Rassegna storica del Risorgimento

CANTONI CARLO CARTE; GROPELLO CAIROLI STORIA SEC. XIX
anno <1969>   pagina <173>
immagine non disponibile

Vita dell'Istituto
173
* *
PADOVA. - II 19 gennaio u.s. è scomparso improvvisamente il prof. Roberto Cessi, già presidente del Comitato. Dell'illustre studioso, che ha lasciato opere fonda* mentali stilla storia di Venezia e che ha dedicato gran parte dei Suoi ultimi anni alla storia del Risorgimento, sarà detto ampiamente in uno dei prossimi fascicoli.
* * *
PALERMO. Con vivo rammarico dobbiamo annunciare la scomparsa, il 19 gennaio, del prof. Eugenio Di Carlo, già titolare di Filosofia del diritto all'Univer­sità di Palermo, studioso eminente e per lungo tempo presidente del nostro Comi tato. Alla famiglia le commosse condoglianze dell'Istituto.
Il 13 febbraio il presidente del Comitato, prof. Gaetano Falzone ha parlato presso la Società siciliana di storia patria su: Carlo Pisacane attraverso il suo inedito giornale La libera parola .
* *
PIACENZA. Nei giorni 24 novembre e 29 dicembre 1968 nel salone del palazzo Morando, sede dei Comandi militari e del Circolo ufficiali del Presidio di Piacenza, il nostro Comitato e la Sezione della Deputazione di storia patria per le province parmensi, con la collaborazione della Famiglia Piasinteina tennero due sedute solenni: la prima, per commemorare il Cinquantenario della morte di Giuseppe Man­fredi, patriota, magistrato, presidente del Senato del Regno, la seconda invece per rievocare la Vittoria conclusiva della guerra 1915-18. Le cerimonie furono iniziate con un rito in suffragio nella Basilica di S. Francesco che accoglie, in una tomba monumentale, le spoglie del Manfredi. I convegni furono presieduti dal conte dott. Giu­seppe S. Manfredi per l'Istituto e dal conte prof. Emilio Nasalli Rocca per la De­putazione. Numerose le adesioni tra le quali quelle del presidente del Senato, del presidente dell'Istituto, di parlamentari, del gen. Ferruccio Renza, di autorità e di studiosi parmensi e piacentini.
24 novembre. Il prof. Nasalli Rocca apri la seduta con la commemorazione del Cinquantenario della morte dell'illustre piacentino ricordando le tappe della sua vita operosa tutta rivolta agli ideali patriottici.
La iniziò giovane studente nel 1848 come collaboratore della prima stampa libera; fu poi organizzatore della clandestina Società Nazionale nel decennio di prepa­razione. Nel 1859 assunse responsabilità di Governo a fianco del dittatore Farini per l'auspicata riunione degli antichi ducati emiliani al Piemonte. Con la proclamazione del nuovo Regno d'Italia, il Manfredi, che già aveva coperto degnamente una cat­tedra universitaria di diritto, entrò nella magistratura. Percorse rapidamente la car­riera giungendo ai più alti gradi nelle Corti d Appello e nella Corte di Cassazione di Firenze. Della sua alta preparazione, della sua sensibilità ai problemi giuridici (ma anche a quelli patriottici e sociali del suo tempo) restano valida testimonianza le sue Relazioni annue. Senatore del Regno nel 1876, fu assunto al più alto seggio di quel ramo del Parlamento, nel 1908. Diresse la Camera Alta con dignità e senso del dovere; fu nominato conte e cavaliere dell'Ordine della SS. Annunziata. A pochi giorni dalla gloriosa Vittoria nel 1918 contro lo straniero che aveva validamente combattuto nei suoi anni giovanili, moriva noventenne. Tolta hi sua vita concluse l'oratore - - fu l'esempio di come un uomo del Risorgimento abbia, per lunghi de­cenni, proseguito la sua opera a favore della nazione prodigandosi come creatore delle istituzioni della Patria nella quale il diritto di cui fu sommo sacerdote doveva costituire il supremo valore morale.
Società e coscienza morale in uno scritto di Giuseppe Manfredi fu il tema