Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI MILANO 1906-1909; JACINI STEFANO JUNIOR; MODERNISMO; <
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1969
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239
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Stefano Jacini ir, e tu IL Rinnovamento 239
magine di Gesù fatta a loro somiglianza, cioè secondo la mentalità prevalente nella classe dirigente della Germania guglielmina. e aggiunge: Tulio ciò non è accettabile dal punto di vista ortodosso, perché dà soverchia presa al soggettivismo, diminuisce il Cristo a proporzioni non solo umane, ma borghesi ecc. Un tal Cristo, esclamano gli ortodossi, non avrebbe conquistato il mondo! Ma il più singolare si è che questi medesimi argomenti, arricchiti di molti al Eri, formano, a un dipresso, la base degli appunti mossi ai protestanti liberali dalla estrema sinistra dei critici. Per questi modernissimi il Cristo della Chiesa riformata e della cattolica è di gran lunga più sopportabile che non il Cristo liberale . Gli studiosi della nuova scuola, applicando rigorosamente i criteri scientifici dei loro predecessori, giungono a negare il carattere storico ai Sinottici non meno che a Giovanni. La Vorgeschichte e la Nachgeschichte si toccano per modo che non rimane più alcun posto per la figura storica di Gesù. Questa, trattata con terribili reagenti della escatologia e dello scetticismo, perde anche quella parvenza di vita che ai critici liberali era riuscito di infonderle. (...)La conclusione di questi studiosi è semplice: lo scettico rinunci a veder chiaro in quell'enigma storico che si chiama Cristo; rinunci per lo meno a veder in esso una personalità distinta e luminosa; il credente prescinda dalla conoscenza storica della vita di Gesù, e si attacchi al corpo complessivo ideale della sua dottrina, cosi come la tradizione ce lo presenta; corpo ch'egli può credere, se vuole, animato dallo spirito di Lui; lasciata la spoglia mummificata che alcuni dicono Gesù, si rivolga alla figura trascendente del Cristo; abbandonata la personalità storica, adori la personalità ideale .
Se i modernissimi critici avessero ragione, continua Jacini, un lavoro secolare di critica neotestamentaria e di ricostruzione della personalità di Gesù sarebbe stato inutile e e in avvenire non ci sarebbe posto che pel critico non cristiano e pel cristiano non critico .
Comprende e giustifica storicamente la reazione al protestantesimo liberale: in questo grande movimento demolitore noi non vediamo che un naturale contraccolpo agli eccessivi sviluppi della critica liberale. Questa, nel suo lodevolissiino e cristianissimo desiderio che noi cattolici dovremmo invidiarle - di assimilarsi la figura del Cristo, di amarla meglio e più da vicino, ebbe troppa fretta, e volle troppo facilmente penetrare nel mistero eristologico: costruì, interpretò, sforzò anche i testi, alla luce di una sua speciale teologia, e di molte reminiscenze filosofiche: sicché ottenne un Cristo non solo uomo, ma tedesco, borghese, professore o pastore protestante una figura sistematica, rigida, composta e mediocre. La coscienza cristiana da un lato, dall'altro la coscienza storica si ribellarono a questo sforzo, e il pendolo, piegato fino a terra, oscillò sospinto e spari nelle nubi.
Se di fronte alle soverchie preoccupazioni teologiche dei protestanti liberali è doveroso affermare secondo Jacini che al critico è perfetta-