Rassegna storica del Risorgimento
GUARDIA NOBILE MODENA 1859
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1969
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La Guardia nobile estense nel 1859
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Passate le cerimonie auliche e le allegrezze popolari, l'improvvisalo corpo militare non si sciolse: anzi potè organizzarsi meglio e fu inserito regolarmente nella vita della Corte. In parte ebbe impiego nei servizi normali d'anticamera, a Palazzo; ma figurò sempre nella pienezza del numero ogni volta che per avvenimenti locali di qualche importanza i sovrani si presentassero in pubblico con solennità ufficiale.
E, dopo quegli inizi, per molto tempo tutto andò com'era desiderato dai componenti della Guardia non meno che dai governanti. Gli zelanti miliii si sentivano stretti al duca, oltre che dall'originario sentimento di gratitudine a cui s'è accennato, anche da una piena concordanza d'idee, politiche e morali; gli erano quindi sinceramente devoti e consideravano un privilegio il potergli stare più vicini degli altri sudditi. E non solo nelle ore liete, ma anche nelle difficili, che non tardarono a farsi sentire. Molti di loro, per esempio, rimasero volontariamente accanto a lui nelle incerte giornate del 1815, durante il tentativo di Gioacchino Murai; altri lo difesero con la loro persona sotto la fucileria di corso Canalgrande la notte del 3 febbraio 1831, o l'accompagnarono nell'esilio di quell'anno; altri mostrarono eguale fedeltà in circostanze successive.
Dopo la morte di Francesco IV qualche cosa cambiò, oltre la persona del duca. La Guardia continuò ad adempiere i suoi speciali incarichi sino alla prima metà del 1859, cioè sino al rapido tramonto del ducato; tuttavia quel servizio apparve man mano meno sentito, mentre diveniva meccanico, fiacco e difettoso. Vedremo meglio ciò in una documentazione nuova, che riguarda appunto l'ultimo periodo, il più critico, ora accennato.
Allora tutto il corpo che era stato diviso in due sezioni: di cavalleria e di fanteria comprendeva 119 uomini, 67 dei quali appartenevano alla provincia di Modena, 30 a quella di Reggio e 22 ai distaccamenti di Massa e di Carrara. *) Ne era comandante, col grado di colonnello, il marchese Giovanni Galliani Coccapani, successo nel 1857 al marchese Carlo Campori. Elegante l'uniforme, specialmente quella di gala, bianca e turchina, con candido pennacchio sulla feluca, scintillanti spalline, sciabola, fiocchi, alamari, bottoniere e altri dorati ornamenti. E più bello ancora si sarebbe detto lo spirito di corpo, osservando l'insegna vantata spesso nei discorsi dei capi sulla (piale campeggiavano due suggestive parole: ONORE E FEDELTÀ.2)
Ma la realtà non sempre corrispondeva alle belle apparenze. Dal 1814 in poi i tempi s'erano andati a poco a poco cambiando. Gli uomini entusiasti dei primi anni, essendo divenuti anziani o vecchi, non appartenevano più alla Guardia Nobile. Gravissimi avvenimenti politici, superati solo in superficie, avevano lasciato tracce indelebili nelle menti e nel costume; e certi semi
i) Per dati più minati sull'organiszazione generale dal Corpo cfr. Cinquanutdue mesi cit., p. 89, e le varie annate dell'Almanacco della R. Corte degli Suiti Estensi. Circa l'uniforme a cui si accenna in segnilo, forniscono incidentalmente elementi vari gli stetti ordini del giorno di cui .<ùì' si trattai Ma' sopràttotto importano nel IH citata opera del ROVATTI (voi, del 1814, parte II) i disegni delle pp. 372-375, riprodotti ora, con altri affini, nella lussuosa nuova edizione (Modena, 1967) di Modena capitale B t. A.MOH'iiK da p. 294 a p. 296.
3)< Lo stendardo della Guardia portava appunto tale motto in lettere d'oro su campo azzurro. È riprodotto nella Cronaca del Rovatti, a p. 367.