Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
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1968
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Libri e periodici
stoni economiche del paese e promuovere l'educazione politica e sociale del popolo italiano. Parallelamente si verificò una ripreso di attività nei Comitati di provvedimento, mn anche qui il dissenso tra i repubblicani intransigenti e anelli transigenti, fra Mazzini e Garibaldi, Bertoni e Bella zzi. impedirono un'unità d'indirizzo e soprattutto uno piena .solidarietà senza riserve.
Caduto il Bicosoli, venne tenuta a Genova ai primi di marzo del '62 l'assemblea delle società democratiche, che presieduta da Garibaldi, costituì l'Associazione Emancipatrice Italiana. Ne veniva ribadito il programma che impensieriva tanto e moderati e clericali: attuazione piena del plebiscito del 21 ottobre 1860; Roma capitale; uguaglianza dei diritti politici in tutte le classi; concorso di armi cittadine nel promuovere e assicurare l'unità e Ut libertà della patria.
Agli avversari faceva comodo mettere sullo stesso piano mazziniani con socialisti e sovversivi; ma in realtà, mentre assai poco la sinistra parlamentare agiva per promuovere la soluzione di problemi concreti d'utilità locale e legare a sé il consenso popolare, la convergenza tra Garibaldi e Mazzini poteva realizzarsi solo sull'impegno politico e militare per risolvere il problema veneto. Il Battezzi e Vittorio Emanuele credettero di poter ritessere lo trama cavouriana del '60 e lasciarono che attorno a Garibaldi si alzasse il grido di Roma e Venezia! e si racco gliessero armati. Questo fino alla metà di maggio, quando pel timore di complicazioni diplomatiche, il governo fece eseguire arresti a Palazzolo, Alzano Superiore, Sarnico, seguiti poi dai fatti di Brescia. Àncora una speranza perduta, ma Garibaldi tendeva ad attenuare le responsabilità governative, parlava di fatale equivoco, à illudeva di poter mantenere inalterate la formula Italia e Vittorio Emanuele ignorando le implicazioni politico-sociali che la monarchia portava necessariamente con sé.
Cosi ci si avviò al dramma di Aspromonte, destinato a smentire una volte di più le generose illusioni. Dopo qualche perplessità (non però sostiene con buone ragioni il Composto le sue dimissioni dalla presidenza dell'Associazione Emancipatrice), il Generale riprese in Sicilia le fila dell'organizzazione militare, raccolse denaro e volontari. La sua azione non significava rinuncia al rinnovamento politico d'Italia, ma la priorità andava di nuovo a un'impresa di guerra. Il governo, incerto fino all'ultimo, decideva il 20 agosto lo scioglimento delle associazioni democratiche; quindi inviava il Cialdini a fermare la marcia su Boma di Garibaldi. Né i democratici erano in grado di reagire con larghi moti popolari di proteste, poiché i moderati potevano contare sulla borghesia conservatrice, mentre essi non avevano saputo conquistarsi la fiducia degli operai e dei contadini.
Ma un risultato almeno venne dal delitto di Aspromonte, e fu un chiarimento nell'ambito del movimento democratico, in cui si verranno distinguendo due correnti: l'una, intorno a Crispi, che farà ancora affidamento sulla monarchia e darà più tardi vita alla Sinistra costituzionale; l'altra, che vorrà approfondire le proprie radici popolari e s'orienterà verso il socialismo. Che questa seconda dovesse essere la strada maestra da imboccare, pare avesse presagito in qualche modo il Mazzini (che pure ne rimase tagliato fuori), quando scriveva al Garrì do: Per noi non esiste rivoluzione, che sia puramente politica. Ogni rivoluzione deve essere sociale. Ed il Composto nell'attuale studio, pieno di simpatia per il movimento democratico, ma pure forte* mente critico di esso, in quanto ne rileva i limiti classisti che gli impedirono di portare la lotta sul terreno sociale e di cogliere i frutti d'un largo consenso popolare, pare condividere la necessità di questo approdo, interpretando quindi in senso estensivo le parole del Mazzini e anticipando agli anni immediatamente successivi ad Aspromonte il fattivo incontro fra movimento operaio e nuclei borghesi, che in effetti ebbe luogo solo negli ultimi decenni del secolo.
Non tento nella conclusione, che ci rivela dove s'indirizzimi le simpatie politiche del suo Autore, qnanto nell'intelligente uso dei documenti e nello non facile ricostruzione d'un momento critico e ricco di fermenti e di speranze per il partito d'azione, sta il pregio di questo chiaro a perciò illuminante volume.
Ssncio CELLA