Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI MILANO 1906-1909; JACINI STEFANO JUNIOR; MODERNISMO; <
anno <1969>   pagina <238>
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Fausto Fansi
poliedrica e comprensiva, tanto più sarà umana e religiosa, tanto più sarà vera. E sotto questo aspetto appare chiaro quanto il Cristo delle Chiese cri? stiane, pur con le sue scorie teologiche e magiche, superi in verità il Cristo di un Renan e di uno Pfleiderer, se non forse di uno Holtzmann e di un Loisy; e ciò perché, essendo una costruzione poliedrica e collettiva, tiene necessariamente conto di un maggior numero di elementi, si avvicina mag­giormente ad una sintesi religiosa. (...) In una parola mi sembra che la mi­gliore imagine del Cristo storico sia ancora il Cristo immanente della Chiesa , *)
Mentre il Soragna ha recensito il libro delTescatologista Schweitzer, lo Jacini dà un'ampia notizia dell'opera del protestante liberale Enrico Weinel, professore, come Eucken, a Jena. Weinel nel suo Jesus im 19'" Jahrhurt-dert del 1907 affronta un argomento che quasi coincide con quello già stu­diato da Schweitzer, ma da un punto di vista opposto, perché il Weinel si ricollega alla tradizione di un Harnack, di un Bousset, di un Jùlicher, cioè a quella del luteranesimo liberale; anzi, secondo Jacini, il Weinel saprà di­mostrare, con una nuova e importante opera scientifica, di essere uno dei maggiori esponenti della corrente, al livello appunto di un Harnack e di un Jùlicher. Jacini rimprovera al Weinel di aver trascurato quanto su Cristo hanno scritto cattolici come Schell, Loisy o Von Hùgel, e protestanti come Eucken o Troeltsch. Weinel ha insomma trascurato proprio quegli studiosi che lo Jacini più conosce e più ammira. Ma, ciò non ostante, questi mostra di apprezzare mollo l'opera dello scrittore tedesco e tutta la corrente del pro­testantesimo liberale, dalla quale detta opera è nata.
Jacini infatti non accorda ai luterani liberali solo un riconoscimento sul piano storico ( essi hanno operato dice lo stesso Schweitzer una grande opera di verità, e hanno fatto fare alla critica neotestamentaria un passo da gigante ), ma rivendica l'importanza anche attuale di un movi­mento che a torto si considera già superato (oc I più ortodossi pastori ed al­cuni critici più moderni vanno d'accordo nel demolire in modo radicale e definitivo tutto il loro paziente lavoro di analisi ricostruttiva della persona­lità e dell'opera di Cristo. (...) Tutti vanno d'accordo nel metterlo fuori com­battimento. Ma questa imagine è da rettificare: poiché i protestanti liberali hanno, oggi, un larghissimo seguito nelle università e fra il clero, e mag­giore lo andranno acquistando per qualche tempo ancora: la loro sconfitta sarebbe dunque tutta, per cosi dire, potenziale, eppure gli escatologisti, ed i pastori ortodossi, la proclamano già certa ).
Osserva che la critica fondamentale che gli ortodossi muovono ai pro­testanti liberali, all'Harnack, al Pfleiderer, al Bousset, è quella di avere scar­tato arbitrariamente dalle fonti storiche quanto mal si concilia con un'im-
i) M p. 106.