Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
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1968
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Libri e periodici
le indagini da questi compiute sul problema dei conflitti orientali d'Italia, che gli furono ispirate dagli esuli triestini ed istriani da Ini conosciuti durante H periodo dell'emigrazione politica in Piemonte. Diversi di questi saggi politici e storici del patriota mantovano trovarono subito attenta considerazione negli ambienti culturali italiani, con ripercussioni che giunsero allora fino a Trieste, tanto da attirare l'alien' zione anche dello storico triestino Pietro Kandler, che pare non era tanto tenero nei confronti della storiografia patriottica italiana che rivendicava l'unione di Trieste all'Italia.
E dal punto di vista economico il Kandler non aveva allora tutti i torti a criticare questi atteggiamenti di storici e pubblicisti italiani, tra cui appunto il Bonfiglio, in quanto l'avvenire e lo sviluppo dei i raffici e delle industrie triestine mostravano a quel tempo d'essere intimamente legate all'appartenenza politica di Trieste all'impero austriaco. Ciò che il Bonfiglio, per evidente influenza dell'emigrazione triestina e, soprattutto, istriana, tentò invece di negare, cercando addirittura di dimostrare l'intimo nesso economico che legava Trieste all'Italia. Questo motivo, che non aveva alcuna validità scientifica, doveva, però, incontrare molta fortuna nella pubblicistica irredentistica e nazionalista del primo .Novecento, tanto che alcune analisi economiche del Bonfiglio, anche se errate, furono riprese e sviluppate da alcuni pubblicisti, come l'Alberti, di coi non sappiamo se lo abbia fatto perché persuaso delle tesi del patriota mantovano o per meri scopi polìtico-propagandistici.
Se le indagini economiche del Bonfiglio riguardo la questione di Trieste vanno dunque messe da parte, non così si deve fare per i suoi saggi politici e storici che gli furono dettati dalle sue convinzioni politiche e morali. Alcuni di questi studi, sempre in riferimento ai problemi di Trieste e dell'Istria, contengono infatti autentiche pagine di storia, sulle quali molti patrioti italiani poi tornarono per approfondire la questióne dell'Adriatico e tenerla desta nella coscienza degli italiani.
Di largo respiro è il saggio che Marcella Deambrosis dedica a La partecipa rione dei garibaldini e degli internazionalisti all'insurrerione di Bosnia ed Erzegovina del 1875-1876 e alla guerra serba .
Facendo tesoro d'una vasta documentazione, reperita in archivi italiani e stranieri, la studiosa trentina è riuscita infatti a cogliere, attraverso lo studio delle vicende che accompagnarono la partecipazione dei volontari italiani ai moti balcanici, i pensieri e le varie tendenze politiche allora dominanti, nonché ad analizzare le trame politiche e diplomatiche che i Governi delle grandi Potenze, tra cui pure l'Italia, misero a quel tempo in atto per soffocare in Balcania ogni possibilità d'azione ai vari movi* menti democratici e nazionali.
Per i democratici italiani accorsi in aiuto degli insorti bosniaci, ed il cui motto era allora * dovunque si combatte Cartagine, si difende Roma , quell'esperienza in Balcania doveva essere pertanto molto contrastata ed avere anche conseguenze negative.
Non fu., però, solo l'azione diplomatica e poliziesca spiegata dai Governi interessati alla questione balcanica a far naufragare l'azione in Bosnia del movimento garibaldino, ma anche il fatto che sul suo tronco s'era ormai innestato con successo l'internazionalismo anarchico che sempre più, rivela di voler agire autonomamente per fini più sociali ed economici che democratici e nazionali. Da ciò il contrasto, emerso anche in occasione delia partecipazione dei volontari italiani ai moti balcanici del 1875-76, tra fl garibaldinismo in senso stretto, avente per protagonisti gruppi di intellettuali dell'Emilia e della Romagna, e l'internazionalismo anarchico reclutato invece tra il sottoproletariato e tra gli elementi più insofferenti dell'ordine sociale di quel tempo.
Questo contrasto, come lo rileva la Deambrosis, sconfinò più d'ima volta in lotta aperta per ottenere la supremazia nella direzione della Lenone italiana in Bosnia, tanto che taluni esponenti del garibaldinismo emiliano furono sul punto di abbandonare l'Impresa, anche perché lo stesso moto bosniaco di indipendenza nazionale si presentava allora, nel In concreta rcultiì della lotta politica o dello lotta ormata, in modo assai confuso. In esso difatti ni potevano rintracciare diverse componenti, come