Rassegna storica del Risorgimento
1821 ; 1848 ; UNGHERIA
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1919
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551
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. ì proclami latini diretti dagli Italiani ecc. 551
sola copia che si potè avere sì ottenne dagli Stati estensi, uè valsero le diligenze per procurarsene un originale per la comparazione dei caratteri usati dai nostri tipografi . Il giorno 2 di luglio il Presidente del Supremo Consiglio rimetteva al marchese Coccapani Gran Ciambellano, incaricato del Ministero degli Esteri, il numero dell' Oracle, che il Giudicante Criminale, dopo averlo avuto in esame, gli aveva restituito; e quando il 2 agosto, lo stesso generale Frimont rispose da Napoli che in quella città non era stato ne stampato né diffuso il proclama, a Modena si fu persuasi che la notizia divulgata dell'Oraci era uno stratagemma dei Carbonari, come più tardi la voce che fosse pervenuto da Torino, per deviare le indagini e ritardare l'istruzione del processo.
I colpevoli dovevano essere cercati vicino; e il duca e il Be-sini vi si accinsero con la ferocia, onde iniziarono il processo contro le Società segrete, dal quale poi fu assorbito questo dei proclami, e venne giudicato dal Tribunale Statario dì Rubiera.
Con le arti subdole e la violenza, che fruttarono al Duca infamia e al Besini la morte, riuscirono a trasformare dei detenuti in delatori, dei testimoni in traditori, e conchiusero ohe il conte Jacopo Sanvitale di Parma scrivesse il proclama, il conte Claudio Linati lo stampasse nella sua villa di Fraore con caratteri comprati a Bologna, che l'avvocato Ferdinando Maestri aiutasse il Sanvitale nel comporlo e che Giuseppe Micali provvedesse la carta, tutti d'accordo coi Carbonari di Reggio. Tale conclusione avevano formulata su deposizioni e denuncio di testimoni e di informatori, come dichiararono essi stessi al governo di S. A. 1 V arciduchessa di Parma. Fra queste era 1' estratto dell' interrogatorio di Francesco Conti di Monteechio, rinvenuto di recente e comunicatomi gentilmente dal maestro direttore Alessandro Villani, giudicato pure da lui di tanta importanza da lasciarlo dubitoso chela congettura sua su le origini torinesi del proclama possa, senza ulteriori documentazioni, ritenersi per giusta. Il Duca provocò la loro condanna, protestando contro il governo di Maria Luigia, riluttante a procedere contro quelli che erano i più rispettabili cittadini; né contento, pro mosse incitamenti e ordini dal principe di Metternich e dallo stesso Imperatore. Il Sanvitale e gli altri furono condannati, perchè appartenevano alla Società segreta dei Sublimi Maestri Perfetti, ma non furono sciolti dal sospetto di avere scritto e stampato il proclama.
I due processi di Parma del'22 e del'23 sono narrati ampiamente dal Casa, il quale pure si diffonde sulle intemperanze, sui