Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DELL'ARCADIA; BIBLIOTECA ANGELICA ARCHIVIO DELL'ARCADI
anno <1969>   pagina <303>
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Libri e periodici 303
l'indagine Milla società spagnola e le cause contraddittorie e drammatiche delia BOA resistenza a Napoleone Quanto all'atmosfera culturale, viceversa, che ignora del tutto, che so io?, un Foscolo (e dove trovare un uomo napoleonico come lui?) gli sche­matismi non mancano, e perciò il carattere formativo del periodo, pur in mezzo al suo ribollente disordine, è nettamente sottovalutato. Letterariamente scorrevole e qualche volta pregevole, qua e là malaccorto nella distribuzione di dosi di quel prezzemolo dell'umorismo che è ricetta rigorosissima della storiografia insulare, ben centrato in alcune rappresentazioni di personaggi (la politica estera di Talleyrand) mentre altri (Alessandro) vengono sbozzati frettolosamente ed altri ancora < Mettermeli e Sieyès) bellamente ignorali, attento agli aspetti economici quanto basta per scrivere un paio di paginette sul contrabbando e sugli espedienti chimici del blocco continentale, questo libro si rivolge ad un largo pubblico e lo raggiunge efficacemente, con effetti formativi non trascurabili in campo civile e genericamente democratico, ma che attengono pur troppo alia storia solo alquanto alla larga. Inutile dire, per concludere ed esemplili* care, che chi ricercasse temi già da tempo individuati come i più fecondi dell'epoca, come le origini del socialismo o la rinascita del cattolicesimo o il sorgere del principio di nazionalità, cosi elevatamente dibattuto fra noi, proprio facendo centro su quel ventennio, da Salvemini e Chabod, può comodamente risparmiare il suo tempo.
RAFFAELE COLAI-IETHA
WILLIAM MILLER, Nuova storia degli Stati Uniti, a cura di RENATO GRISPO, con prefa­zione di Raimondo Lurughi, traduzione di Ovidio Capitani e Renato Grispo; Roma, Edizioni di storia e letteratura, 1966, in 8, pp. X1I-526. L. 4.000. (Recensito entro i limiti cronologici della Rassegna).
Nella prefazione Raimondo Luragbi indica chiaramente alcuni problemi relativi alla storia statunitense che dovranno essere affrontati prima o poi dagli storici e dagli editori italiani. Tra questi, l'esigenza di cuna équipe di specialisti italiani della materia che funga da filtro tra storiografia statunitense e pubblico italiano, e la necessità di superare la fase di storie generali per giungere alla pubblicazione di opere più specializzate. La presente traduzione offre lo spunto ad altre considerazioni, soprattutto di terminologia, essenziali ad una maggiore comprensione di questa storio­grafia. Ricordo qui che nei testi liceali si suole tuttora studiare la Guerra di Secessione termine sudista a dispetto delle tradizioni nordiste ed abolizioniste del Risorgi­mento italiano. Sarebbe opportuno stabilire anzitutto quali termini del ricchissimo e spesso fantasioso vocabolario politico statunitense vadano tradotti, e come, e quali siano intraducibili. Altre scienze sociali, prima fra tutte l'economia, hanno in gran parte risolto il problema ed ad esse può ricorrere lo storiografo, ma con una certa cautela. Per esempio, farmers non sempre può essere tradotto proprietari terrieri , in particolare quando sì tratta dei seguaci di Shays. Alcuni esempi di traduzione inaccettabile: gli Whigs americani non sono dei liberali e Carnegie Scotch Presby-leriun non può diventare Presbiteriano di rito scozzese (p. 296). Ritengo anche essenziale che spiegazioni di qualsiasi natura fornite dal curatore siano chiaramente indicate per ioli, preferibilmente in nota, e non attribuite all'A. 1 politicanti avven­turieri venuti dal Nord, i Carpetbaggers (come furono chiamati) anche se non contrasta coll'opinione dell'A. implica pia di Carpetbaggers front the Norih (p. 252 e p. 223 dell'edizione originale). Ed è lecito presumere che vi sia una chiara signi­ficazione politica nel far proclamare ad Eisenhower the Fascist fall che scompare del tutto con la resa dell'Italia (pp. 409 e 465 rispettivamente). E, per concludere, II curatore dovrebbe evitare di mutare il significato di frasi-chiave, il che purtroppo è non raramente il caso, come allorché la constatazione che la Società delle Nazioni fu creata with no independent force of ita own and dependent for effectiveness on United States participatlon diviene, in italiano, che però non ebbe mai alcuna auto­nomia propria, e fu costretta a dipendere sempre dalla misura della partecipazione americana (pp. 346 e 393 rispettivamente).