Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI ITALIA 1910-1911; GUERRA ITALO-TURCA 1911-1912; LIBIA
anno <1969>   pagina <466>
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Marcella Pinchbe
Dopo aver ricordato l'azione italiana ad Algesiras e le promesse francesi con* eludeva : * rimira questione è questa : eliminare la possibilità che l'Italia abbia fatto un marche de (lupe. È difficile raggiungere questo scopo? Non lo ere* diamo . ') Dalla Tripolitania giungono nei giorni successivi notizie di altri incidenti ai quali però non si dà troppo peso: la situazione marocchina è più preoccupante.
Dopo la difficile vittoria ottenuta sul monopolio delle assicurazioni da Gio-litti, di fronte al quale Salandra assunte una posizione di primo piano nell'op­posizione, il parlamento è ormai in vacanza.
Subito dopo, il 32 luglio, la Stampa pubblica un lungo articolo eolia poli* tira estera italiana di un autorevole redattore, già largamente noto come inviato speciale e per certa indipendenza di giudizio: Bergere!, (Ettore Marroni).2' L'Italia rinuncia anche questa volta e forse per sempre agli oneri e ai privi­legi che le vengono dall'essere potenza mediterranea . Egli pensa che non ci saranno compensi perché con la Francia e l'Inghilterra noi stiamo... a mezzo servizio, gratuitamente , la politica estera italiana è tranquilla, facile... se non che è incomoda per gli italiani che ai trovano all'estero. È inutile avere un esercito e una flotta se non si aiutano quei pochi ingenui borghesi che ri­schiano il proprio denaro e talvolta la vita per piantare le insegne del capitale italiano nel Levante ottomano e nell'Affrica settentrionale. Forse se l'Italia disarmasse la marina da guerra Di San Giuliano sarebbe più tranquillo. Ricorda che solo Crispi volle il paese intero e virile e tutti d'accordo... gli saltarono addosso. Pensa che l'Italia non possa più fare una politica estera: ci vor­rebbe un Cavour e forse non basterebbe né pure il grand'uomo provviden­ziale. Ci vorrebbe un gran popolo... pronto a tutto anche alla guerra ma tutti tranne pochissimi se ne infischiano. Tra questi conviene annoverare per lo meno 500 deputati al parlamento e almeno un ministro : il ministro degli esteri . L'attacco è forte ma apre uno spiraglio: chissà che il novello Cavour, l'uomo provvidenziale non sappia comportarsi come Crispi (forse mai esaltato tanto come quell'anno) aveva voluto, e riuscire dov'era fallito.
Che nell'azione di governo si contemplasse di iniziare una nuova fase nei rapporti con la Turchia è provato dalla decisione, presa nel Consiglio dei mini­stri del 13 luglio, di mettere a riposo May or des Planches e dargli come suc­cessore un fido giolittiano: Garroni, da molti anni prefetto di Genova. I quoti­diani ne danno notizia il 20 luglio e subito scoppia una dura polemica. La no­mina di Garroni, si dice, è dovuta ad un intervento personale di Gioliti! e il
poli?'**, Unicamente perché è governala ria un iliilatore che non ama sentir parlare di politica estera e da un ministro degli esteri che manca di qualsiasi energia e volontà ?*
I) Una Mia pur marginale conferma dell'influenza che gli artìcoli del quotidiani potevano avere sul lettore medio si ha da una lettera ebe un commerciante di Genova indirizzava a Gioliti! il 10 luglio sostenendo che, data la hit nazione internazionale era venuto il momento dell'occupazione della Tripolitania . U prefetto di Genova, Gar­retti, richiestone dalla Pubblica Sicurezza, dava buone informazioni della persona (A. C. *>, Ministero Interno, Pubblica Sieuresta, Ufficia Riservalo 1911-15, Cai. A ài b, 3, f. 5>.
ti Su di Itti v. anche N. VAMMI, Saggio introduttivo a G. Giaurri, Discorsi extra­parlamentari cit., p. 60.