Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI MILANO 1906-1909; JACINI STEFANO JUNIOR; MODERNISMO; <
anno <1969>   pagina <219>
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Stefano ]acini jr, e // Rinnovamento 219
sibilila di comprendere nei suoi veri termini la crisi della rivista, ma per­metta anche di riconoscere i diversi caratteri e orientamenti dei singoli nomini della direzione e della redazione, ed in particolare le posizioni e le preoccupazioni del nostro Jacini.
H 3 novembre Casati gli scriveva da Monza:
Sei muto come un pesce... Che cosa succede di te? Hai visto Semeria? Federici? Se sì, in che stato d'animo li hai trovati? Federici ha ricevuto una mia lettera di una settimana fa?
Insomma, non dimenticare gli amici e neppure gli impegni che hai verso il Rinnovamento. Noi siamo tutti fermi al posto di battaglia. Nulla ci smuoverà. Sarai sempre con noi? Bada che l'avvenire si mostra assai oscuro. Scrivimi . *)
In una lunga lettera Jacini informava l'amico sugli incontri avuti a Genova e a Cremona:
Sono stato a Genova tre giorni. L'esame andò bene. Ebbi un lungo col­loquio con Federici. Questi era abbastanza tranquillo per quanto lo riguardava personalmente, ma ansioso sull'avvenire del Rinnovamento. Il nostro colloquio fu lungo e grave. Incoraggiò l'idea della rubrica bibliografica, lamentò gli enonni ritardi, espresse il suo dispiacere (dal punto di vista tattico) che il nu­mero parlasse tanto dell'Enciclica (...) Ma, lasciandomi, mi fece comprendere come una resistenza in caso di scomunica gli sarebbe sembrata inopportuna, e come egli si sarebbe visto costretto ad interrompere la sua collaborazione. Tatto eio però non così chiaramente come te Io dico ora. Nota ch'egli era il primo a non riconoscere la non canonicità della scomunica alla " Contro-Enciclica " ed affermava che i sacerdoti da essa colpiti non avevano il dovere di rivelarsi. L'impressione complessiva che riportai dalla visita fu alquanto triste. L'idea dell'interruzione del R. per la pubblicazione dei volumi mi sembrava gli sorri­desse, ma diceva che questi si pagavano troppo poco e che nessuno ne avrebbe accettato l'incarico.
Appena uscito da Federici, lessi sul Corriere la intervista di Aiace. Non ti posso dire che mi piacesse interamente. Quell'aria saputa, quelle dichiara­zioni troppo ovvie, per essere tanto fortemente affermate, mi davano sui nervi. E con questa impressione rimasi tutto il giorno. L'indomani andai da Semeria, che mi fece grandissima festa. Quello era allegro, niente spaventato, felice del riavvicimunento Tom-Bononielli.2) Voleva la fermezza su tutta la linea. Solo si
1) Monza, 3 novembre (1907), in A. J., cart. HI, fase 4, n. 37.
2) Al riavviciuamentn effimero eli Galluruti Scotti e Bonomelli aveva molto con­tribuito il Fogazzaro, che il 3 gì ugna 1907 aveva scritto al suo giovano amico: Fran­camente, non capisco la tua lettera sdegnosa... Mi duole che tu non abbia visto il Bo­nomelli. Non credo assolutamente che aspiri al Coppello. Non credo che quanto vi è riferito di lui sia Vangelo; e il 21 giugno: Lo tuo bonomeUiana mi riempì di gioia. Si certo, sono ben contento di te, come tu lo sei di te stesso. É tanto raro che un atto cristiano sia anche un atto politico! Questo è stato il caso. Tu hai agito da cristiano e ti trovi poi ad aver agito anche da politico. Dio ti benedica e io ti ab-bfàccfòi* (A. FOGAZZARO, Lettere scelte. pp. 608 e 611).