Rassegna storica del Risorgimento
STORIA
anno
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1969
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pagina
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289
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La Signora Maestra non fa lezione [J 289
così non fosse, con suoi consigli e ricette ci salverebbe dal ricadere negli stessi errori, dal peccare per le stesse ingenuità. L'esempio di Cesare e di Cola di Rienzo- disgusterebbe, forse, dalla tentazione della dittatura e quello, si fa per dire, di Diocleziano e di Carlo IX dall'illusione di poter spegnere una fede con la violenza. Tuit'al più, vita nmgistra /ristorare, nel senso che quella può aiutarci a comprendere questa. E magari farcì sospettare che la congiura di Catilina fu a master stroke of election strategy di quel furbo di Cicerone...
In ogni caso, poco dimostravano di avere appreso dal preteso insegnamento della storia gli Italiani che, nel 1818, sognavano, invocavano, speravano l'intervento francese o inglese in favore della indipendenza della penisola. Richelieu aveva già detto, qualche secolo prima, che il vero interesse della Francia era di circondarsi solo di piccoli Stati; Basti de, in piena lotta del Piemonte con l'Austria, ammoniva il rappresentante di Parigi a Torino che sarebbe stato un fait assez grave , per la Francia, la creazione ai piedi delle Alpi d'una monarchia di undici-dodici milióni d'abitanti, destinata ad essere,, dà ogni punto di vista, une puissance redoutable anche senza l'assorbimento da parte sua del resto dell'Italia. *)
La storia, evidentemente, non aveva insegnato agli Italiani che, a parte le amicizie individuali e le simpatie del momento (più che simpatizzante, amico era lo stesso ministro Bastide), la politica francese, dell'antica monarchia o della Seconda repubblica, era, e doverosamente, guidata dall'interesse francese. Né avevano imparato dalla storia che la risposta data da William Nassau Senior a Giuseppe Massari l'8 novembre 1850 in Torino rispondeva perfettamente, e doverosamente, alla logica inglese. Aiuti al Piemonte più da Lord Polmerston che da Lord Aberdeen? No, no: Io temo che voi avreste la stessa specie di aiuto tanto dall'uno come dall'altro; forti espressioni di simpatia per voi e forti espressioni di disapprovazione per gli altri, ma io non credo che un uomo di Stato inglese manderebbe un esercito alla difesa di Genova o una fiotta per bombardare Trieste... .2)
Spiacevole, ma esattamente sulla linea di quello che aveva scritto il 30 novembre 1848 proprio il Palmerston all'inviato a Firenze Hamilton: Vi prego di dire a Montanelli, qualora egli vi parlasse di nuovo della necessità di cacciare gli Austriaci dall'Italia, che se gli Italiani potessero compiere quest'atto coi loro mezzi, nessuno potrebbe certo biasimarli; ... ma gli Italiani Bono manifestamente incapaci di compiere quest'atto con le loro forze e sarebbe molto poco ragionevole da parte loro aspettarsi che l'Inghilterra e la Francia sguainassero hi spada e facessero per l'Italia ciò che essa non può fare da sola . Che era la pura e semplice realtà, certo molto diversa da quello che gli Italiani potevano, prima e allora, aver sognato, da quello che la propaganda, prima e allora, poteva aver fatto sognare.3)
E non si dice a caso propaganda. Se la storia avesse davvero qualche virtù pedagogica , la lettura del verbale della seduta del 21 giugno 1821 al Parlamento inglese avrebbe potuto insegnare qualche cosa in materia agli Italiani. A Lord Bentinck, che, già autore e patrono della costituzione siciliana del 1812, chiedeva come non si fosse fatto nulla per obbligare il Borbone a man
i> COMTE DE RKISBT, MBS souvenirs, Paris, 1902, t. T, pp. 177-178. 2) NASSAU W. SENIOR, L'Italia dopo il 1848, Buri, 1937, p. 49. 8) RUGGERO MOSCATI, La diplomazia europea e U problema italiano nel 1848, Firenze, 1947, p. 78.
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