Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI MILANO 1906-1909; JACINI STEFANO JUNIOR; MODERNISMO; <
anno <1969>   pagina <244>
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Fausto Fonai
solo da preoccupazioni finanziarie e da ragioni di salute.; in realtà Casati era sempre meno convinto dei fini programmatici del Rinnovamento ed era forse lontano dagli stessi problemi che erano alla base della crisi modernista. Ma, se Casati appariva personalmente ben deciso ad abbandonare, non soltanto la direzione, ma ogni forma di collaborazione, ciò doveva necessariamente significare la fine della rivista? Questo si domandavano i suoi compagni !) soprattutto dopo che fu ad essi nota la lusinghiera ed allettante proposta del loro grande amico inglese.
Von Hiigel infatti, non appena ricevuta la comunicazione da Casati, aveva proposto a Jacini e Soragna di continuare essi l'impresa dichiaran­dosi disposto ad assumere la direzione del Rinnovamento, ma conservando l'anonimato, ed a fornire notevoli somme per la pubblicazione. Egli aveva avuto modo, in diverse occasioni, di conoscere e di apprezzare sempre più Soragna e Jacini. Di questo ultimo aveva certamente gradito l'opera svolta per diffondere in Italia la conoscenza del pensiero di Eucken, ch'egli considerava tra i grandi maestri del tempo ed al quale era stretto da affinità di idee e da viva amicizia; aveva poi apprezzato gli scritti pubblicati da Jacini sul Rinno­vamento: proprio il 7 novembre gli aveva scritto: J apprenda de Casati que e'est vous qui avez fait le beau et délicat travail sur la personnalité du XX dans le dernier Rinnovamento. Mes meilleurs felicitalions .2) Già nel 1907 aveva consigliato a Jacini di continuare la collaborazione alla rivista e forse gli aveva suggerito di seguire il suo esempio e servirsi di pseudonimi o del­l'anonimato; poi sempre lo aveva confortato, esortato e aiutato, apprezzando, nello sbandamento di molti, la fedeltà di Jacini alla causa del riformismo cattolico.
Ora Von Hiigel desiderava salvare II Rinnovamento ad opera di per­sone che riteneva sicure, come Jacini e Soragna, proprio perché temeva l'estin­guersi di una voce autenticamente riformatrice, cioè di una valida espressione di quella tendenza ch'egli vedeva gradualmente indebolirsi in tutta Europa in seguito al ripiegamento di tanti modernisti da un lato verso il puro im­manentismo e dall'altro verso il conformismo clericale o verso la rinuncia e il silenzio.
Più tardi, essendo fallito il tentativo di salvataggio della rivista mila­nese, egli avrebbe scritto a Clement Webb: That meeting at Paul Desjar-dins. ibis month, is betng atlended by Paul Sabatier (...): and the disappea-
V) 3a coloro che al tempo della morte del Rinnovamento volevano seguitare a tatti' i córti sarebbe stato Giovanni Boine, che diceva di poter (are sempre di più (efr. la lettera dì Papini ad Amendola del 7 settembre 1910, in EVA AMENIMLA KUETCJ, Vita con Giovanni Amendola, 2ft eri., Firenze. 1961, p. 233. Certo è che Boine, scrìvendo ii Papini. aveva attribuito la fine del Rinnovamento solo a stanchezza e debolezza di Casati (lettera pubblicata da E. CBCCHJ, in Corriere della Sera del primo novembre 19ol>.
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