Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1968>   pagina <485>
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Libri e periodici
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operare in Italia Bakunin, mandato da Marx a minare il terreno di Mazzini, emulo nel controllo della sorgente Internazionale. Ma il terreno di Mazzini dice in so­stanza il Romano non aveva bisogno d'esser minalo, perché già sì fendeva tutto da solo grazie all'autoctono travaglio delle istanze sociali, espresso dagli apostoli di un mazziniancsimo radicalizzato, quali un Niccolò Lo Savio e un Giuseppe Fanelli.
Anzi, Bakunin. col suo estremismo antistoricistico, antinazionale e col suo massi­malistico, rozzo astensionismo dai mezzi polìtici, avrebbe addirittura ostacolato il naturale incontro dei socialisti d'ispirazione mazziniana, e perfino nn più fluido com­portamento di Mazzini, con l'Internazionale socialista. A parte la negativa impressione prodotta in lui da Bakunin, giuncarono nei rapporti di Mazzini con l'Internazionale secondo il Romano anche gli incontestabili limiti della sua incontestabile grandezza.
Mazzini, come ogni altro grande, ha naturalmente, avuto i suoi limiti ma si deve qui rilevare che certe prese di posizione del capo repubblicano vanno per altro verso considerate come positive caratterizzazioni, in quanto logiche conse­guenze d'una coerente condotta; alludiamo a quel punto in cui il Romano fa torto a Mazzini di non essersi spinto di più in senso socialista per la paura di perdere la borghesia.
Tale paura, se così si deve chiamare, non era dettata da prudente giuoco tattico bensì dai precisi postulati interclassisti, che nel genuino inazzìnianesimo si sposano col riconoscimento dell'autonoma funzione autopromotrice di ciascuna classe sociale nel­l'alta armonizzazione delle finalità universalistiche, cosicché un mazziniano può esal­tare l'azione di classe, l'autodifesa e l'associazione degli operai ma respinge l'apriori­stica lotta di classe di questi contro la borghesia e il programma espropriatore del marxismo.
Nella lotta triangolare, di cui parla l'autore, svoltasi tra Mozzini, Bakunin e Marx, il patriota italiano era altrettanto incompatibile con l'ultimo che con l'agitatore russo, e non per limiti o motivi contingenti ma per un contrasto di fondo filosofico e ideologico, anche se una parte della nuova generazione repubblicana, accantonando taluni aspetti della predicazione del maestro (in primo luogo l'aspetto religioso) e vivendo con più intensità i fermenti sociali dell'epoca, era portata a sperimentare un certo eclettismo, in sé non assurdo, mazziniano-marxista. A divider Mazzini da questa nnova generazione concorreva, come dice l'autore, il giudizio sulla Comune di Parigi, che riproponeva alla sinistra europea l'eventualità di una iniziativa barricadiera francese, giudicata da Mazzini col metro dei ricordi giacobini della prima classica rivoluzione; questo metro era effettivamente inadeguato a cogliere il significato del socialismo scientifico ma era adeguato tuttavia alla realtà di quel banco di prova storico in cui i socialisti francesi si cimentavano.
Il Romano, comunque, malgrado qualche incomprensione, sente tutta la maestosa dignità della figura di Mazzini, mentre addita entro il ciclopico Bakunin molti vuoti ed una fondamentale mancanza d'originalità. Si può dire, a questo proposito, che l'antipatia per l'agitatore russo, attenuata da vari riconoscimenti e dalla stessa serietà dello studioso, aia un po' un leit-motiv ricorrente nell'opera.
Vago e romantico rivoluzionario, il Bakunin ha tardato ad elaborare la sua dottrina anarchica e lo ha fatto, in contingenti circostanze di lotta politica, sotto l'influenza della corrente libertaria italiana, discesa da Pisacane. Diremo, però, che il Bakunin prima di fissar sulla carta il suo pensiero anarchico lo ha versato, fermen­tante in potenza nella sua inquietudine operante di rivoluzionario e che con la sua energica presenza e la trama delle sue relazioni internazionali ha accelerato e intensi­ficato la formazione del movimento anarchico italiano; quanto ai connotati ideologici del bakuninismo, vi è di peculiare rispetto al Pisacane il nichilistico sradicamento dagli Ideali del passato e la negazione nella patria.
Nel narrare la vita e le attività del russo, l'autore si sofferma sull'idillica pausa di Bakunin nella villa della Baronata, offertagli dai generosi mezzi di Cancro, dove la finzione tattica di fronte alle polizie d'Europa umanamente trapassò nell'illusione