Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA MONDIALE 1914-1918
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1969
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pagina
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377
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Rievocazioni dulia Grande Guerra
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Si deduce del pari, liti oltre l'evidenza, l'intendimento di provare che la disfatta dipese principalmente e direttamente da un complesso di errori strategici e tattici, dalla mancata partecipazione dell'artiglieria alle necessarie difese, dalla disorganizzazione dei servissi e dei collegamenti, dalla depressione morale e dalla scarsa combattività della fanteria; le quali cause si possono sintetizzare in una causa unica: sbagliata condotta della guerra . Per cui tutte le altre dissertazioni al riguardo non sono che tentativi di giustificazione dei propri errori tendenti a riversare sull'umile fante [...] un'ignominia che non merita affatto .
Or bene, non sono mancati e non mancheranno consensi a tale conclusione; chi si è trovato, umilmente e senza sapere il perché, fra quei fanti confusi e disorientati ed abbandonati, è tentato, e forse sarà sempre tentato, ad associarsi. Tentazione che non significa tranquilla ed irrevocabile adesione.
Ma poi l'A. aggiunge di rincalzo che solo da testimonianze dirette (quale indubbiamente è la sua) può scaturire la Verità, e non da quanto hanno scritto altri ufficiali dell'Esercito che normalmente stavano molto lontano dal fronte; e non da quanto storici e critici hanno poi aggiunto. Soltanto i combattenti conferma possono chiarire i punti oscuri.
A convalidare la ferrea sentenza, l'A. ci fa conoscere nella loro integrità alcuni documenti, e cioè le circolari diramate nella vigilia caporettiana dai Comandi della IIa Armata e del XVIII0 Corpo d'Armata, ed il Sunto della conferenza tenuta da S.E. il Comandante di Corpo d'Armata il 10 ottobre 1917. Seguono dettagliatamente informazioni relative alle operazioni e confusioni nelle quali l'A. si è trovato.
Dobbiamo convenire: sono testimonianze pesanti. Né si può chiedere il silenzio a chi vide e di tutto conserva benissimo 1 ricordo.
Noi, se teniamo conto del carattere semplicemente informativo di questa rassegna, possiamo appena consentirci sulle pagine del Mercadante due osservazioni. E la prima (un'inezia), riguarda quél fiammeggiante calore che si accompagna allo svolgimento della tesi : un calore che nella seconda parte del libro, intitolata Cause della sconfitta* fonde e trasforma la tesi almeno così ci appare in nna requisitoria da Pubblico Ministero.
Non mancano le buone ragioni; ma è forse priva di argomenti la controparte? Il nostro rilievo del resto riguarda particolarmente la foga. Riteniamo che non giovino, al sereno e convincente rievocare, quei punti esclamativi che chiudono spesso le frasi: punti a tre per volta, dritti, impalati ed allineati sull'attenti, che andrebbero puniti con la consegna, in camerata, in branda.
Ed ancora una considerazione a proposito della ricerca della verità, ri* cerca che, ee ben ricordiamo, si fece più accanita da quando venne fuori l'inchiesta parlamentare sulle cause di Caporetto.
Ma quale verità? Si può forse sperare e calcolare su una sentenza che trovi tutti concordi mentre da parti opposte hanno corpo e respiro e voce tante e diverse verità? Perché non sostituire oramai, anche a proposito di Caporetto, la reciproca comprensione che conforta, la carità che guarisce? È su questa strada che si cammina verso la verità.
La storia ci racconta che nell'anno 1630 il nostro paese fu colpito da una grande sventura : la pestilenza. Oltre ai morti, essa diede luogo ad innumerevoli relazioni di letterati, di storici, di filosofi, di protofisici, tutte impegnate al fine di denunciare le cause e trovare adeguati provvedimenti. Ne nacque una con fusione di ordini e contrordini, di grida e di fantasie, ed una ridda in cui
Ifc