Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI ITALIA 1910-1911; GUERRA ITALO-TURCA 1911-1912; LIBIA
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1969
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Marcella Pitiche rie
deluso scontento, sconclusionato, irrequieto che oggi siamo, in mezzo ad un'Europa vigile e diritta nella sua azione per la dilesa dei suoi interessi e che oggi sono i suoi fini . L'Italia però è ancora ferma al dilemma espansione o piede: di casa? . Rastignac ricorda l'espansione degli altri Stati dopo il congresso di Berlino, Adua, la cessione di Cassala agli inglesi e pone chiaramente il quesito se l'Italia sia sempre la stessa; ma se essa invece crede e sente di essere di' verso, agisca e se non, non secchi il mondo con le sue querimonie e si occupi piuttosto di fare le vie nel Mezzogiorno! .
Il 20 sempre sulla Tribuna interviene nello stesso senso, col peso della sua autorità di politico e di studioso, Gaetano Mosca. In tre articoli H presentava un minuzioso bilancio dell'eventuale conquista della Tripolitania concludendo: il bilancio attivo dell'occupazione della Tripolitania non copre il passivo . Ciononostante concludeva non ci troviamo davanti ad una questione che possa essere considerata solo dal lato esclusivo del vantaggio immediato e materiale. Una nazione, come un individuo, non vive di solo pane; l'onore della bandiera, la riputazione delle sue armi valgono per essa qualche cosa. Perciò si occuperà Tripoli per mantenere alto il prestigio e non ci si dovrà accasciare alla prima grossa difficoltà . Il criterio che spinge ad agire è un criterio psicologico ... la nazione deve essere anzitutto informata che la conquista della Tripolitania non è facile né sarà molto proficua e poi deve saper interrogare la propria anima. Se l'Italia si sente al livello degli altri paesi se in questo sentimento di decoro e di orgoglio patriottico il paese saprà attingere forza e costanza, allora andiamo pure a Tripoli. Ma se domani, dopo esserci andati, dovessero cominciare le querimonie... allora restiamo pure a casa e non parliamone più: non accresciamo per carità il nostro disdoro ostentando davanti al mondo le nostre velleità impotenti e con vani paragoni cogli altri paesi .
Gli scritti di Mosca (che non era collaboratore abituale della Tribuna), ospitati pochi giorni prima della guerra, confermano l'impressione suscitata dagli altri articoli del giornale governativo, certamente ispirati dalla direzione; dopo aver suscitato tanto entusiasmo, si vuole una pausa di riflessione: l'occupazione della Tripolitania è necessaria per ragioni politiche e di prestigio, ma le imprese coloniali costano care, non si sa se dalla Tripolitania si potranno ricavare dei frutti, non ci si deve illudere in proposito. Se però si vuol fare (e si farà per non rinunciare alla posizione di Potenza) lo si faccia bene, dignitosamente, non come al tempo della guerra d'Africa.
L'opinione diffusa è che gli articoli di Mosca fossero di opposizione all'impresa. Certo Mosca conosceva la questione e non era uomo da appoggiare ed avallare le fandonie tripoline. Ma il richiamo finale alla dignità e all'amor patrio, la stessa pubblicazione sulla Tribuna mostrano entro quali precisi limiti fosse contenuta questa, più che opposizione, meditata riserva.
Mentre tutti 1 quotidiani invocano clamorosamente l'azione, il giornale gio-littiano richiamava al senso della realtà. Ormai la guerra era decisa. Tutti la preannunciavano facile e breve, ma Giolitti voleva premunirsi. L'atteggiamento del giornale doveva anche servire sia a cannare i turchi (ai quali la campagna della Tribuna non era sfuggita) sia a non irritare i socialisti che su Tripoli avevano fino allora evitato di prendere posizione.
i) Gli altri articoli di Gaetano Mosca furono pubblicati il 22 e il 23 settembre. Questi e gli altri articoli scritti dorante la guerra, furono raccolti dal MOBCB in volume, Italia e Libia, Milano, 1912.