Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI MILANO 1906-1909; JACINI STEFANO JUNIOR; MODERNISMO; <
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1969
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252
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Fausto Fatisi
In tale stato àVanimo Jaekii legge l'opera postuma di Tyrrel, Il Cristianesimo al bivio, e la lettura è per lui chiarificatrice e senza dubbio edificante, come risulta dalla critica ch'egli ne fa in una lettera, cb'è insieme confessione e professione di fede:
<Il Cristianesimo al bivio è libro per me descrittivo non meno del Dogma et critìque del Le Roy. Dico per me, perché il Tyrrel che qui trovo, diverso affatto da quello dei precedenti lavori, si pone i medesimi quesiti, e li affronta col medesimo tormento interiore che ha sempre angustiato me, sia di fronte alle soluzioni ottimistiche e sistematiche dei protestami liberali, sia dinanzi a quelle pessimistiche, e* in altro senso, semplicistiche anche esse, della scuola radicale di Loisy. Ho qui il libro, purtroppo, nella straziante, sgrammaticata e scorrettissima traduzione del Balducci; pure, per chi, come me, ha qualche pratica di traduzioni, il testo originale traspare quasi sempre attraverso gli spropositi della versione. Il lavoro è ancora scomposto, in fieri, in fusione; filosoficamente presenta parecchie mende, vi sono spesso confusioni, come questa: la realtà della visione (oggettiva) si confronta colla realtà della ispirazione poetica ed artistica, la quale è anch'essa oggettiva, forse, ma in tutt'altro senso. Però tali punti filosoficamente discutibili non hanno che indiretti rapporti colla sostanza del lavoro. Il quale sa di forte agrume a chi, come me, ha simpatizzato per un tempo ed ha cercato di difendere la posizione protestante-liberale; ma in pari tempo presenta l'ultima chance di vita che il modernismo oggigiorno conservi, fi Cristianesimo al bivio è la logica continuazione di l'Evangile et VEglise. Non so che cosa contenga il recentissimo articolo di Loisy, che fece* mi dicono, tanta pena a Yon Hugel e a cui questo vuol rispondere in Coenobium (Spero Soragna me lo porti stasera), ma mi pare assai difficile attaccare la posizione di Tyrrel in quest'ultimo lavoro, come quella che, pur essendo in certo senso un ritorno alla tradizione cattolica, accetta tuttavia gli ultimissimi atteggiamenti della critica escatologislica. C'è insomma in quelle pagine, una miniera di contrasti tale, che difficilmente la nostra generazione riuscirà ad esaurirli: contrasti che, a mio avviso, mai furono lumeggiati cosi perfettamente. E il povero Tyrrel è morto, in mezzo a tanto crepuscolo di idee, avendo in cuore una sua luminosa fede nella vita futura, non individuale, non antropomorfica, ma non terrena e non puramente ideale: in una vera vita, simile in sostanza a quella che promettono al loro gregge i curati di campagna. Questo è per me il senso profondo e consolante del suo postumo lavoro. In una seconda lettura postillerò e annoterò: per ora leggo semplicemente, e mi consolo sentendo rinascere in me un po' di quel bell'entusiasmo che ci animava nel 1906 .*)'
*) .(urini a Casati, Pontresino 14 agosto 1910, ih A. C, foto in A. J.. cart. HI, fase 7. Credo che ancata importante lotterà aiuti anche a comprendere lo spirito col quale Jacfni partecipo alle celebrazioni per il centenario di S. Curio, e L'ingranaggio delle circostanze - - scriveva u Casati - - mi porta a recitare in queste feste di S. Carlo nna parte che non mi garba gran fallo. Gli ultimi atti di Pio X (Spagna, SOlon, comunione a 7 anni!!) hanno diminuito in me l'attaccamento istintivo ch'io conservavo per la gerarchia cattolica. Ma mi condolo pensando che tti stosso in origine, due anni fa, mi hai consigliato ad entrare in questo comitato, clic poi Iti min situazione familiare Ita dato un carattere di necessità ella mia partecipazione, la quale del resto mi da modo di conoscere persone stimabili, come il card. Aglfordi, e di impedire - - come ho untato di fare anche recentemente - - (...) mascherate orribili. (...) Con tutto ciò sarebbe di una comicità ironica la ricompensa delle mia fatiche ufficiali, se, come ho