Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DELL'ARCADIA; BIBLIOTECA ANGELICA ARCHIVIO DELL'ARCADI
anno <1969>   pagina <320>
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Libri e periodici
delle diverse sue componenti, curati di campagna, abati universitari, insegnanti e cariali; esso invece soddisfa meno sotto l'aspetto della situazione politica e delle ripercussioni che Patteggiamento e le divisioni fra i sacerdoti ebbero nell'opinione pubblica; sostanzialmente arreca pochissimi elementi non ancora conosciuti e sostiene in maniera scopertamente apologetica la validità delle posizioni assunte dal vescovo Manfredini e dai suoi devoti.
SBBCIO CELLA
SALVATORE MASSIMO GANCI L'Italia antimoderata - Radicali, repubblicani, socialisti, autonomisti dall'Unità ad oggi, con prefazione di Emilia Morelli ; Parma, Gaanda, 1968, in 8, pp. 468. L. 4.000.
Di- questo pregevole volume del Ganci diremo subito che si articola in due parti, comprendenti dieci saggi, tre dei quali inediti. Di più vario ordito sono i saggi della prima parte: La rivolta palermitana del settembre 1866 (1966); l democratici e l'inizia­tiva meridionale nella storiografia marxista del secondo dopoguerra (1964) ; L'opposizione repubblicana dall'avvento della sinistra al 1885 (1958); La formazione positivistica di Filippo Turati (1958); Profilo di Napoleone Colajanni, dagli esordi al movimento dei Fasci dei Lavoratori (1959). Costituiscono la seconda parte, in nn piò omogeneo tes­suto, i saggi Profilo dell'autonomismo siciliano dal viceregno di Caracciolo al 1848 (1964); L'autonomismo siciliano nello Slato unitario (1961) e gl'inediti La Sicilia a e Stelle e Strisele ; La Sicilia, Regione a Statuto Speciale ; // dibattito autonomistico' regionale in sede nazionale.
Sono capitoli di quella storia dell'Italia antimoderata che, ritornata all'orizzonte storiografico nel secondo dopoguerra, in questi ultimi anni si va arricchendo del con­tributo di originali ricerche particolari, illuminando figure ed ambienti. Non si tratta di riportare alla luce polemiche e recriminazioni sulla vittoria dei moderati e sulla e sconfitta dei loro oppositori, bensì di elevare l'esame sul piano più sereno del giu­dizio storico, che ha U compito di accertare le condizioni ora permanenti, ora prov­visorie di quella vittoria e di quella sconfitta, posto che sia lecito e possibile tirare una rigida linea divisoria fra l'una e l'altra. Significativa, pertanto, la concordia discors che ha mosso Emilia Morelli a riconoscere proficue le esigenze della nuova storiogra­fia nel suo guardare al Risorgimento da angolazioni diverse ; ma non meno significativo l'impegno di Ganci nell'evitare di porsi astrattamente sull'opposta sponda , svolgendo facili moduli storiografici.
A momento esemplare dell'atteggiamento del Ganci, possono essere scelte le pagine che egli dedica al volume del Berti su / democratici e l'iniziativa meridionale nel Ri' sorgimento : dandone una valutazione positiva proprio perché, nel mettere in evidenza i limiti e le carenze del movimento democratico meridionale, l'autore non ha ceduto, Come Mack Smith, alla suggestione di tentare le vie dell'opinabile, dei se : il Ganci conclude, infatti, che il problema del miglioramento della soluzione moderata è an­cora aperto : è problema, cioè, di questa nostra epoca, e, come tale, di natura esclusiva­mente politica. Con pari senso di misura egli considera la formazione positivistica di Filippo Turati e di Napoleone Colajanni non per insistere sulla logica contradditto­rietà di una coesistenza fra spirilo positivistico e movimento socialista, ma per rilevare la funzione progressiva che di fatto U positivismo esercitò nelle determinate condi­zioni storiche dell'Italia, persino tra i ceti operai, anche se il Labriola potè lamentare l'indirizzo riformistico che ne derivò al partito socialista italiano. Cosi, ancora, l'indi­viduazione ideologiro.politica di una ispirazione mazziniana più ortodossa nel gruppo repubblicano romano e di una ispirazione cattanneano-pesitivistlca nel groppo milanese non lo induce a trascurare la presenza, accanto ad entrambi ì gruppi, di forti minoranze di diverso orientamento.
Non diremmo, invece, che Mazzini respingeva l'esistenza stessa della classe operaia quale fattore rivoluzionario . Quando, a Londra, egli scriveva il messaggio Agl'Italiani, che doveva costituire il numero-programma della Roma del Popolo, pubblicato il 9