Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI MILANO 1906-1909; JACINI STEFANO JUNIOR; MODERNISMO; <
anno <1969>   pagina <220>
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Fausto Ponzi
lamentava dei ritardi nella pubblicazione. Prediceva anche lui una scomunica a breve scadenza. Mi fece sentire una sua lunga lettera diretta a mona. Bonc­inelli ed, eventualmente, a chi fosse più in alto di lui. Era una buona afferma zione, e ferma; ma mi parve non dicesse niente di nuovo. Mi pregò di conse­gnarla al vescovo e io lo promisi.
Tornai direttamente da Genova a Cremona. Ivi mi aspettava il direttore del Circolo Silvio Pellico, ove dovevo tenere la famosa conferenza. Presi con lui gli accordi preliminari, mi. presentai dal vescovo, il quale mi accolse a brac­cia aperte, mi trattenne a colazione e ancora un pezzo dopo. Sembrava uno dei nostri, interamente. Approvò il piano della mia conferenza, raccomandandomi solo " di restare in Germania n, aggradi e approvò la lettera di Sem eri a, disse di non credere, per noi, a provvedimenti maggiori dell'Indice. Mi disse inol­tre cbe il card. Agliardi, cui aveva spedito la lettera di Tomasino perché la consegnasse al Papa, gli aveva risposto: cbe era vecchio, acciaccoso, scoraggiato; che il Papa era in uno stato di eccitazione straordinaria; cbe lui, Bonomelli, gliela mandasse. "E io aggiunse il vescovo non so bene che fare. Chissà; aspetto il momento... ecc. ecc. ". Insomma mi sembrò, su.questo punto, incerto e imbarazzato. Per il resto, pieno di benevolenza e di fervore.
Venni dunque a Casalbuttano e mi misi con ardore a lavorare la confe­renza sul primo tema che ti ho accennato (Di alcune correnti del pensiero reli­gioso ùi Germania) (...) Avendo già raccolto molti materiali, mi pare che la cosa stia venendo benino sintetica e complessiva, nOn roba da Rinnovamento, ma tale da figurar bene in qualunque altra rivista, e soprattutto adatta per una conferenza. Ma ora viene il bello. Bonomelli, il giorno dopo, si sente male. Forse riceve lettere da Roma, chissà? Fatto sta cbe lo assalgono tutti gli scru­poli, tutte le paure, e, dopo mille esitazioni, mi fa pregare di rimettere la con­ferenza " a tempi migliori ". Passo sulla correttezza dell'atto, sull'opportunità, ecc. ecc. Da quell'uomo non si può aspettarsi altro. Egli è un vero pozzo di scienza e una mente larghissima, ma il carattere gli manca. Buono, ma oscil­lante sempre. Ti avverto che si dice che, d'accordo col vescovo, e dato il momento difficile, la conferenza è procrastinata. Ti prego di avvertire Toma­sino di tutto questo. Io intanto finisco la conferenza e la metto nel cassetto. A qualche cosa servirà. Ma sono seccato, dopo tutto!
Nella stessa lettera Jacinì comunicava a Casati i propri sentimenti e propositi di fronte alla grave crisi che veniva attraversando il gruppo del Rinnovamento soprattutto riguardo al problema della prosecuzione o meno dell'impresa e a quello dell'atteggiamento da assumere nell'eventualità di un provvedimento di scomunica:
<t Tu mi fai animo e sembri dubitare della mia fedeltà al Rinnovamento. Effettivamente le difficoltà., in me e fuori di me, sono gravi, e il momento che attraverso tutt'altro che piacevole. Ma non è tutto dolore questo momento per tutti? Colla lealtà di cui faccio il mio solo vanto, ti prevengo ch'io non sono forte, e che potrà venire il momento in cui dovrò cedere. Ma non una cessione e nemmeno una secessione clamorosa. Una ritirata semplicemente, rimanendo intera la solidarietà delle idee: una ritirata dinnanzi al nemico troppo forte; mi chiuderei nel mio guscio, e mi getterei nello studio a capo fitto per trovar nuove forze e tornare a galla. Ma colla medesima lealtà ti posso anche dichia*