Rassegna storica del Risorgimento

1821 ; 1848 ; UNGHERIA
anno <1919>   pagina <550>
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550 jy. Ùampanini
Vi andò dal 7 al 15 maggio, e in quei giorni alacre pia che mai ferveva la istruzione delle relative jpooedure, in conformità dev'annunzio, ohe fin dal 26 febbraio il Governatore di Modena ne aveva dato al generale Strasoldo a Milana
Sui primi di aprile era eorsa la notizia che una gazzetta di Bruxelles aveva parlato di un proclama latino diretto dai Napole­tani agli ungheresi, stampato a Napoli ; e 1 11 dello stesso mese il Presidente criminale, precisando che il foglio era intitolato l'Oracle, ne chiedeva momentanea comunicazione al Ministero del­l'Interno e di Polizia generale per le viste della Giustizia pu­nitiva .
Al Duca e all' avvocato Giulio Bèsini, direttore della Polizia questa notizia aperse l'animo alla speranza di vedere scemata in parte la loro responsabilità, qualora il proclama fosse stato impres­so a Napoli. Oltre che diifuso, temevano che il proclama fosse stato scritto e stampato nei domini ducali; e ne avevano avuto so­spetto, accusandone l'abate Moreali, che, quantunque poi rico­nosciuto innocente, fu perseguito così duramente da diventarne pazzo e morire d'angoscia.
Per ripescare il numero dell' Oracle, chiesto dal Presidente Criminale, il Ministero degli Esteri si rivolse a Bruxelles e a Na­poli, sperando di ottenere informazioni dirette. E il 24 aprile, a seguito di lettera del Governatore della Provincia, lo stesso Mini­stero degli Esteri, era invitato a domandare al supremo generale Comando austriaco e ad altri esteri governi se in altri luoghi in circostanza del passaggio delle truppe austriache era stato divul­gato l'indirizzo agli ungheresi, o se qualche esemplare fosse stato consegnato o reso noto in alcun modo alle truppe suddette . Si dichiarava che le notizie interessavano alla Qiusdicenza Criminale per l'istruzione del processo; e all'istanza era unita una copia con­forme dell'indirizzo, firmata dal direttore della polizia Besini.
Quando, il Duca parti per Lubiana, erano già pervenute, tra il 4 e l'8 maggio, le risposte negative del Neipperg per Parma, del Fossombroni per Firenze e dell'Inzaghi per Venezia; e, appena tor­nato, conobbe quella del generale Strasoldo, che in data del 13 aveva scritto da Milano: Sì tosto si ebbe notizie del proclama sparso in codesti Stati tèi fecero pràtiche per verificare se qualche tipografo di questi Stati fosse stato colpevole della stampa; ma non si raccolse alcun dato ojrca l'edizione, e giova credere che non abbia neppure circolato in queste provincie, imperocché la