Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI ITALIA 1910-1911; GUERRA ITALO-TURCA 1911-1912; LIBIA
anno <1969>   pagina <460>
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Marcuila Pincherli?
Il Giornale d'Italia il 26 approfitta dell'assassinio dell'americano per ricor­dare tatti gli incidenti italo-turchi: il console americano otterrà rapida e im­mediata soddisfazione . mentre i consoli italiani non. l'hanno mai ottenuta. Il 31 il corrispondente da Tripoli, Pasciti, diceva che le relazioni Era il console e il Vali erano riprese, ma sottolineava che il primo passo era stato fatto dal console. Una nota editoriale però ristabilisce le proporzioni: poiché non man* cano serie ragioni di lamentele e questioni aperte, occorre che in questo caso sia la colonia italiana alquanto più calma e riflessiva >.
Con l'aprile la campagna assume caratteri più netti: il 1 la Tribuna parla di schiavi in Tripolitania, il 2 dice che gli arabi sono ostili ai. turchi e il comi­tato Unione e progresso ha indetto un comizio per denunciare la perico­losa invadenza industriale e commerciale dell'Italia; ...vogliono ostacolare le operazioni della linea di navigazione italiana . Piazza il 4 in un articolo scritto ed inviato prima della ripresa delle relazioni tra Pestalozza ed il Vali, dipinge a tìnte fosche la situazione in Tripolitania (la corrispondenza, anche se hi si­tuazione è mutata, viene pubblicata ugualmente perché essa dà un'idea viva delle condizioni e dello stato d'animo in cui si trova la colonia italiana lag­giù). Il 5 (Ultime della Tripolitania) telegrafa: la missione mineralogica non può partire per le difficoltà create dal Vali. Assicura inoltre che la rivolta araba non ha nessun carattere antieuropeo e quindi la missione non deve temere nulla anche perché alcuni capi arabi si sono impegnati ad accompa­gnarla . Segue la notizia che il Kaimacan di Derna aveva ordinato la chiusura delle scuole italiane.
L'8 aprile si assicura che la missione partirà e il 10 un comunicato Stefani annuncia l'avvenuta partenza. La Tribuna sottolinea ancora una volta l'impor­tanza economica della missione e la completa assenza d'ogni fine politico e si chiede se il mutato atteggiamento delle autorità tripoline produrrà tutti gli effetti dei quali è intrinsecamente suscettibile . L'Italia può essere costante e buona amica della Giovane Turchia, ma i Turchi devono resistere alla ten­tazione di darci colpi di spillo che possono soltanto accumulare risentimenti.
Ormai la Tripolitania è diventata una regione nella quale anche alla Stampa sembra valga la pena di mandare un inviato speciale: si sceglie Giuseppe Be-vione considerato, dopo i suoi réportages dall'Argentina, un esperto di emigra­zione. Bulla quale avevano insistito, con Corradini in testa, i nazionalisti. La prima delle corrispondenze con le quali contribuì in larga misura alla diffu­sione delle fandonie tripoline , compare il 9 aprile.1 ' Il giorno dopo la Stampa pubblica mi editoriale su Giovanni Gioì itti : i suoi avversari lo giudica­vano, ma non sempre lo capivano... non ha mai governato contro la volontà del paese. In lui il carattere non meno che i principi si Bono sempre opposti alle imposizioni violente che in Francesco Crispi, ad esempio, oltre che frutto dell'educazione e consuetudine rivoluzionaria erano natura. La politica di Giolitti era finalmente venuta al termine perseguito in più di venti anni di elaborazione profonda* è divenuta un valore spirituale; è creazione per­ché Giolitii è venuto lui, definitivamente, verso il paese.
Il 14 BÌU la Tribuna sia la Stampa pubblicano le corrispondenze dei loro inviati con 11 resoconto della partenza della missione mineralogica. Piazza pro­clamava non c'è nessun, CHHO che una grande carovana si sia mossa senza che
i) Anche Bevione ri imi le sue corrinpondunze in volume: Come siamo ondati a Tripoli* Torino, 1912.