ricerche alla pubblicistica dell'epoca, alle carte Bertani e Cattaneo, agli archivi delle Prefetture, specie di quella di Genova (di questi documenti dà una scelta nell'ampia appendice), fornisce un quadro equilibrato e chiaro delle aspirazioni dei democratici, dei loro dissensi, dei limiti ebe preclusero loro la via del successo.
Estromessi i garibaldini dai governi provvisori e dall'amministrazione dell'Italia meridionale, sciolto l'esercito volontario, i democratici tentarono nel corso del '61 di riprendere l'iniziativa agitando il problema di Roma e di Venezia (compresevi l'Istria e il Trentino) e acquistando maggior forza nella Camera e nel Paese. Contando nuo­vamente sulla solidarietà di Garibaldi, essi diedero vita ai Comitati di soccorso e di provvedimento (pur con scarso seguito); per suggerimento dello stesso Mazzini, consacrarono particolare attenzione alla classe operaia; per incitamento del solitario Cattaneo, propugnarono ampie autonomie regionali; questi temi, insieme a quelli più ambiziosi della nazione armala e del suffragio universale, venivano sbandierati dalla loro stampa (specialmente dalla montaneUiana Nuova Europa), in attesa di poter essere affermati in una futura Camera, orientata in senso più favorevole alle aspira* zioni democratiche.
Prima e durante il IX Congresso delle società operaie (alla cui presidenza fu chiamato non senza opposizioni Garibaldi) furono presentate e discusse proposte assai avanzate, e anzitutto fu approvata la mozione per cui le questioni politiche non sono estranee ai suoi istituii quante volte le riconosca utili al suo incremento e consoli­damento ; fu discusso l'allargamento del suffragio e l'obbligatorietà dell'istruzione. Nei rapporti di lavoro e circa le strutture sociali, i democratici non etano disposti a porsi sul terréno della lotta di classe. Fedeli all'insegnamento di Mazzini, essi con* cepivano l'elevazione dei ceti inferiori in un clima di fraterna comprensione, condan­nando lo sciopero e le tendenze comunisti che; anzi, per il timore di scissioni, tace* vano pure sul problema istituzionale.
Se nella politica interna, la comune appartenenza albi borghesia faceva si che i programmi sociali dei democratici non differissero di molto da quelli dei moderati, in politica estera i democratici si mostravano più decisi e tenevano continuamente desti i problemi di Roma e di Venezia. Specialmente la Società unitaria di Genova sosteneva l'urgenza di ristabilire la solidarietà fra popolo e governo intorno a tre punti fondamentali: raggiungere l'unità nazionale con Roma capitale, raccogliere ed esprimere l voti del paese pel suo ordinamento interno ed esterno, studiare le condì-