Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO DELL'ARCADIA; BIBLIOTECA ANGELICA ARCHIVIO DELL'ARCADI
anno
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1969
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pagina
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Libri B periodici
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e costituzionali d'oltre Manica. Ci giamo occupati altrove (cfr. il ns. Riflessi del costì' tuzionalismo europeo in Sicilia, Catania, 1966 spcc. a p. 50 e sgg.) della particolare < fortuna goduta dalla costituzione siciliana nel Piemonte di Cesare Balbo e di Santorre di Santurosa, che anzi tradusse in francese ed annotò il testo siciliano in vista dei moti costituzionali del 1820-21; ci limiteremo pertanto a rilevare come, a nostro avviso, la Costituzione siciliana del 1812 possa a buon diritto essere annoverata tra i modelli e le esperienze costituzionali cui i costituenti piemontesi del 1848 certamente guardarono.
A proposito, poi, dei problemi dell'Italia post-unitaria, vorremmo rilevare che il giudizio dato dal Maranini sul Crìspi sia, secondo noi a ragione, particolarmente pesante; per il nostro A., la vicenda dello statista siciliano mise in evidenza e documentò quanto fossero fragili le garanzie liberali, soprattutto a causa della latitudine dei poteri della polizia, dell'assenza di tra. potere giudiziario indipendente, e della conseguente facilita con cui la virtuale dittatura parlamentare poteva, con la frode e la violenza, poter essere convertita in dittatura personale, solo che la corona collaborasse con opportune proroghe dei lavori parlamentari, con chiusure delle sessioni e con qualche scioglimento della camera (p. 205).
Per quanto riguarda il Pelloux, invece, notiamo anche nel Maranini (cfr. a pp. 214-15), una certa tendenza a rivalutare l'opera di governo del generale piemontese, che nel corso della sua breve ma tumultuosa esperienza ministeriale non volle mai allontanarsi dalla legalità o infrangere il regime, per quanto il regime vacillasse da sé pericolosamente , il che, in un certo senso, concorda con quanto sappiamo adesso sul generale presidente del consiglio dopo la pubblicazione delle sue memorie, avvenuta di recente (cfr. Quelques souvenirs de ma vie, a cura di G. Manacorda, Roma, 1967).
Al lettore attento del libro di Maranini, non sfuggirà una certa concordanza tra le tesi espresse nella Storia del potere in Italia e quelle ormai note del Mack Smith, circa i rapporti tra Io Stato liberale risorgimentale e l'avvento del fascismo. Abbiamo poco fa riportato un passo del libro di cui stiamo discutendo, a proposito del Crìspi, in cui il Maranini sottolineava la labilità dei confini, sul piano istituzionale, tra dittatura assembleare e dittatura personale nel regime pseudo-parlamentare dell'età del Risorgimento italiano. Ma il Maranini si spinge ancora più in là, giungendo ad affermare a p. 247, a proposito del regime politico dell'età giolittiana, che < il sistema conteneva dentro di sé la dittatura . Dittatura, d'altronde, che prese corpo e forma nel corso della prima guerra mondiale, con deroghe e rotture al regime parlamentare, cosa del resto del tutto normale in un momento eccezionale come quello, e che si verificava in tutti i paesi democratici dell'Europa; ma mentre altrove le istituzioni erano pronte a riprendere la loro funzionalità, 'una volta superato il difficile momento della guerra, <in Italia si trattava della esasperazione di una dittatura da tempo latente e che aveva ora perduto insieme il suo centro di gravità e i suoi freni (p. 249).
D'altro canto, lo stesso Maranini riconosce alla Storia d'Italia dal 1861 al 1958 del Mack Smith il valore d'un'opera di molto pregio, sebbene molto discussa, e ciò soprattutto per la posizione centrale in essa data al problema istituzionale, spesso trascurato o trattato inadeguatamente (cfr. a p. 196). Riprendere il discorso sulle tesi dello storico inglese (riaffermate nel recente volume dello stesso A,, Da Cavour a Mussolini, Catania, 1968) ci sembra del tutto fuori luogo in questa sede, ma a proposito del libro del Maranini, ci sia consentito osservare soltanto che, se le conclusioni del Mack Smith circa il rapporto tra Italia risorgimentale e dittatura fascista tcomte noto, per l'autore della Storia d'Italia dal 1861 al 1958, questa ultima sarebbe una fatale conseguenza del precedente periodo) possono sembrare eccessive, l'interpretazione offerta dal Maranini intomo al rapporto tra queste due Fasi della storia italiana, ci sembra senz'altro più accettabile e più convincente. Difatti, mentre il Mack .Smith pone l'accento del suo discorso sul plano etico-politico, giungendo sino a considerare il fascismo come l'erede legittimo (ri sia consentita, l'espressione) del Risorgimento, Il che e veramente inaccettabile ed insostenibile, lo storico italiano, invece, spostando il discorso sul piano istituzionale, non solo approfondisce un aspetto che il Maek