Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI MILANO 1906-1909; JACINI STEFANO JUNIOR; MODERNISMO; <
anno <1969>   pagina <228>
immagine non disponibile

228
Fausto Fonzi.
scondere; l> quanto Scoppola afferma per gli ostinati continuatori della rivista credo valga soprattutto per Jacini, che conferma la sua collaborazione e resta fedele all'impresa mosso dallo stesso spirito e dagli stessi fini che hanno portato Gallarati alle dimissioni. 2)
1) Vedo spesso Tomasino alla Stazione di Milano; ma sale invariabilmente in un altro vagone. Mi ci rassegno facilmente; L'altro ieri viaggio con Scotti, fred­dissimo al solito (dalle lettere di Jacini a Casati, da Zuccone, del 1 settembre e del 18 ottobre 1910, in A. C, foto in A. L, cari. HI, fase. 7).
2) Si può dire che Jacini, sul piano religioso, era molto più vicino a Gallarati Scotti ebe agli altri componenti del gruppo milanese; forse essi più degli altri sof­frirono in famiglia e nell'intimo delle loro coscienze per la crisi e per la con* danna del 1907.
Gallarati Scotti decise un doloroso distacco dalla rivista e dagli amici; Jacini, soprattutto per i legami di amicizia e di solidarietà che lo univano a Casati e anche a Soragna e a Boine. continuò invece la sua collaborazione; ma i carteggi dimostrano quanto i due fossero vicini nei giorni difficili ed anche in seguito, nonostante l'irrigi. dirsi, all'esterno, dei loro rapporti, dovuto forse proprio all'affinità delle loro posi* zioni ed alla coscienza ed intima comprensione che ciascuno di essi aveva dei motivi della scelta compiuta dall'altro.
Circa il severo giudizio espresso sugli uomini del Rinnovamento, così tiepidi nel credere, da ERNESTO BUONAIUTI {Pellegrino di Roma..., pp. 70*72) e, sulla sua scia, da MICHELE RANCHETTI {op. cit,, p. 194 e passim), penso che la lettura dell'arti colo di Nicola Raponi su Tommaso Gallarati Scotti dopo la condanna del Rinno­vamento , in Spiritualità e azione del laicato cattolico italiano, Padova, 1969, indurrà forse Ranchetti a rivedere quanto ha scritto a p. 217 del suo libro: Ad effondere il sangue, in ogni caso, non saranno i silenziosi riformatori del Rinnovamento ; i quali, ancora una volta, non mostrarono di essere particolarmente turbati dalla parola del pontefice: una parola dura e violenta quanto i loro discorsi erano sottili e dotti, e che reintroduceva, in luogo di una cattedra universitaria, la tradizionale visione del* l'inferno per i colpevoli e i miscredenti. E quindi anche per loro . La sofferenza di alcuni uomini del Rinnovamento, fondata su di una sincera fede cristiana, è senza dubbio seria e profonda, e perciò, anche sul piano meramente umano e storico, sarà feconda e costruttiva.
Col tempo si attuò poi il riavvicinamento e l'antica amicizia fra Jacini e Gal­larati Scotti si rinsaldò anche nel ricordo della comune esperienza, degli entusiasmi del 1906*1907 e della dolorosa crisi attraversata.
Il 26 agosto 1939 Jacini, rileggendo le memorie di Loisy. avrebbe scritto a Galla-rati: Sfilano tutte le figure note, e in parte tanto care, Hiigel, Senseria, Tyrrel ecc. 11 libro è scritto con una semplicità e un'evidenza che lo rende singolarmente at­traente. Beninteso non manca la nota caustica, ma generalmente più umoristica ohe acerba. Ne parleremo (BIBLIOTECA AMBROSIANA. MILANO, Carte Gallarati Scotti, sede JJL Carteggio, cari. 8, fase Stefano Jacini); e il 18 luglio 1940: É stata per me un'emozione leggere della morte di Loisy, e l'articolo rispettoso che gli ha dedicato l'Osservatore Romano mi ha fatto piacere. Cosi lo avessero trattato fin da principio (ivi). Ancora nel 1948, pur nei giorni dì euforia per la vittoria politica del suo partito, Jacini avrebbe scrìtto all'amico: Ho pensato molto u te, ed ai nostri comuni ricordi, leggendo nei giorni scorsi, nel penultimo numero della Civiltà Cattolica, un autorevolissimo articolo nlle recenti decisioni della Commissione Biblica; decisioni che accettano in pieno circa fi Genesi e il Pentateuco, le posizioni che costarono tanto caro al povere Von Hegel e a noi tutti del Rinnovamento. Se si fosse pensato così, in aito loco, or fanno qusrant'anni, quante lacrime si sarebbero risparmiate alle no­stre sante mamme, e forse, all'infuorì di noi. quante defezioni, dolorose per la Chiesa, si sarebbero potute evitare! [ivi, cart, 17, fase e Stefano Jacini*)*