Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI ITALIA 1910-1911; GUERRA ITALO-TURCA 1911-1912; LIBIA
anno
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1969
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pagina
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450
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LA PREPARAZIONE DELL'OPINIONE PUBBLICA ALL'IMPRESA DI LIBIA
Quando il 29 settembre 1911 l'Italia dichiarò guerra alla Turchia la grande maggioranza del paese ne fu entusiasta. Eppure dal 1896, salvo la brevissima episodica parentesi della spedizione in Cina governi e opinione pubblica avevano mantenuto il paese appartato da ogni tentativo di azione militare o di avventure coloniali.
Nell'interpretazione di questo sorprendente stato d'animo si notano due tendenze. 8. Croce accetta la testimonianza di Gioliiii il quale disse di aver tenuto presente la questione della Libia fin dall'inizio del nuovo governo J) e la integra nella sua raffigurazione dello statista: secondo la nota immagine è il buon padre che prende una ponderata e saggia decisione al momento opportuno. -> 1 nazionalisti si vantarono di essere stati loro a costringere Giolitti alla guerra che egli disse necessaria per una fatalità storica . La tesi nazionalista è stata accettata e ribadita da Volpe che vede nel movimento di opinione del 1911 un preambolo del '15: fu anch'esso Tanno degli interventisti e dei neutralisti: e vinsero i primi.8)
La successiva bibliografia tenta in vario modo di contemperare le due. tesi, ma accentua la parte avuta dai nazionalisti. La preparazione politico-diplomatica era già stata compiuta, la dichiarazione di guerra fu fatta dal ministero Giolitti, ma questi il futuro neutralista non si sarebbe deciso se non fosse stato spinto da una fortissima pressione di opinione pubblica messa in movimento dall'attivismo nazionalista nel clima delle celebrazioni del Cinquantenario. .Ad esercitare una pressione tanto sul governo quanto sull'opinione pubblica, avrebbe concorso efficacemente anche il Banco di Roma.4)
!) 6. GIOLITTI, Memorie della mia vitti, Milano, 1922, voi. II, pp. 288 e 328.
") B. CROCE, Storia d'Italia dal 1871 al 1915, IX ed., Bari, 1949, pp. 269 sgg.
8) G. VOLPE, L'Italia in cammino, Milano, 1927, p. 161; L'impresa di Tripoli, Roma, 1946, p. 57 e L'Italia moderna, Firenze 1952, voi. III, p. Sl sgg. Ma ISmini In perfetta coerenza, e non rinnegando (come afferma F. MALCERI, Gaetano Salvemini e la guerra di Libia, in Rassegna di Politica e storia, 1967, pp. 1-11) le sue convinzioni democratiche nel '14-15 fu interventista.
*) W. (:..ASKEW, Europe and Italy's acquisidon of Libya, Durham, 1942, p. Vili, ai dice convinto e that the turco-ita li un war was al io ve ali a phenomcnon of opinion e in sostanza propende a credere che Giolitti dovesse cedere alla pressione dell'opinione pubblica, mossa dai nazionalisti.
Secondo G. CAROCCI, Giolitti e Vetà giolittiana, Torino, 1961, p. 148, due motivi spinsero Giolitti alla guerra; il primo fu l'equilibrio mediterraneo; il secondo motivo fondamentale va cercato nella preoccupazione di creare uno sfogo alle dilaganti tendenze nazionaliste ed offrir loro in Africa un diversivo alle aspirazioni più pericolose, irredentiste e balcaniche .
W. A I.FF, // nazionalismo precursore del fascismo, in II Veltro, 1964, pp. 981-1000 sostiene ebe il nazionalismo rimase ai margini dell'impresa libica.
Per F. GAETA, Nazionalismo Italiano, Napoli, 1965, pp. 99-100, Giolitti si era polito il problema libico con molta concretezza al moraonto della formazione del nuovo ministero. Sul problema Ubico si presentava un intreccio di questioni interno ed estere, ma non bisogna ripetere che fu decisa da Giolitti senza che su di lui agisse lfl campagna nazionalista. B. S. CUNSMI.0, l.ibyti. ttaltan nutionalism tmd the retali again/it. Giolitti in Journal oj modem history, n. 2, 1965 pp. 186-207, dice che