Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DELL'ARCADIA; BIBLIOTECA ANGELICA ARCHIVIO DELL'ARCADI
anno <1969>   pagina <310>
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Libri e periodici
mentre il Consulvi era anche lui sentii hi tu e impressionabile, ma in ogni istante della sua carriera, come confesso nelle Mie Memorie, dimenticale, e mi par strano, da! Colnpictra, ') fu sempre all'altezza delle situazioni Bensa mai dar segno di stanchezza e di rassegnazione, senza lasciarsi mai abbattere o trascinare dal l'ingiustizia e con prontezza di decisione, a costo di lacerami tornire morali, ma passando però notti dolorose e rivolte a Dio nel caso di disinganni o invocando aiuto per non venir meno ai snoi compiti formidabili. Sa di un punto il loro accordo era pieno, e cioè il ristabilimento severo e immediato della disciplina della Curia e la restaurazione religiosa che plasmasse di sé tutta la società, stretta attorno al papa, poiché l'antico regime (come giustamente scrive il Colapietra) era ormai tramontato per sem­pre: con la differenza, per altro, e di ciò mi par necessario informare i lettori, che il Consalvi aspirava anche, in parte almeno, alla temporalità. Comunque, e ciò mi preme mettere in rilievo, grande era la sua fiducia nell'amico, che giudicava il mi­gliore modello della diplomazia pontificia, e di cui era certo che si sarebbe giovato con piena sicurezza non solo nelle questioni interne, ma anche nelle internazionali le più complesse. E, in effetti, quando da poco tempo il Consalvi aveva assunto le sue funzioni e anche lui era d'accordo con l'unanimità dei diplomatici romani che fosse necessario, per il ristabilimento dell'ordine nelle cose d'Italia, avviare nego­ziati con la Russia, con il Della Genga già aveva avuto contatti e la nomina colà di un nunzio cadde naturalmente su di lui. Ma, ad onta delle sollecitazioni e dei sinceri apprezzamenti non solo del Consalvi ma di tutto il corpo diplomatico, egli ri­fiutò l'incarico lusinghiero, addicendone il motivo, che io penso veritiero, checché si dica, e cioè un'effettiva stanchezza fisica e morale per la lotta combattuta con con­tinue ansie per la ricerca di una sede conveniente in esilio per Pio VI, da lui pro­fondamente amato. E durarono a lungo le istanze (ottime promesse gli fece an­che Pio Vii) ma finalmente il 9 gennaio del 1803 (ormai, dopo la morte atroce di Paolo, gli affari con la Russia erano passati in seconda linea) potè rientrare a Roma, ove prese stanza nel suo palazzo in via Fontanella Borghese. Però non gli fu possi­bile, come egli desiderava, dedicarsi completamente ad una vita di meditazione, perché l'esperienza di 8 anni conseguita in Germania e gli incitamenti del Consalvi, che continuava ad avere grande fiducia in lui anche dopo il suo diniego di recarsi in Russia, lo costrinsero ad occuparsi ancora delle facendo ecclesiastiche tedesche, tant'è che, appena giunto a Roma, lo incaricò di compilare un rapporto sulla vera situazione tedesca, ciò che egli fece ben volentieri perché era ancor sempre dubitoso che vi si estendesse la tolleranza del clero non solo per la politica di Napoleone, ma anche, e forse più, per il nuovo movimento culturale che faceva capo a Kant, da lui, che aveva una mentalità ancor del tutto settecentesca, cordialmente odiato. Frat­tanto, per continui dissensi, il tempo delle secolarizzazioni avevano subito a Ratisbona un arresto e sol verso la fine del 18(12 si ripresero i lavori; e fu allora, o poco dopo, che a Roma una congregazione cardinalizia di 12 porporati si dichiarò favorevole all'invio colà di un nunzio straordinario, in contrasto con l'opinione del Segretario di Stato, per il quale il provvedimento avrebbe unicamente accresciuto i contrasti con Vienna e con Parigi: comunque, a suo avviso, era il caso di temporeggiare.
Mi par opportuno, al proposito, far presente che il Consalvi non fu mai pro­penso, in codesto periodo, alla concezione strettamente religiosa della questione ger­manica: secondo Ini era soprattutto necessario' che i vescovi continuassero ad avare' la libera proprietà dei benefici per evitare il pericolo che dipendessero dali ar­bitrio dei principi protestanti. Troppo spazio mi dovrebbe essere acconsentito per informare i lettori come si giunse, dopo lunghe discussioni determinate da parti­colari avvenimenti politici (sui quali si sofferma a lungo, come di consueto, il Cola-pietra) allo nomina di mi nunzio non direttamente a Ratisbona, ma a Monaco di Ba*
"*) Mi permetto di ricordare che una mio breve biografia del Consalvi, astratta per l'appunto dalle sue Memorie, comparve su questa rivista or sono 13 anni.