Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO DELL'ARCADIA; BIBLIOTECA ANGELICA ARCHIVIO DELL'ARCADI
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1969
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Libri e periadici
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vescovo contro il cieco emigrato ed il suo comportamento in occasione delle elezioni tentate dall'Austria anche nelle province venete nella primavera del 1861. Sorvo-landò so tale atteggiamento, il Gambasin si sofferma invece a lungo sull'episodio che più scosse il clero veneto, la pubblicazione cioè della Questione romuna e il Clero veneto ad opera del sacerdote emigrato Angelo Volpe (1862), in seguito alla quale ì vescovi veneti promossero una protesta temporalìsttca che divise profondamente gli animi.
Assai diverso fu 9 comportamento del clero della città e di quello di campagna, ma su poco più di mille sacerdoti ben 221 rifiutarono di aderire alla sottoscrizione aniìvolpina e fra questi i più insigni abati universitari, e rettori e insegnanti del Seminario e del Liceo. Certo, oltre metà di questi, sottoposti a violenze morali, cedettero e consentirono infine alla sottoscrizione. Ma un gruppo animoso resistette, costi-luì un gruppo di protesta (il Santissimo Sodalizio) e non esitò a deplorare le persecuzioni cui era stato sottoposto. L'opinione pubblica fu in gran parte favorevole al clero liberale, esprimendosi in fogli volanti, nelle pagine de II Comune e perfino in attentati contro il vescovo e contro altri noti temporalisti.
Nella prospettiva del Gambasin, limitata dalle fonti cui egli fa quasi esclusivamente ricorso (documenti dell'Archivio della Curia vescovile di Padova e d'altri Archivi ecclesiastici in gran parte già utilizzati nel saggio di A. STELLA, Giurisdizio-nalismo e tinti temporalismo del clero padovano ( 1850-1866) nelle Memorie dell'Accademia Patavina, voi. LXXYH, 1965, e qui integralmente pubblicati in appendice), l'importanza del clero liberale appare assai modesta, sia pel numero ristretto, lo scarso prestigio di cui avrebbe goduto, la durata dell'attività definitivamente troncata dalla pubblicazione del Sillabo . Ma se allarghiamo la prospettiva e consideriamo l'opinione del laicato, la numerosa emigrazione politica, anche di sacerdoti (che il Gambasin trascura) e la vigorosa ripresa clerico-liberale a Padova poco oltre il '66, non sembra trascurabile la entità del movimento, che all'esule Sebastiano Scaramuzza pareva ispirato alla t teologofobia ed aveva il merito d'aver impedito che gVltaliani confondessero nel loro odio la Corte e la Chiesa, il Re e il Papa, e che per disfarsi della Signoria del Papa, risolvessero di rinunciare alla Chiesa di lui. E lo Scaramuzza concludeva: / preti liberali veneti furono i veri difensori della Chiesa cattolica in Italia, mentre fecero di tutto per distruggerla quei preti sconsigliati, i quali vogliono in Roma non già il Papa istituito da Gesù Cristo, ma il fantasma che. Re mendicante, cerca Voltolo dall'illuso o dal tapino. (Difesa del clero liberale veneto per un laico , 1862).
Senza voler fare nostra la tesi dei cattolici liberali, ci pare che non si possa sottovalutarne la portato storica, al punto da considerare - - come fa mons. Gambasin che le forze vive del clero padovano nel secondo '800 furono dapprima il neoguel-fis.mo e quindi l'integralismo promotore d'iniziative culturali e sociali. Poiché è da notare che il ncoguelfismo intorno al 1850 era bel Te esaurito, mentre gli intransigenti poterono dare inizio all'Opera dei Congressi dopo Porto Pia ed alle iniziative di carattere sociale - - almeno nel Padovano - - dopo la comparsa della Rerum Nova-rum . Il periodo intermedio, degli anni 1850-90, non fu certo infecondo, né per il clero né per il laicato cattolico, ma le tendenze innovatrici ed attive ne furono proprio quelle cattolico-liberali che avevano inteso la necessità d'un rinnovamento politico e d'una conciliazione con la civiltà moderna, quasi premesse ad un rinnovamento religioso e sociale.
In questo quadro andrebbe più ampiamente studiata l'attività del Fabris e del Guglielmi, ed anche l'importante articolo del primo sul Massaggiare di Rovereto del 1863 riallacciato agli intenti antìtomporalisliri del Prato, alla ripresa rosnrìniana contrapposta alle celebrazioni pel centenario del Concilio di Trento, e alla condanna del giornale da parte dei vescovi di Treviso e di Clrioggia (cfr. A. ZIECRR, Giornalismo trentino fino al 1866, con pres. di G. De Rosa, Trento, 1960, pp. 162 sogg.).
Concludendo, questo studio sul clero padovano ci sembra bene informato e minuzioso sotto l'aspetto della formazione dottrinale e degli atteggiamenti precipui