Rassegna storica del Risorgimento

CANTONI CARLO CARTE; GROPELLO CAIROLI STORIA SEC. XIX
anno <1969>   pagina <92>
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92 Libri e periodici
ulivi iu particolare, a quella di allevare pi, bestiaine a ovini) ma prendeva In convide-razione i grandi motivi di fondo della povertà, oggi diremmo sottosviluppo, della regione considerata
Ossia: lamentava la mancanza di acqua per il fabbisogno agricolo ed anche per quello della popolazione, deplorava la carenza di strumenti legislativi adeguati ed auspi­cava la libertà del commercio dei grani (citando Genovesi, Savnry).
Sottolineando la necessità di una vigorosa spinta in avanti dell'economia sarda, non poteva inoltre tacere sulla piaga del banditismo (di allora!) ch'era giocoforza sanare, e Mill'inconvenicntc che derivava dal sistema di parziale comunanza delle terre (egli proponeva la divisione e la proprietà libera). Infine non poteva non toccare, criti­candolo velatamente, il nocciolo etesso della struttura arcaica dell'isola: il potere feudale dei baroni.
Per tutti questi elementi il volume rimane un documento prezioso delle ten­denze innovatrici del settecento, che per molti aspetti ha un sapore incredibilmente precorritore.
GIANFRANCO E. DE PAOLI
JOBAN CLAES LAGEIISVXKD, Lettere a Giovanni Ferri de Saint-Constant, con prefazione e note a cura di VITTORIO E. GIUNTELLA (Fonti, 55); Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1968, in 8, pp. XXIX-181. L. 4.000.
È questo il voi. LV della serie II (Fonti) della Biblioteca scientifica del­l'Istituto. Si tratta di 114 lettere (tra cui una, del 1798, al Faipoult, allora membro della commissione civile mandata a Roma dal Direttorio), inviate tra il 1804 ed il 1830 dal Lagersvard. rappresentante svedese dapprima a Genova e poi, a partire dal 1805, a Firenze, a Giovanni Ferri, letterato fanese francesizzato, rettore dell'Accademia imperiale di Roma dal 1809 alla caduta del regime napoleonico, ritiratosi poi nella cittadina nativa sotto l'usbergo della carica di vice-console di Svezia, procuratagli per l'appunto dall'amico e corrispondente.
Come rileva lo stesso Giuntella nella sua prefazione, queste lettere hanno solo un modesto interesse dal punto di vista della storia politica : Non si ricavano da esse giudizi validi sulle condizioni dell'Italia della Restaurazione e men che meno sui retroscena politici e diplomatici di essa. Il Lagersvard non solo è fuori della grande scena della diplomazia e della politica attiva, ma neppure se ne interessa da vicino. Il suo ruolo è ristretto e limitato, ma egli non mostra, di dolersene; i suoi ideali, in fondo, sono diversi . Ideali tipicamente settecenteschi, che trovano la loro matrice in un costituzionalismo liberale fondamentalmente moderato e nella fiducia nella forza irreversibile del graduale progresso dei lumi, in un'Europa solo temporanea­mente avvolta dalle nebbie della Restaurazione.
Il valore di queste lettere del diplomatico svedese riguardano dunque non tanto la storia polìtica, quanto la storia della cultura, della circolazione delle idee e dei libri in particolare nell'Italia dell'epoca. II Ferri, nel suo piccolo centro marchi­giano, aveva ben poche possibilità autonome di tenersi a contatto con le correnti cul­turali europee e metodicamente aggiornato sulla letteratura contemporanea, ed in particolare sulla saggistica politica, che costituiva CL suo interesse preminente. Fu così il Lagersvard, dal suo privilegiato osservatorio fiorentino, a servirgli, con ami­chevole e paziente solerzia, da tramite con la vita culturale del tempo, segnalan­dogli e inviandogli libri, riferendogli sui dibattiti politici e letterari che si svolge* vano sulle pagine dei prò rinomati giornali francesi, ragguagliandolo sugli episodi e diciamo pure sui pettegolezzi politici, diplomatici e letterari, di cui gli per­veniva notizia e che gli sembravano più meritevoli di attenzione. U panorama culturale dell'Italia della Restaurazione ne risulta cosi meglio precisalo in numerosi punti particolari di non scarso interesse, anche se non certo modificato nelle sue linee essenziali o illuminato in profondità.
La prefazione del Giuntella è accurata ed esauriente. Non sir comprende pero