Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
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1968
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Libri e periodici
del Gabriele, mentre il Ganci si sofferma con eleganza sull'Aspromonte gattopardesco ed il Giuffrida pubblica un'importante corrispondenza di Giovanni Raffaele col Crispi, dove la caratteristica insoddisfazione dell'autonomismo conservatore, l'ansia di mutar sistema , di richiamare la libertà al suo grado eccèlso a fianco dell'unità assume accenti rilevatissimi. L'opinione pubblica americana dinanzi ad Aspromonte è quindi esaurientemente indagata dal Marraro, le cui pagine precedono quelle un po' troppo esclusivamente dottrinarie, del Mirabella sul pensiero autonomistico siciliano. Si richiama al Catalano, ma con un'attenzione assai più ferma ed incisiva sulle fonti diplomatiche, il contributo del Mori, non poche delle cui conclusioni si riallacciano a quelle del Composto circa il distacco fra democrazia garibaldina e Sinistra parlamentare, mentre l'irrigidimento autoritario e filoclericale del Bonaparte, per prevalenti considerazioni di politica interna, assume dimensioni e riflessi di portata europea, ad illuminare (o piuttosto ottenebrare) l'intero nuovo corso dell'azione napoleonica alla vigilia della parabola discendente. Brevi e precise pagine, opportunamente severe, dedica il Novacco al Sella, la cui prima esperienza di governo si confonde con l'episodio di Aspromonte, non senza peraltro lasciare tracce durature nell'intera politica finanziaria della Destra. Viceversa qualche rimaneggiamento e taglio avrebbe giovato all'efficacia del contributo dell'Oddo, le cui conclusioni principali (Aspromonte come prologo della questione meridionale nell'ambito dello Stato unitario, ovvero l'involuzione conservatrice del clero) abbiamo già visto ragionate e documentate da altri scrittori, mentre le tirate antinapoleoniche appaiono troppo dettate da passionalità romantica. Ancora in Basilicata ci conduce il Pedio, le cui originali e solidissime indagini circa il confluire del liberalismo tradizionale nell'opposizione a fianco del radicalismo democratico contro il trasformismo onte litteram di ex borbonici e cavouriani dell'ultima ora ricevono ulteriore suffragio di documentazione. La raccolta si chiude con un sobrio profilo dello Sciacca sul soggiorno celanese di Garibaldi alla vigilia di Aspromonte e con il ritratto del Rattazzi dovuto al Pivano. Queste pagine, ed il moltissimo ch'è venuto in luce attraverso le edizioni documentarie del centenario, specie in campo giuridico ed amministrativo, inducono a rinnovare l'auspicio perché, malgrado la nota e deploratissima scarsezza di materiale privato, al Rattazzi si dedichi finalmente uno studio particolare, che andrebbe allargato a tutta la Sinistra subalpina, fortemente ispirata al suo esempio (Villa, Coppi no) fino almeno al Giolitti, la cui giovinezza burocratica e giudiziaria non fu forse peraltro aliena, al meno come forma mentale, da suggestioni e spunti propri dello statista alessandrino.
RAFFAELE COLAPIETRA
RENATO MOKI, // tramonto del potere temporale, 1866-187Q; Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1967, in 8, pp. 618. L. 8.000.
Il tìtolo del presente volume potrebbe trarre in inganno. Non si tratta, infatti, di un'analisi complessiva del declino e della finale dissoluzione del potere temporale, alla luce, oltre che dei suoi rapporti decisivi con il nuovo regno d'Italia, del processo di disintegrazione delle sue strutture interne, dell'evoluzione degli atteggiamenti della opinione pubblica anche cattolica in un clima intellettuale in fermento, della generale situazione religiosa europea del tempo; ma di una ricostruzione precisa ed estremamente esauriente delle vicende diplomatiche che condussero al 20 settembre 1870, Del resto, l'opera qui considerata non è che la continuazione de La questione romana, 1861-1865, pubblicata dal Mori nel 1963 per i tipi di Le Mounier. Una volta indicati questi limiti -- che l'autore medesimo si e posto del lavoro, occorre aggiungere subito ebe l'indagine è condotta dalla prima pagina all'ultima non solo con grande scrupolosità documentaria, ma con ampiezza di visiono e fine sensibilità per i problemi di fondo del giovane Stalo italiano, che fanno da cornice ai rapporti tra Firenze e Roma, nel più largo contesto di una situazione internazionale in rapido movimento. Al di là dello manovre diplomatiche, dei negoziali, della fitta trama di