Rassegna storica del Risorgimento
1821 ; 1848 ; UNGHERIA
anno
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1919
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pagina
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553
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j proclami latini diretti dagli Italiani ece, 653
Del primo fa principale movente la fiducia che la cavalleresca fierezza degli ungheresi, una volta esaltata, li rimovesse dall'essere e rimanere strumenti di tirannide e di oppressione di un popolo, che era risorto a libertà, mostrandosi pronto a combattere per la propria indipendenza nazionale. E questa fiducia e la speranza che essi potessero disertare le armi che proteggevano il Duca si fondavano principalmente sul ricordo di quell'Ungheria sempre oppressa dagli Asburgo, e*che tuttavia era stata generosa verso Maria Teresa, quando essa ottenne la protezione dei cavalieri ungheresi. Il fatto, è bene ricordarlo, poiché ebbe gran parte nell' entusiasmo degli italiani, allora la storia lo raccontava cosi.
Nel 1741, durante il momento più tragico della guerra per la successione d'Austria, quando gli eserciti coalizzati contro la dinastia degli Asburgo, ne invadevano da ogni parte il territorio e minacciavano lo sfacelo della Monarchia, la giovine regina, sovrana d'Ungheria, si era presentata col figliuoletto fra le braccia davanti alla Dieta dei Magnati a chiedere aiuto ; e i Magnati, vinti dalla bellezza e dalla sventura di lei, sguainate le spade e formato l'arco scintillante, avevano pronunciato il giuramento famoso : moriamur prò rege nostro Maria Theresia . Quindi l'esercito magiaro, da cui la Monarchia fu salva.
L'episodio ebbe fortuna ; fondò la fama dei lealismo cavalleresco della nobile Ungheria, e a questo ricorsero con fede i Carbonari italiani del 1821.
Nel 1848 la critica storica ancora non ne aveva sfrondata la leggenda, rivelando le condizioni gravose alle quali i Magnati avevano patteggiato l'aiuto alla regina ; e, nella coscienza popolare, il giudizio della generosità degli ungheresi non era mutato ; anzi altri fatti e alcuni recenti, mal compresi perchè mal conosciuti, l'avevano reso più autorevole, sì che l'Ungheria apparve nemica dell' Austria, amica dell' Italia, lottatrice strenua per la libertà. A lei con altrettanta fede ricorsero i liberali del'* 48, e, per questa cagione, dopo più di cinque lustri, i Carbonari e i liberali si trovarono concordi nella stessa invocazione. Tuttavia, nel 1848, al principio ideale comune, parecchi avvenimenti avevano aggiunto altri argomenti a crescere l'eloquenza del nuovo appello e la fede che venisse ascoltato. Per ciò non ebbe esso promosvàtriee la sola rimembranza letteraria nò solo consigliere l'esempio, ma ragioni di vita e cause storiche che è utile indagare per valutarne rettamente il significato e misurarne il merito, che non fu di pura e