Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DELL'ARCADIA; BIBLIOTECA ANGELICA ARCHIVIO DELL'ARCADI
anno <1969>   pagina <322>
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Libri e periodici
Esattamente, a nostro avviso* U Ganci colloca come decisivo l'intervento della mafia nel vuoto di potere determinatosi al momento del crollo delle stratture politico-amministrative del regime, sicché (a complemento di quei precedenti rapporti che ven­gono sottolineati con notevole senso di misura) essa si presentò Bolla scena politica siciliana del 1943 come lo strumento capace di assicurare la tranquillità delle retrovie alle forze alleale avanzanti . Naturale, d'altra parte, che la mafia cercasse il suo primo sbocco politico nel Movimento indipendentistico siciliano (M.I.S.), nel quale, di là dalla varietà di componenti (che il Ganci analizza sottilmente), ritrovava una consu­stanziale molla conservatrice. L'azione degli alleati, però, condizionata dal proposito di avere nella Sicilia una base di riserva nell'eventualità che si rinnovasse una situazione analoga a quella del periodo napoleonico, andò dissociandosi da ogni appoggio ai gruppi indipendentisti man mano che si rassicurava da ogni timore di ripresa tedesca. E qui il Ganci -- che già ha curato una raccolta di scritti del noto esponente del M.I.S. delinea con giuste proporzioni la figura e l'azione di Andrea Fihocchiaro Aprile, me­diatore fra le diverse correnti del suo movimento, pronto ad avvertire il momento della crisi di esso e a tentare di arginarla, con un abile trapasso dalle tesi indipendentistiche ad avances autonomistiche. La stagione del M.I.S. si chiudeva, praticamente, con i 166.332 voti sui 2.000.000 circa delle elezioni del 2 giugno 1946; il Ganci sottolinea, tut­tavia, la sua funzione dialettica nel processo storico che, in nna con la Costituzione repubblicana, vide riconosciuto l'Istituto regionale.
Ci si consenta, infine, di accennare a quanto rileva il Ganci sullo Statuto Catalano del 1932, che, attraverso gli studi delI'Ambrosini, fu sicuramente fra le fonti ispiratrici per il testo dello Statuto speciale siciliano.
RENATO COMPOSTO
FRANCESCO FIUMARA, Mazzini e VInternazionale (Domus Mazziniana, Collana divul­gativa, 5); Pisa, Nistri-Lischi, 1968, in 8, pp. 112. L. 1.800.
Originalmente affrontato da Nello Rosselli nell'ormai classico Mazzini e Bakunin, il problema del rapporto fra Mazzini e la prima Internazionale si è riproposto con par­ticolare interesse e con varietà di prospettive ora polemiche, ora addirittura conver­genti nel più libero dibattito al quale si è aperta la nostra storiografia in questo se­condo dopoguerra (lo riprendeva già sul piano storico, nel 1945, Giacomo Perticone, nel volume Le tre Internazionali, e l'anno dopo, a Genova, al convegno mazziniano pro­mosso dall'Associazione mazziniana italiana, Francesco Perii, sia pure con finalità politiche). In stringati e lucidi capitoli ne ritraccia, ora, un efficace profilo dei momenti tipici il Fiumara, uno dei più vivaci studiosi d'ispirazione mazziniana.
Fa da premessa un capitolo sul quarantennio di apostolato che Mazzini dedicò agli operai, dagli anni della Giovine Italia (sansimonianamente ispirata al principio del miglioramento materiale e morale delle classi più numerose e più povere) agli anni londinesi, all'azione per le società di mutuo soccorso svolta con particolare intensità dopo il 1860; ma il Fiumara sottolinea anche i capisaldi ideologici di quell'apostolato: connessione fra questione politica e questione sociale, rilevanza attribuita al problema nazionale, fondamento religioso dei diritti-doveri. Non si può dimenticare che Maz­zini ebbe a condannare la carboneria proprio perché non aveva sentito il bisogno di salire sui monti, assidersi alla mensa del coltivatore, visitare le officine e gli artigiani . né ai può dimenticare l'apertura europea del suo spirito. E questo, come guardava al cospirare degli altri moti nazionali con il moto italiano, non trascurava la visione dì una parallela trama del riscatto operaio.
Naturale, quindi, che Mazzini vedesse con favore il sorgere déHUnternazionale, la quale stava per darai ano statuto da lui dettato, ed Qrtche quando Marx riuscì, invece a far sì che alla nuova aMOciazione venisse dato lo statuto da Itti voluto, ai mantenne In una posizione di attesa, dicjnm pure nella speranza di condizioni che dessero migliore fortuna alle sue tesi. Il suo influsso, peraltro, era allora di peso rilevante in Italia e