Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DELL'ARCADIA; BIBLIOTECA ANGELICA ARCHIVIO DELL'ARCADI
anno <1969>   pagina <313>
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Libri e periodici
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appallarsi direttamente al corpo elettorale, non fa che rafforzare questa condizione d'indipendenza dell'esecutivo rispetto alle cernere. Diversamente vanno le cose in nn regimo pseudo-parlamentare; qui invece si ha un regime assai vicino a quello duna dittatura di assemblea, o almeno, una netta prevalenza del legislativo nei confronti dell'esecutivo, e, conseguentemente, il governo è costretto a trovare la sua legittima­zione politica in seno all'assemblea: esso sì configura pertanto come un comitato emanato dalla maggioranza del parlamento. La dinamica di questo regime pseudo-parlamentare portai secondo il Maranini, alla fatale conseguenza di capovolgere i rapporti di nn vero regime parlamentare: quando appare nn abile uomo di go­verno, è lui che impone agli elettori (con le pressioni) o che attribuisce agli elettoli (con le manipolazioni) una determinata risposta politica, espressa in una certa com­posizione dell'assemblea, composizione che non costituisce in se stessa una maggio­ranza, ma che offre al capo del governo la possibilità di comporre la maggioranza con idonee combinazioni, e con adeguate distribuzioni di benefici, e anche di castighi politici (p. 183). È proprio quello che accadde prima con Cavour e poi con Gioliti!, soprattutto, che avrebbe rinnovato pertanto quest'aspetto essenziale dell'opera cavour-riana (efr a p. 233), quello cioè d'intendere il sistema in maniera del tutto opposta rispetto al regime parlamentare, costituire cioè il potere del primo ministro sul po­tere del parlamento. Non si creda, però, che il Maranini dia per questo motivo un giudizio negativo sull'opera del Giolitti, anzi al contrario, egli definisce lo statista piemontese come un grande uomo di governo (p. 237), con cui sorge veramente l'Italia moderna, e che ebbe il coraggio di affrontare e spesso di risolvere, dei gravis­simi e difficili problemi che travagliavano il paese sin dalla sua unificazione. Se il Giolitti riusci solo a rilanciare e non anche a correggere quella che il Maranini chiama una viziata dinamica di istituzioni (p. 151), fu perché non seppe o non volle modi­ficare il sistema elettorale italiano, anzi l'unica modifica che vi apportò, concedendo il suffragio universale, non ebbe altra conseguenza che quella di aggravare, secondo il Maranini, la già esistente crisi delle istituzioni. L'allargamento del diritto di voto a tutti i cittadini che avessero compiuto i trent'anni o avessero prestato servizio mili­tare, in altre parole, il suffragio universale, secondo il Maranini, può essere conside­rato come la fine virtuale dell'Italia liberale e risorgimentale (p. 242). A questo proposito ci sia concesso di discostarci dall'opinione dell'illustre studioso, poiché, secondo noi, la concessione del suffragio universale a tutti i cittadini del nuovo regno unitario rappresentò non tanto la fine, l'esaurimento o, se si vuole, il passaggio dal­l'età risorgimentale ad un'altra successiva, con nuove caratteristiche e nuovi problemi, quanto piuttosto il conseguimento di una delle aspirazioni fondamentali di tutta la vicenda risorgimentale italiana. Pertanto, a nostro avviso, la concessione del suffragio universale vale quanto l'annessione di Roma o di Venezia, le quali ovviamente non determinarono la <c fine del Risorgimento, ma rappresentarono il coronamento di tutta una serie di aspirazioni irredentistiche e nazionali e l'obbiettivo di vent'anni di iniziative diplomatiche e militari.
Un altro aspetto del libro del Maranini che non ci sentiremmo di poter sotto-scrivere è quello riguardante il rapporto tra le leggi elettorali e lo schieramento partitico italiano nel Risorgimento. Abbiamo poco fa accennato, a proposito del Gio­litti, come secondo il Maranini, lo slittamento del sistema politico e costituzionale italiano verso un regime pseudo-parlamentare fosse condizionato dall'esistenza di un certo tipo di legge elettorale, e cioè del sistema uninominale a doppio turno (cioè con ballottaggio), qual'era in sostanza il sistema elettorale italiano anteriore all'in­troduzione del suffragio universale e della proporzionale. Il Maranini insomma ac­cetta senza riserve la tesi del Duverger (Uinfluence dea tyatèmes electoroux sur la vie poliiique. Parigi, 1960), secondo cui una legge elettorale uninominale ad un solo turno, come quella britannica, darebbe luogo ad nn sistema bipartitico, mentre una legge elettorale uninominale, ma a doppio turno, e una plurinominale, condurrebbero egualmente ad un sistema pluripartitico; ragion per cui la vera causa della devia­zione del regime politico piemontese, e poi italiano, scaturito dalla concessione dello Statuto albertino, verso an regimo pseudo-parlamentare, sarebbe da ricercare nella