Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DELL'ARCADIA; BIBLIOTECA ANGELICA ARCHIVIO DELL'ARCADI
anno <1969>   pagina <317>
immagine non disponibile

Libri e periodici
317
ARNALDO SAI.VESTIUNI, // movimento antiunitario in Toscana 1859-1866; Firenze, Olschki, 1967, in 8, pp. VIU-3Q0. L. 3.000.
L'importante rinvenimento archivistico delle carte degli ultimi Lorena a Praga costituisce non solo l'occasione e il sottofondo di questo lavoro, ma anche buona parte del suo condizionamento crìtico. Vedere le cosa da un determinato angolo visuale, ancorché originalissimo, è sempre azzardato, e diventa pericoloso allorché la testimonianze è ad un tempo quella dei vinti della storia e del bersaglio polemico dell'A. Storia di un fall imcnto politico, insomma* che è spesso ad un punto dal trasfor­marsi in requisitoria più o meno indiscriminata contro l'oscurantismo reazionario e clericale. Se questo punto quasi mai viene varcato ciò si deve al sagacissimo mestiere di storico dell'A più che al suo animus risentito e pugnace. Un libro teso e vivissimo, dunque, che ha tutta la fragranza della primizia documentaria ed insieme l'ampio respiro di un affresco di risonanza europea: quella risonanza che Leopoldo intese subito dopo l'avventurosa fuga da Firenze, facendosene barriera di scetticismo contro gli entusiasmi di restaurazione e le tortuosità manovriere del figlio Ferdinando. Questo contrasto intimo del partito legittimista corrisponde in realtà alla sostanza delle cose e riflette la duplicità di piani del problema toscano come di quello delle annessioni tutto intero. Da un lato, infatti, è Ricasoli il protagonista, l'unità che non è semplice unione ma creazione d'un nuovo organismo nazionale. È questo il piano di Ferdinando, a lungo accentrato intorno al disegno di un'Italia centrale cuscinetto tra Francia ed Austria ed antemurale contro l'espansionismo sabaudo, che gli dia modo di rientrare sulla scena con una soluzione di compromesso distante così dagli apriorismi del padre come dall'intransigenza ideologica e pratica dì Francesco di Modena (un ritratto severissimo, quello che l'A. sbozza dell'arciduca, senza le nuances interpretative che occorrono per questi campioni dell'assolutismo, e che forse il Moscati aveva in mente quando auspicava di recente un'adeguata biografia). Dall'altro lato, appunto, la scelta definitiva ed irrevocabile di Leopoldo, l'Austria e le baionette, a cui si contrappon­gono inevitabilmente le Tuileries e i plebisciti. Questi sono i termini della questione, di cui i Lorena sono soltanto personaggi mediocri ed arruffati, ed altri, come Eugenio Alberi o il generale Rousselot, meteore facili ad accendersi quanto ad estinguersi rapidissime. Il principato democratico e sociale di Gerolamo Napoleone, la causa dell'ordine continentale e dell'intesa conservatrice patrocinata da Walewski, questi sono i grandi temi, e magari i grandi miti su cui il barone di ferro rischia di naufra­gare, e che suscitano viceversa lo zelo più o meno interessato di Ferdinando (cade qui l'argomento delicato della convergenza obiettiva con Montanelli, nno dei temi polemici d'obbligo della propaganda unitaria quand ménte, che l'A. fa suo con grande fervore, non illuminandoci molto su ciò che federalismo e cristianesimo sociale potes­sero rappresentare nella campagna toscano comunale e gravida di umori riformisti settecenteschi). Tale zelo s'infrange miseramente nell'impossibilità constatata di bru­ciare del tutto ì vascelli viennesi ed entrare a vele spiegate, irreparabilmente, nell'or­bita napoleonica. Macchinazioni locali, infatti, sondaggi a livello municipale magari altissimo, un Capponi o un Tabarrinì, tutto ciò, oltre a riuscire assai mediocremente sul piano obiettivo, scadeva del tutto d'importanza dinanzi al gran gioco internazionale che si dibatteva intorno all'Italia, E qui, a questo livello decisivo, la caduta in disgrazia di Walewski, qualche apertura inequivocabile del Bonaparte, che l'A. sottolinea effica­cemente, la nota Russell e cosi Vk'erano tante tappe miliàri sol cammino dell'unità nazionale che riducevano alla stregua di deliramenti le proteste di Dresda a le leve di mercenari. Quanto poi alla riscossa federale e riformista da suscitare a Napoli in funzione antisobauda, pronubi il Ferrari e l'Alberi, nell'ombrìi il Montanelli, ossa costituisce un elemento della polìtica interna che non può ne deve andare sottovalu­tato, che trascende di gran lunga fi legittimismo lorencse e le stesse reminiscenze principesche e gioberliane che lo rendevano anacronistico sul piano operativo. Rosta la confluenza nel cattolicesimo conservatore, o tinto intransigenti e temporalistiche, che l'A. segue con grande finezza e che non a caso avrebbe trovato In Firenze la sua roccaforte più duratura: una prova ulteriore di quanto l'etichetta loronesc fosse pòli-