Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DELL'ARCADIA; BIBLIOTECA ANGELICA ARCHIVIO DELL'ARCADI
anno <1969>   pagina <326>
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Libri e periodici
di lassù, doveva iniziare la marcia rivoluzionaria avente come epilogo la proclama­zione della repubblica.
E questa è storia.
Che Aldo Spalliera tuttora anelante ad un puro e non barattato trionfo maz­ziniano, e politicamente e patriotticamente innamorato come lo può essere un gari­baldino, abbia portato sulla scena un gruppo di rivoluzionari di vecchia marca ro ntagnola, quasi vivendo e sognando al loro fianco, non fa meraviglia. In realta egli consacra in tal modo ed assicura al ricordo altrui i suoi stessi ricordi personali e con essi gli uomini e le cose che di fatto ba conosciuto, e dice agli altri che cosa era la Romagna mazziniana o quanto meno il Forlivese, negli ultimi anni del se­colo scorso.
Non gli interessa affatto all'À. un nostro parere a proposito di metodo, di pro­cedura, di ricerche, di stile, di obbiettività, e via dicendo: egli la storia la sente e la scrive come la sente. E quindi non può a meno di offrirla con quegli ornamenti che
a suo giudizio le sono congeniti: colori e calori, tradizioni e costumanze, pro­verbi e canzoni, e tutto ciò che il folclore produce e tramanda non ostante tutto
di tempo in tempo, di generazione in generazione.
Una fioritura che sovrasta ma non soffoca: sotto sotto la storia vive, e quindi noi la troviamo se vogliamo nel dramma di questi generosi fra i quali è pre­sente Aurelio Saffi.
È vero: egli è morto proprio nella vigilia di quel raduno guerriero del Monte Sassone; e può essere assai difficile per noi pensarlo fra i quaranta. Ma la fede ri­media a tutto; e quindi non ci fu allora difficoltà alcuna a far presente Saffi, inter­pretando il silenzio della tomba come l'ultimo monito, come l'ordine estremo di osare e di marciare, poiché sul solito quadrante era scoccata la solita ora.
Con le debite precauzioni e rinunciando a pretese che sarebbero fuori luogo, non è difficile scoprire, anzi ci si offre spontanea durante una lettura, quella che vo­gliamo chiamare una visione storica: minuscola, ma storica.
Cioè noi abbiamo veduto favoriti dalla dimestichezza e dalla simpatia in quel­l'angolo di Romagna un'autentica schiera di mazziniani di fine secolo, prigioniera della propria fede, incapace di calcoli e persino di riflessioni, tetragona ad ogni de­lusione, ferma nel proposito di non deflettere, sdegnosa contro ogni adattamento che battezza col nome infamante di voltagabana .
11 fatto storico o fattaccio di questa gente consiste in un andare e venire feb­brile, in un concitato conferire e complottare, consiste nei disagi sofferti, nei rischi su­perati o allontanati, nelle delusioni patite, nei travagli e le accuse dell'indomani, nell'aspra critica alla politica crispina, e - - peggio ancora nella fine del povero de­legato di pubblica sicurezza Magri che volendo purgare la Romagna, ci rimette la vita Si potrebbero aggiungere altri guai ed anche il suicidio di Gì gin, ma preferiamo chiudere con un lieto fine: il matrimonio alla garibaldina di Kislìn con Malvina, la puledra vinta finalmente, ma non doma.
!..o studioso severo, lo storico al quale interessi conoscere la piccola terra dal grande nome, o la politica funzione dell'edera, indubbiamente può trarre vantaggio e coraggio dalla boccata d'aria paesana che viene dal racconto realistico e reale di Aldo Spallicci. Sari una piccola dolce fatica.
Noi doverosamente ammiriamo le grandi fatiche che danno origine ai grandi volumi i quali abbracciano secoli e nazioni; e pensiamo non di meno che Storia na­zionale non si fa senza storia regionale, e storia o nazionale, o regionale, non invita - soprattutto i giovani - - alla lettura ed allo studio, se non ha genuino sapore di vita, ossia se non palpita di idee e di passioni, anche di quelle che fecero la prova di Monte Sassone.
PIERO ZAMA