Rassegna storica del Risorgimento
anno
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1969
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pagina
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291
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AMICI SCOMPARSI
ORAZIO CONDORELLI
Orazio Condorelli era nato a Roma il 26 maggio 1897 dal padre catanese prof. Mario, libero docente di parassitologia, il quale esercitava allora a Roma l'ufficio di conservatore presso l'Istituto zoologico dell'Università, e dalla madre calabrese Adelina Cropani, ma era cresciuto a Catania, dove il padre aveva fatto ritorno nel 1901; in questa città, di cui si considerava cittadino ed anzi figlio adottivo, per il vivissimo attaccamento sentimentale alle tradizioni di cultura e di costume. Egli si è spento improvvisamente la sera del 3 febbraio 1969, dopo aver partecipato ad una riunione del corpo accademico presso quella Università, a cui aveva dedicato un'esistenza. Laureato in giurisprudenza nel 1917, salito alla cattedra di filosofia del diritto nel 1930, Rettore dell'Ateneo dal 1937 al 1943, quando lasciò la carica tenuta con dignità e coraggio in mezzo a fortunosi eventi, era ancora in atto pro-Rettore della stessa Università.
Aveva ricoperto la carica di presidente del Comitato catanese del nostro Istituto per dieci anni: dal 15 giugno 1956, quando era stato eletto nel consiglio direttivo alle prime elezioni tenute dopo la ricostituzione del Comitato per la provvida opera del commissario straordinario prof. Carmelina Naselli, sino al 12 marzo 1965, quando aveva dichiarato di rinunziare al mantenimento della carica, perché in essa potesse succedergli l'allievo prediletto, allora vicepresidente del Comitato. Aveva rappresentato il Comitato catanese al XL Congresso nazionale di Torino (26-30 ottobre 1961), e l'apparizione della Sua figura, cosi legata a quella varietà della tradizione risorgimentale, che fu appannaggio della monarchia sabauda, potè ben essere considerata emblematica e patetica insieme. Era stato infatti una delle personalità politiche più rappresentative del movimento monarchico nel dopoguerra, in qualità di componente della Consulta nazionale, di deputato all'assemblea costituente e infine di senatore; era divenuto presidente nazionale del partito democratico italiano di unità monarchica.
In Lui, fin dai giovani anni, l'amor di patria aveva assunto il carattere di una religione civile, a cui Egli rongiungeva la fede cattolica, testimoniando di entrambe con le parole e con le opere. Nell'ispirazione del Suo pensiero politico si può dunque ritrovare la tematica del giobertismo dell'ultima maniera, che tanto e duraturo fascino esercitò sul ceto intellettuale meridionale, e che era stato da Lui recuperato ed assorbito per tramite della filosofia gentiliana. Non è questo il luogo per trattare convenientemente dei suoi lavori di filosofia del diritto, opere, che meritarono grandissimo prestigio al suo nome di studioso; ci limiteremo a ricordare il Suo saggio Per la storia del nome Stato {il nome Stato* in Machiavèlli)) pubblicato sullVfrc/ut;io Giuridico nel 1923, ma composto nel 1921, indagine condotta con straordinaria finezza filologica e filosofica, ancor oggi considerata fondamentale in ordine alle ricerche machiavelliane. Nel campo degli studi risorgimentali, Egli lascia un contributo che è documento significativo della sua classica eloquenza e della sua passione civile: l'orazione su // sentimento nazionale nella rivoluzione siciliana del 1848, pronunciata nell'Aula Magna dell'Università di Catania, e pubblicata ncll4r-chivio storico per la Sicilia Orientale* TV Serie, A. 11-111 1949, pagg. 93-104.
VirroHio FROSINI