Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
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1968
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477
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Libri e periadici
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Co MI-M TU PROVINCIALE DI TRAIVI NI DELI." ISTITUTO PER LA STORIA DEI. RI SORCI MENTO ITA* MANO, 1802 In prima crisi dello Stato unilurio. a cara di Gianni Di Stefana; Trapani, Corata, 1966, pp. X. L. 5.000.
II ritardo con coi vede la luce quest'importante miscellanea di studi, se deplorevole in certi sensi, nulla lui tolto di freschezza e tempestività alla raccolta, la cui impostazione si è anzi rassodata e ribadita nel periodo trascorso attraverso una Berle di ricerche specialistiche, già in parte (Brancato e Composto) qui anticipate. In sostanza, la crisi di Aspromonte, se è di crescenza per lo Stato, è di maturità per la democrazia, premuta tra le componenti egualmente massicce della situazione sociale del Mezzogiorno, che esaspera il parihnldinismo ai margini dell'ondata sovversiva e ne svuota la portata riformatrice, e dell'inquadramento internazionale. Non per nulla lo Scirocco, che di questo momento complesso di trapasso è stato tra i più acuti interpreti, ha spostato e centrato l'attenzione sulla Sinistra, seguendone l'evoluzione legalitaria alla Crispi (con la punta estrema pretrasformista di Mordi ni) e la permanente ispirazione democratica, extra parlamentare, sempre a un passo dall'illegalismo mazziniano, alla Bertoni. Il problema è esattamente quello, e dà ragione del ben diverso ruolo avuto dalle Tuileries rispetto all'epopea cavouriana (l'insurrezione polacca è sullo sfondo), della compattezza del fronte conservatore, della riservatezza durissima dello stesso monarca, pur spintosi alle soglie della provocazione. Aspromonte è nno scontro frontale, di cui la democrazia garibaldina va in cerca con infelicissima scelta del tempo per recuperare il terreno perduto, per restituire a sé stessa una carica alternativa autentica, per inserirsi in dimensioni europee e sociali che non sono più le sue, ed in cui la sua parola non può che risultare asfittica e stonata.
Disposte in un rigoroso ordine alfabetico per autori (il che comporta qualche ovvio scompenso) le comunicazioni qui raccolte annoverano anzitutto quella del-PAdragna, ancora benemerito di Erice, dove Giuseppe Coppola aveva rappresentato il prototipo e il precursore del fiancheggiamento mafioso filo-garibaldino a Unte innegabilmente democratiche, ben presto peraltro degenerate nel paternalismo, si da consentire infiltrazioni borboniche e clericali ben presto in grado di padroneggiare la situazione (resa più delicata da un contrasto assai teso tra città e campagna). Il Brancato, per parte sua, mette immediatamente l'accento sulla natura sociale e la peculiarità siciliana della crisi, una tesi che troverà nel volume altri validi difensori, giustapponendosi e talora contrapponendosi a quella diplomatico-istituzionale senza integrarsi con essa, come pensiamo doversi fare con maggiore e più fruttuosa correttezza. Al Brancato, comunque, non mancano punti di appoggio validissimi, né la sua finezza si smentisce allorché, ad esempio, illustra gli sbandamenti garibaldini per l'assenza calcola ti salma del Crispi, o sottolinea l'estrazione prepotentemente proletaria di questa nuova leva di camicie rosse, o denunzia certi irrigidimenti governativi spinti fino al parossismo terroristico borbonico (il ventilato bombardamento di Palermo). Soffermati!: i in Basilicata col Bruno, a cogliere Piniepidimento celerissimo della genuina o presunta infatuazione liberale del clero, prodromo di una sua ennesima strumentalizzazione a fitti conservatori, siamo richiamati da Catalano allo sfondo intemazionale coi prima si accennava, con opportune notazioni sulle ripercussioni degli avvenimenti nel mondo degli affari, uno strumento sensibilissimo d'indagine messo più volte a frutto da questo A. Ancora conflitti paesani di fazione, a Snlcmi, nelle pagine del Cognata, ed ancora un protagonista di eccezione, il Corico così benemerito della grossa proprietà agraria isolana. Una voce nuova è recata dal Composto, il solo che si prospetti energicamente nno sintesi con sullo sfonda un problema di classe dirigente, d'indirizzo politico generale, ma in ambito così programmaticamente nazionale e condizionato, almeno in parte, da ciò che viene dopo (hi diffidenza ed il progressivo distacco di operai e contadini nei confronti della democrazia) da perdere talora di vista la questione specifica del proletariato meridionale, e soprattutto siciliano, che, a nostro parere, esiste innegabilmente, come ben rammenta il Brancato ed invece nega il Frosoni. Un problema di classe dirigente, affrontato con spirito eccezionalmente caustico e polemico, è altresì nel contributo solo formalmente tecnico