Rassegna storica del Risorgimento
CANTONI CARLO CARTE; GROPELLO CAIROLI STORIA SEC. XIX
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1969
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Vita dell'Istituto
trattato dal prof. Giuseppe Berli. Rifacendosi ad una relazione statistica tenuta dal Manfredi a Roma nel 1880, il relatore illustrò U pensiero espresso allora dall'alto magistrato piacentino nei confronti del fenomeno della delinquenza e dei relativi mezzi per prevenirla e ridurla.
In contrasto con l'affermazione di Gian Giacomo Rousseau secondo il quale si attribuiva alle scienze e alle arti la colpa di non avere contribuito alla moralizza zione dei costumi, il Manfredi sosteneva invene che nell'uomo, gli appetiti e gli incentivi alle passioni crescono in maniera proporzionale alla diffusione degli agi e del vivere raffinato, ossia del benessere . Per cui le accuse rivolte allora da più parti alla magistratura italiana di non voler adottare drastiche misure per prevenire i delitti, dovevano considerarsi infondate in quanto tali rimedi seppure erano auspicabili competevano esclusivamente agli ordinamenti amministrativi e legislativi del Governo. Dovere del magistrato doveva essere soltanto quello di rendere la giustizia pronta e sicura applicando le leggi.
Seguì quindi l'avvocato Corrado Sforza Fopliani sul tema Scritti politici e giovanili di Giuseppe Manfredi . Il relatore illustrò il pensiero politico del Man* fredi studente durante il periodo preparatorio dell'unificazione nazionale (1849-59). Esso aveva un centro di interesse schiettamente etico che si esprimeva sostanzialmente con la mentalità di quella classe dirigente ristretta che fece l'Unità d'Italia. Mentalità che fu aperta a quegli orientamenti di libertà che avrebbero trovato contenuti adeguati nel nostro Paese e che posero, nell'innovatore pensiero risorgimentale, la base stessa della loro attendibilità e propugnabilità.
Il Manfredi, secondo il relatore, è da annoverarsi fra coloro che, entrati nel filone del pensiero e dell azione politica moderata, approfittarono di tutte le favorevoli contingenze nazionali e internazionali per fare a fatti e non a parole l'Unità d'Italia, portando poi il nostro Paese ad una posizione di rispetto nel concerto delle nazioni europee ed alla risoluzione dei maggiori problemi sociali che in quel tempo si ponevano.
29 dicembre, Venne presentato il programma della seconda seduta dal prof. Emilio Nasalli Rocca il quale volle indicare l'importanza del contributo che, con la commemorazione, si voleva offrire per la storia piacentina recente, ancora poco studiata.
Il conte Giuseppe S. Manfredi, dopo aver ricordato la nobile figura di soldato del generale Almerico Jacobucci repentinamente scomparso mentre celebrava la Vittoria, diede comunicazione dello studio dallo stesso generale predisposto per ricordare le benemerenze militari della Brigata che, durante la guerra 1915-18, prese il nome di e Piacenza; formata dal 111 e 112 fanteria, con le mostrine bianco-azzurre, la Brigata combatté valorosamente sull'Isonzo, sugli Altopiani, sul Carso, sul Piave e in Albania (fino al 1920), portando in alto il nome di Piacenza. Circa 5000 caduti ne sottolineano l'eroico sacrificio? molti i decorati; tra i comandanti della formazione militare vi fu anche il patrizio piacentino gen. march. Leonello Paveri Fontana.
I caduti e i decorati piacentini nella guerra austro-ungarica furono l'oggetto di una diligente ricerca non soltanto statistica di Dante Rubini. Circa 5000 caduti e oltre 700 i decorati. Egli rievoco anche molti nomi di belle figure di combattenti particolarmente degne di menzione per atti di valore e ricordò le testimonianze rese dalla cittadinanza e da Enti con pubblicazioni, con onoranze particolari e con lapidi e monumenti commemorativi sia nel Capoluogo che in vari comuni della provincia.
Ma tra i caduti la figura più espressiva, per la nobiltà del suo alto sacrifìcio, fu quella del giovane capitano di fanterìa marchese Alessandro Casali che si immolò guidando i suoi soldati per fronteggiare II nemico in una resistenza, cosciente e disperata, nei giorni bui di Caporetto. La sua figura di uomo e di soldato fu rievocata, con commossi accenti, dal conto G. S. Manfredi, ex combattente della stessa guerra durante la quale cadde il capitano Casali.
II dott. Vittore Bozzetti, pure ex combattente e ufficiale dei pontieri, rievocò quindi le nobili pagine della storia di un reggimento, il 2 pontieri del Genio, che