Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1968>   pagina <479>
immagine non disponibile

Libri e periodici
479
dispacci, noie, confidenze, si sente pulsare la vita politica del paese con una intensità abbastanza raro, in Italia, in opere di questo genere.
Sul vessato e gin tanto dibattuto problema della crisi del secondo ministero Rat-tozzi e delle responsabilità prossime e remote di Mentana, Mori sottolinea come le responsabilità del presidente del Consiglio pur indubbie (Si potrebbe concludere che in questa circostanza il Rattazzi agi con leggerezza e con totale mancanza di sensi­bilità politica, troppo fidando nelle informazioni e troppo cedendo ai suggerimenti della impulsiva consorte fino al 26 era a Parigi fino a confondere l'esser col voler essere), debbano tuttavia essere considerate alla luce di attenuanti non lievi e, prima fra tutte, quella di non aver ricevuto dal nostro rappresentante a Parigi, per tutta la prima metà di settembre, accenni sia pur vaghi alla possibilità di un nuovo inter­vento francese a Roma. s> Circostanza, questa, che il Mori stesso bene documenta. Del resto, è in genere tutta l'attività diplomatica del Nigra vista tradizionalmente come un monumento di consumata abilità che appare in più punti, nel corso del volume, piuttosto carente Botto vari profili. Un'attività che in concreto mancava non di rado il bersaglio, in quanto ispirata ad un freddo calcolo diplomatico che non teneva conto delle profonde forze emotive che talvolta imprimono ai popoli atteggiamenti ed azioni rifuggenti da ogni calcolo razionale e sorda ai sentimenti, alle passioni e alla volontà del popolo italiano.
Tornando a Mentana e alle sue ripercussioni, interessante è la ricostruzione che il Mori fa delle sue conseguenze sul piano intemazionale, ricostruzione ebe gli con­sente di concludere: L'episodio di Mentana si chiudeva cosi con un parziale sue* cesso italiano. Tutta l'Europa, chiamata dalla Francia a risolvere 11 problema di Roma, o aveva rifiutato di ingerirsi in una questione che riteneva riguardante solo la Santa Sede e il Regno d'Italia, oppure aveva aderito alia proposta avvertendo però di presen­tarsi per sostenere principi liberali (cosi la Danimarca, il Portogallo, la Confedera­zione elvetica e la stessa Austria). Solo la Spagna e parzialmente la Baviera, si dichia­rarono disposte a partecipare al congresso sostenendo il potere temporale. In altre parole l'iniziativa francese si risolse in concreto in un atto di credito e di simpatia delle Cancellerie europee per il Regno d'Italia e sottolineò il progressivo declino della autorità del potere temporale.
La minuziosa e penetrante analisi dei tentativi, tra il 1868 ed il 1870, di una alleanza franco-austro-italiana in funzione antiprussiana, e delle ragioni del loro fallimento, dà vita ad alcune fra le pagine più suggestive ed illuminanti del libro, an­che per quanto riguarda il rapporto fra politica estera e politica interna. Sull'ultimo atto della vicenda e sull'occupazione di Roma, l'autore ha ben poco di nuovo da aggiungere. Nelle pagine conclusive il Mori inserisce efficacemente il crollo finale del potere temporale nel contesto della politica religiosa di Pio IX, sempre più incline, a partire dalla crisi del 184849, a individuare nelle ideologie liberali non solo bt causa del lassismo morale e dell'indifferenza religiosa che stavano trascinando i popoli verso il sovvertimento politico e sociale, ma anche una diretta minaccia per lo Stato della Chiesa. Di fronte al pericolo che l'infiltrazione delle idee liberali nel seno della Chiesa potesse disseminare discordie e scismi, spirito di ribellione ed eresie, Pio IX si dedicò con ogni energia a rinsaldare l'unità spirituale della Chiesa stessa attorno al magistero infallibile del Pontefice. Questo sforzo di creare un blocco monolitico intorno al capo della cattolicità, rinsaldando l'unità spirituale della Chiesa e ponendo fine ad ogni particolarismo ali interno di esso, si concluse in sostanza, sul piano reli­gioso, vittoriosamente. Ma prezzo di questa vittoria furono la condanna indiscriminata del progresso civile ed una insuperabile diffidenza verso ogni novità, e fra queste il Risorgimento italiano, ebe resero impossibile la comprensione di vitali correnti del pensiero moderno, di positive aspirazioni, fondamentalmente cristiane o roligiosamento indifferenti, al rinnovamento civile, ed accentuarono il processo di separazione dello Stato dalla Chiesa, Questi riflessi politici della sua opera di riconquista della società alla Chiesa, sono sottovalutati de Pio IX, che di fronte al progressivo imporsi della borghesia razionalista, tende a trascurare i rapporti diplomatici e, con una concezione essenzialmente religiosa ed universale della sua missione, si rivolge direttamente ai