Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DELL'ARCADIA; BIBLIOTECA ANGELICA ARCHIVIO DELL'ARCADI
anno <1969>   pagina <308>
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Libri e periodici
sulla presenza a Rieti dei volontari di Garibaldi dal 29 gennaio al 13 aprile 1849, ri­fondendo nell'opera un suo opuscolo precedente.
Abbiamo già accennato allatto che, a mano a mano che ci si avvicina all'epoca della composizione del libro, la trattazione perde di incisività, limitandosi ad una esposi* zione generica degli avvenimenti locali di maggior rilievo, senza includerli in una prospettiva di ambito nazionale.
In conclusione, il lavoro del Sacchetti-Sassetti è un assai utile contributo alla conoscenza di quanto era avvenuto in Rieti durante il periodo del nostro Risorgi* mento e, entro questi limiti, manifesta ancora il suo pregio a distanza di oltre mezzo secolo da quando fa composto. Da essa non potrà non prendere le mosse chi vorrà, obbedendo alle esigenze della recente metodologia storica, trattare di Rieti al di fuori di una ristretta cronaca locale, e cioè inserendone in maniera organica gli avveni­menti nel più vasto quadro della vicenda nazionale, mostrandone i collegamenti con i fattori politici, economici e sociali presenti nella storia italiana.
ROBUSTO UGOLINI
RAFFAELE COLAPIETRA, La formazione diplomatica di Leone XII (Memorie, 23); Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1966, in 8, pp. 218. L. 3.500.
Sul pontificato di Leone XII, di cui non esisteva che una storia lacunosa di Artaud de Montor, Raffaele Colapietra, uno studioso solerte e illuminato, ben noto ai nostri lettori, pubblicò nel 1963 un'opera pregevolissima, frutto di vaste ricerche in archivi e biblioteche italiane. Con questo recente denso volume egli ritorna al suo personaggio, di cui ci offre una ricostruzione biografica organica e lineare sino alla sua promozione a cardinale con una ricchezza i nasi tata di dati, in gran parte sco­nosciuti perché desunti da preziose fonti inedite. Data la vastità della materia cer­cherò di metterne in rilievo per Io meno i punti più significativi.
Sesto figlio del conte Dario Della Genga, cui fu dato il nome di Annibale, era nato nell'agosto del 1760 nell'avito castello della famiglia a Genga, presso Spo­leto. Della sua fanciullezza non si sa altro che a 13 anni fu inviato in un antico famoso collegio di Osimo per compiervi gli studi superiori e di lì, cinque anni dopo, a Roma in un altro collegio illustre. Ordinato sacerdote, poco più che ventenne, entrò nella Pontificia Accademia Scolastica: un ambiente signorile, specializzato per la formazione di diplomatici addetti alla Santa Sede. E si ha da credere, poiché nessuna documentazione al riguardo è riuscito sinora il Colapietra a scoprire, ad onta delle sue scrupolose indagini, che egli abbia dato segni evidenti di spiccata per* sonalità se, appena terminata la durata del corso di 7 anni, fu nominato cameriere segreto onorario di Pio VI e, poco dopo, assunto nella sua segreteria particolare. E grande fiducia indubbiamente deve aver riposto in lui il pontefice, congiunta ad una singolare affettuosità, se quattro anni dopo, e precisamente nel febbraio 1794, lo nominò, privandosi però di lui con dolore, nunzio apostolico presso i paesi della Germania occidentale con sede a Colonia. E nel maggio dell'anno seguente gli fu dato pure l'incarico degli affari della nunziatura vacante di Monaco, sicché egli dovette sovraintendere alle cose ecclesiastiche di tutta 1? Germania cattolica, a cui al aggiunse, poco dopo, la nomina di superiore delle missioni del Belgio. Compito assai arduo se si tien conto, sovrastano, delle deplorevoli condizioni, in quel torno, dell'episcopato tedesco, tant'è che i vescovi venivano eletti simoniacamente e i cano­nici, per lo più ricchissimi, non si occupavano punto di servir la Chiesa, e, per giunta, il hflsso clero, nel complesso, era di un'ignoranza spaventosa. Per altro il giovane prelato non si preoccupò soverchiamente della molteplicità dei poteri che si erano concentrati nelle sue mani né fu sconfortato, li per U, delle gravi condizioni del caitolicismo tedesco, ma, sin d'allora, ebbe una chiara visione della triste realtà e dei rimedi coi avrebbe dovuto provvedere la Chiesa di Roma (e su codesto punto in­sistette sovente nella sua corrispondenza con l'amico Albani, cardinale e decano della Curia), di liberarsi, cioè finalmente delle vecchie Cordature mondane e di ogni im-