Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DELL'ARCADIA; BIBLIOTECA ANGELICA ARCHIVIO DELL'ARCADI
anno <1969>   pagina <321>
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Libri e. periodici
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febbraio 1871 (il giornale usci poi dal 1 marzo e Mazzini ne seguì la vita,, alternativa mente, da Lugano e da Pisa), giara per essere proclamala la Comune he lo avrebbe trascinato in quella che Tu Corse la più amara polemica della sua vita. Ma se è vero ebe egli non accettò mai la lotta di classe e tanto più duramente la condannò nel corso di quella polemica, non meno vero, qualunque conseguenza altri traesse dalle sue premesse ideologiche., è ebe nella sua richiesta di un nuovo Patto nazionale l'istanza politica non era stata mai disgiunta dall'istanza sociale e che particolarmente dal '60 egli aveva awer tito sempre più l'opportunità della partecipazione operaia alla rivoluzione nazionale, sì da essere persino accusato ora di socialismo, ora di volere strumentalizzare quella par* tecipazione. Eli è pur significativo l'impegno per la creazione di un partito nel senso moderno del termine, che va dalla promozione della prima Società unitaria a Napoli, nel l'autunno del '60, tSL*Assoctazione Emancipatrice, all'Alleanza Repubblicana Universale. Si pone, pinttosio, qui, il problema dell'opposizione democratica nella duplice prospet­tiva dell'azione nel Paese e dell'azione nel Parlamento.
Ma è problema che ci condurrebbe lontano. Giova, piuttosto, soffermarci a co­gliere i motivi salienti di quello che è il tema più largamente affrontato nel volume: l'autonomismo. Ad esso, par non mancando spunti nello prima parte, è dedicala specifi camente la seconda parte, nella quale il Ganci ne affronta efficacemente e con ampiezza l'esame, sia dal punto di vista dell'evolversi della tematica indipendentistico-autononii-stica in conseguenza del modificarsi delle situazioni storielle, sia dal punto di vista dei rapporti con le correnti analoghe nazionali, sia, ancora, dal punto di vista delle implicazioni sociali e giuridiche. Cosi, nei due primi saggi, muovendo dal viceregno del Caracciolo per arrivare sino alla Rivoluzione Meridionale del Dorso, è messa in luce la spinta conservatrice delle premesse indipendentisti che, svolte dai ceti aristocratici isolani nella prima metà dell'Ottocento. Anche nel filone borghese e quindi di ma­trice più propriamente moderata che viene a maturazione fra l'esperienza del '48'49 ed il '60 è visibile una spinta in senso conservatore; diverso* però, ne è il tono e non soltanto per l'affievolirsi dell'indipendentismo in autonomismo. Si guardi, ad esempio, ad un Perez, che, pur non privo di sincere istanze liberali, nelle sue tesi anticentrali* sìe sostenute sin dopo il conseguimento dell'Unità è mosso dal timore che il sistema centralizzatore sia più facile strumento di possibili eversioni giacobine. In quello stesso periodo, però, la Francia va offrendo l'esempio dell'unitarismo napoleonico ed il centralismo finirà con l'apparire come una forza di arresto sia sul piano politico, sia sul piano sociale, quando le istanze autonomistiche saranno avanzate pure dalla parte democratica.
Il dibattito ai fece acceso nell'estate del '60, quando fu in questione il giusto modo d'intendere l'annessione dell'Isola ed il Ganci dà rilievo alle tesi più caratteri­stiche avanzate nell'innumerevole serie di scritti che allora pullulò in Sicilia. Avvenne clie persino un Ferrara, pubblicando in opuscolo anonimo le sue tesi unsi annessi onisLìcli e, accennasse ad una possibile vocazione repubblicana dell'Italia. Sullo sfondo di quel dibattito vanno viste le conclusioni del Consiglio straordinario di Stato istituito nel­l'ottobre del '60 dal Mordini e nel '61 un Montanelli le avrebbe ritenute sostanziai-mente valide per ogni altra regione , ma anche il rientro delle prospettive autonomi­stiche, già avviato dai Cavour e più decisamente attualo dal Rieasoli. L'Italia fu impre-fcitata , come ebbe a scrivere icasticamente Montanelli.
Il fermento autonomistico si apre, intanto, altre vie, nella direzione di una sostan­ziale istanza di libertà e di elevazione sociale. In questa direzione troviamo i socialisti palermitani con II memorandum al Commissario civile Codroncbi, il quale, pur­troppo, negli intenti del governo avevo soltanto il compito di preparare una restaura' giorni dopo la convulsa esperienza dei Fasci dei lavoratori. E in una direzione affine, an­che se socialmente più li mi tuta, troviamo l'azione di don Sturzo. Ma crediamo che la attenzione vada soprattutto richiamata sull'ampio saggio. La Sicilia a Stelle e Strisce (da solo costituisce un quarto dell'intero volume), per l'originalità e per la fecondità della ricerca, che dà vita a pagine fra le più felici.
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